mercoledì, 5 Agosto, 2020

Un saggio di Eugenia Scarzanella. La Fiat in America latina (1946-2014)

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L’editore fiorentino Goware pubblica (pagine 256, Euro 19,9 ) un saggio di una storica, docente dell’Università di Bologna, Eugenia Scarzanella, in cui vengono ripercorsi alcuni momenti della storia della Fiat in America Latina. Al centro sono, dunque, le fabbriche, gli operai e i dirigenti.
La destinazione delle automobili in questa area si spiega con la presenza di una forte emigrazione italiana. In questo emisfero si era concentrata la maggior parte di quanti lasciavano l’Italia per ragioni di lavoro e, su scala minore, politiche. Si può quindi, parlare,come fa l’autrice, di una espansione di tipo quasi “coloniale” che ebbe luogo con l’apertura dei primi stabilimenti di produzione, cioè nel primo dopoguerra.
Nella metà degli anni Cinquanta in Argentina venne creata la Fiat Concord. Ebbe un carattere che va segnalato. Infatti nel giro di appena dieci anni essa superò, per quanto concerne il volume di produzione, le maggiori case automobilistiche dell’Europa e anche degli Stati Uniti. Nacque così, e si affermò, un vero e proprio stile italiano nel mercato di questi prodotti.
La crisi di Fiat Concord ebbe luogo tra il 1972 e il 1976. Le due date indicano due avvenimenti cruciali. Da un parte il rapimento e l’uccisione di del suo principale dirigente Oberdan Sallustri, e dall’altra il golpe militare. Erano saltati gli equilibri di sicurezza e di stabilità che indussero Torino ad abbondonare l’Argentina.
Produzione ed esportazioni si rivolsero al Brasile dove nacque la Fiat Automoveis. Ma non furono anni facili sia perla maggiore concorrenza incontrata sia per le difficoltà politi che.
Bisognerà aspettare l’avvio del pro cesso di globalizzazione, negli anni Novanta del XX secolo perché la situazione migliorasse. Mentre in Argentina la Fiat cedette i suoi stabilimenti al gruppo Macri, su scala del territorio brasiliano venne adot ttato il progetto della world car.

 

blankL’Avanti ha chiesto alla Prof. Scarzanella una sinossi del volume.
L’Italia del secondo dopoguerra conosce una nuova ondata emigratoria verso l’America Latina, che durerà fino all’inizio degli anni Sessanta. Per la prima volta, da quando Luigi Einaudi lo aveva proposto nel 1900, nel volume Il principe Mercante, capitale e lavoro italiano si muovono contemporanea mente verso l’Argentina, il Brasile, il Venezuela. Piccole e medie imprese e multinazionali cercano di approfittare delle facilitazioni dei governi locali, interessati a promuovere l’industrializzazione, e della presenza di un mercato etnico, rappresentato dalle vecchie e nuove collettività italiane.
Nel primo capitolo del libro descrivo questo duplice fenomeno, che coinvolge circa 880.000 emigranti e un nutrito gruppo di imprese, tra cui multinazionali pubbliche e private come ENI, Pirelli, Fiat, Techint.
Nel secondo capitolo racconto l’insedia mento di Fiat in Argentina con la creazione di una fabbrica di trattori a Cordoba durante il governo di Peron e il successivo avvio della produzione di auto con il governo di Frondizi.
Nel terzo capitolo traccio il percorso di Fiat Concord da azienda leader con 20.000 addetti , e una rete ampia di fornitori e concessionari, spesso di origine italiana, ad azienda tormentata da conflitti sindacali e bersaglio del terrorismo. Questo periodo culmina nel 1972 con l’assassinio del suo maggior dirigente: Oberdan Sallustro, il breve ritorno di Peron al potere e la dittatura militare del 1976.
Nel quarto capitolo traccio un profilo di tre dei principali dirigenti di Fiat Concord: Aurelio Peccei, Oberdan Sallustro e Luchino Revelli. Sono i protagonisti principali, ma anche altri dirigenti , tecnici ed operai specializzati partono da Torino per andare a costruire la Fiat in Argentina.
Nel quinto capitolo racconto la storia di FIASA, la Fiat brasiliana. Nata nel 1973 come tentativo di uscire dal caos argentino non riuscirà inizialmente a ripetere la storia di successo della Fiat Concord, ma diverrà, dalla fine degli anni Novanta, il vero motore della presenza latinoamericana di Fiat.
Nel sesto e ultimo capitolo considero il processo di internazionalizzazione di Fiat in America latina che riguarda, oltre all’Argentina e il Brasile, anche Cile, Colombia, Venezuela, Perù, Uruguay, Messico. Sottolineo il passaggio dall’internazionalizzazione a una vera e propria globalizzazione, che riguarda tutti i mercati emergenti. Questo passaggio avviene con l’abbandono del modello fordista e l’adozione (a partire dal progetto della Palio) del modello toyotista.
In conclusione accenno al ruolo di Fiat nella cultura dell’automobile in America latina, ai suoi modelli iconici (la 600, la 126) e al legame, promosso dall’azienda, tra marchio e italianità.

 

Redazione Avanti

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