martedì, 27 Ottobre, 2020

Un referendum nel referendum per battere il Sì

1

A pochi giorni dal voto referendario c’è solo un tentativo per far prevalere il No, quello di trasformarlo in un referendum contro l’immaturità politica grillina: “vota No se non vuoi tenerti l’esercito dei 345 parlamentari 5Stelle fino al 2023”.
Pensate, stante così le cose, diventeranno determinanti anche per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, fra poco più di un’anno.
Quindi votare No perché i pentastellati non facciano ulteriori errori per i prossimi tre anni, tra la nuova Legge elettorale e i collegi da ridisegnare. Poi, cosa volete, quello che succede succede, sempre meglio, comunque, della cattiva amministrazione a cui assistiamo tutti i giorni, e perfino la Signora Raggi che, con l’appoggio incondizionato dei pentastellati, si vuole ricandidare a Sindaco di Roma; ma i romani lo hanno capito che non è uno scherzo?
Accidenti, se anche il senatore Andrea Marcucci, Capogruppo al Senato del Partito Democratico, qualche giorno fa ha perso la pazienza contro la ministra grillina della Scuola, Azzolina, in un momento politicamente tanto delicato, è perché ha consumato le imponenti scorte di sopportazione riservate ai colleghi di governo che ritiene politicamente impreparati.
Qui non ci sono più le buone ragioni del No e le pessime ragioni del Si, spiegate, tra l’altro, anche da noti giornalisti quali Maurizio Molinari e Mauro Del Bue, ma la superficialità della proposta grillina che mira ad un taglio lineare di oltre il 30% dei parlamentari adducendo ragioni inconsistenti, come il risparmio. Risparmio che ammonta ad appena lo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana, lo sostiene l’Osservatorio dei conti di Carlo Cottarelli…mica Toninelli.
Ma se il fine era davvero ridurre le spese dello Stato, non sarebbe stato più semplice diminuire lo stipendio dei parlamentari del 50% con una Legge ordinaria?!
Anche Silvio Berlusconi, bolla il quesito referendario come “Atto demagogico”.
In assenza di un quadro di riforma articolato, il taglio dei deputati e senatori andrebbe a premiare solo la protesta: identificata in quelle scene imbarazzanti dello striscione con disegnate le poltrone che abbiamo visto strappare davanti a Montecitorio.
Una vittoria del Si al referendum farà esaltare questi “caffeomanti” che pensano di battere la povertà scrivendo una legge e fanno le riforme consultando i fondi di caffè.
Votare No, invece, significa ridimensionare i grillini e non farli più saltare sopra, dentro e fuori del parlamento italiano; che è stanco di aspettare il responso dell’oracolo della piattaforma Rousseau prima di decidere qualsiasi cosa.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

1 commento

  1. Avatar
    Paolo Bolognesi on

    Visto che qui viene ripreso il pensiero del Cavaliere, a me sembra che egli possa parlare a ragion veduta, dal momento che la Riforma costituzionale del suo Governo, ancorché non abbia poi superato il Referendum del giugno 2006, si configurava come una “revisione” organica della architettura istituzionale, che includeva pure la riduzione numerica dei membri delle due Camere, ma all’interno di un “disegno” di più ampio respiro (il che, pur in ritardo, gli andrebbe riconosciuto).

    Era cioè qualcosa di ben diverso rispetto al semplice e solo “taglio” della rappresentanza parlamentare, e forse nel comune sentire si sta ora facendo strada una nuova consapevolezza in proposito, se rispondessero al vero quelle notizie di stampa che darebbero in continua rimonta il “fronte” del NO, dopo che veniva dato fortemente e scontatamente perdente rispetto a quello del SI’ (il che autorizzerebbe a dire che adesso la “partita” può rivelarsi ancora aperta).

    Paolo B. 08.09.2020

Leave A Reply