sabato, 15 Agosto, 2020

Un rompighiaccio per l’alternativa

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Confortati dall’esito delle europee i componenti del campo di forze di centrosinistra devono farsi carico in primo luogo degli interessi preminenti del Paese e, funzionali ad essi, di quelli del sistema politico perché sia in grado di far fronte a sfide vecchie e nuove. Il blocco del sistema politico, privo com’è di un’alternativa agibile, nasce da una maggioranza inadeguata ad individuare le priorità (compatibili tra loro e non la sommatoria dei reciproci impegni elettorali spesso conflittuali) e le modalità per rapportarsi con gli interlocutori europei In maniera costruttiva e solidale.

Bisogna sgombrare il campo dall’armamentario esasperato della campagna elettorale a partire da quel Salvini che ha visto fallire lo schieramento sovranista ma insiste sugli stessi toni rischiando di isolare ancor più l’Italia in quel consesso europeo di cui è stata cofondatrice e che ora la vede fanalino di coda nella tanto auspicata ripresa. La gravità della linea-Salvini va ben oltre la materia del contendere, ma priva di sbocchi rimanda a quell’altro campione dello sfascismo che è il Presidente USA, che si permette in visita ufficiale a Londra di esaltare la Brexit e la rottura definitiva con la UE,garantendo, bontà sua,un rapporto privilegiato. A ben riflettere questo disegno di disgregazione,seppure in modo diverso,è quello stesso perseguito da Putin. Una linea arretrata è quella di chi all’opposizione sta a guardare come vanno a finire le convulsioni nella maggioranza e non si fa carico di mettere in campo un disegno strategico in grado di incidere sulle vistose crepe apertesi nella maggioranza e sancite ufficialmente con il ribaltamento dei pesi politici tra i due partiti al governo.

Il sistema politico appare sempre più come un campo ghiacciato dall’incomunicabilità tra forze e dentro di esse che hanno dei comuni obbiettivi accantonati per il prevalere degli accordi di potere specie per la spartizione del sotto governo ancora da completare. Un ampio campo di forze come quello auspicato e promosso da Zingaretti se non predispone un rompighiaccio programmatico sia per l’interno che per l’esterno, specie se con elezioni anticipate, rischia di inaugurare,come in Spagna, una serie di votazioni anticipate e sterili a caro prezzo per il Paese. Qualche esempio a partire dal PD. E’ indubbio che due punti di riferimento e di sostegno per Zingaretti sono Mattarella e Gentiloni, che nei loro rispettivi incarichi hanno avuto il sostegno decisivo di Renzi. Se questo è un indubbio merito come si fa non riconoscere altri risultati, che molti oggi si pentono di aver concorso a cancellare.

Possibile dimenticarsi e non fare almeno un cenno sul fatto che Renzi era riuscito a strappare, a una destra sempre contraria, quel ballottaggio che a chiusura dei seggi proclamava il vincitore responsabile de governo senza più l’alibi degli impedimenti altrui? Ed ancora, di storico rilievo,come in tutta Europa, era cosa da poco un governo legittimato dal rapporto con una sola Camera,evitando il ping-pong, evocato per giustificare il ricorso necessitato ai voti di fiducia a raffica esautorando l’apporto sia della minoranza che della maggioranza? Non sono vicende da seppellire nell’oblio ma occasioni mancate da rilanciare preliminarmente ad ogni accordo di governo per dare stabilità istituzionale al Paese.

Il rompighiaccio dell’incomunicabilità pregiudiziale, oltre a quell’interna al PD, tra tutte le forze politiche del Paese richiede una riflessione a seguire in un prossimo articolo.

Roca

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