lunedì, 17 Giugno, 2019

Un rompighiaccio per l’alternativa/ 2

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Nel precedente articolo “un rompighiaccio per l’alternativa” ho accennato alla fragilità culturale del PD se vuole andare oltre la semplice dizione-auspicio di essere un punto di forza e di aggregazione e non di annessione come esplicitamente proclamato e perseguito con l’ubriacatura della vocazione maggioritaria. Siamo nella morsa di un campo ghiacciato dall’incomunicabilità tra le forze in campo, una sorta di deserto dei Tartari dove la sospensione di ogni analisi razionale viene colmata dall’irrazionalità emotiva che rifiuta la complessità dei problemi, la sfida della globalizzazione e si rifugia nell’indicazione di un nemico su cui scaricare le tensioni, meglio se vicino a portata di mano, contro il quale esaltare il principio della legittima difesa. Di qui l’esigenza di dotarsi di una forte lama affilata in grado di aprirsi la strada nel ghiaccio dell’isolamento, quello per capirci che partorisce connubi contro natura come il governo giallo-verde ed i suoi frutti avvelenati.

Qual è il mastice che finora, e chi sa quanto ancora, tiene in vita un siffatto ircocervo contro-natura? La fame di potere, ragione prima per non spartirlo con le forze strutturate più abili a gestirlo, una valutazione che si spinge fino a fare tabula rasa della democrazia rappresentativa, a fare terra bruciata di ogni competenza acquisita perché ritenuta inquinata. Giudizio esagerato ed interessato? Se i teorici gestori del nuovo che avanza annunciano le loro certezze come la fine ormai prossima della democrazia rappresentativa e possibile alternativa ricorrere all’estrazione a sorte dei rappresentanti del popolo, ed ancora col limite dei due mandati evitano la conseguenza che se avranno imparato qualcosa diventeranno pericolosi per la democrazia non diretta ma etero diretta attraverso le piattaforme ad hoc, non c’è bisogno della demonizzazione-veto di Renzi per non confrontarsi con i pentastellati perché l’agenda non potrebbe non prevedere come prioritaria in assoluto la tutela di una democrazia partecipata e non etero diretta.

A questo punto è un dovere morale prima che politico mettere in azione il rompighiaccio del confronto per liberare i cittadini preda di flautisti magici e chieder loro un apporto dal basso di crescenti autonomie in grado di traguardare a governi mondiali democratici capaci di fronteggiare la sfida climatica con le sue conseguenze suicide contro il prevalere di potenze mondiali senza confini come quelle della finanze, delle scienze applicate e della tecnologia se svincolate da valutazioni morali sulla sorte dell’umanità, comunità e singoli.

Roca

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