venerdì, 23 Agosto, 2019

Carlo Pisacane,
socialista risorgimentale

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Carlo PisacaneL’ideologia socialista sta attraversando un periodo di revisionismi e rivendicazioni, non solo a livello internazionale ma anche in Italia. Cosa si può fare dunque per unire in una solo famiglia i socialisti italiani? Certamente riscoprendo i protagonisti e i personaggi che hanno contribuito a forgiare migliaia di militanti nel corso di centottant’anni. Carlo Pisacane ha avuto un ruolo determinante sia a per sollevare popoli contro regimi autoritari sia per lasciare ai posteri un messaggio: combattere e liberare gli oppressi per un futuro migliore.

Carlo Pisacane nacque a Napoli il 22 agosto 1818 dal duca Gennaro Pisacane di San Giovanni e da Nicoletta Basile De Luna, appartenente a una famiglia aristocratica decaduta. L’infanzia di Pisacane trascorse tra gli agi e una educazione altolocata. A dodici anni entrò nella Scuola Militare di San Giovanni a Carbonara e poi al Collegio Militare della Nunziatella. Nonostante la rigidità imposta dagli istituti militari d’élite del Regno borbonico, Pisacane era un fervente idealista e appassionato di letteratura e filosofia. Innamoratosi della moglie del cugino, Enrichetta De Lorenzo, fuggì con essa a Marsiglia destando scalpore nei salotti dell’aristocrazia napoletana. Si spostò in seguito a Londra e Parigi. In quest’ultima città entrò in contatto con importanti scrittori tra cui Alexandre Dumas padre, Victor Hugo, Alphonse de Lamartine e George Sand. Tra le sue letture vi erano anche gli scritti del repubblicana Giuseppe Mazzini, figura cruciale del movimento risorgimentale italiano.

Si arruolò nella Légion Etrangére apprendendo tattiche e strategie militari utili alla guerriglia urbana. Nel 1848 si congedò per prendere parte all’insurrezione contro Luigi Filippo d’Orléans, il quale abdicò al trono. Fervido sostenitore di ideali egualitari andò in aiuto alla città di Milano, insieme a Carlo Cattaneo, assediata dagli austriaci. Conclusasi l’avventura milanese si arruolò nell’esercito regolare piemontese prendendo parte in prima fila alla prima guerra d’indipendenza italiana contro l’Austria per liberare il lombardo-veneto. Terminata la fallimentare impresa anti-austriaca per finalizzare l’unità d’Italia, Pisacane si trasferì a Roma dove insieme ad Aurelio Saffi, Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi fondarono la Repubblica Romana. Tuttavia la Repubblica durò ben poco, dal 9 febbraio 1849 al 4 luglio dello stesso anno. Infatti il papa Pio IX era stato aiutato da francesi ad espugnare la città eterna. Catturato e arrestato il 3 luglio 1849, il patriota fu imprigionato a Castel Sant’Angelo. L’amarezza della sconfitta fu grande e vagò nuovamente in Europa, prima Losanna e poi a Londra.

Proprio nella capitale inglese Carlo Pisacane si avvicinò al socialismo utopistico e libertario. Fondamentale fu lo studio dei saggi economici di Karl Marx e del Manifesto del Partito Comunista(tale opera non influenzò gli intellettuali risorgimentali italiani), oltre che l’approfondimento del pensiero di Proudhon e Fourier. Il periodo che va dal 1849 al 1854 è fecondo per la nascita di una coscienza socialista nell’animo di Pisacane, il quale rielaborò in chiave nazionale il nascente movimento socialista. Pisacane voleva una rivoluzione sia nazionale, in grado di unire l’Italia, sia anti-borghese, fatta cioè da contadini e operai per instaurare uno Stato socialista e federalista, dove ci sarebbe stata quella che lui definiva “eguaglianza materiale”. Spesso ripeteva “schiavitù o socialismo: altra alternativa non v’è”. Il popolo italiano, e non le classi dirigenti degli Stati pre-unitari, doveva liberarsi e spezzare le catene di secoli di ingiustizie e angherie.

In particolare Pisacane pensava allo scoppio di una rivoluzione in chiave nazionale nel Sud Italia, dove erano presenti contadini che vivevano in condizioni misere ed erano ben noti gli enormi latifondi in mano a baroni, aristocratici e monasteri. Era necessario sollevare il popolo contro quella classe che aveva per lungo tempo approfittato del lavoro di centinaia di migliaia di braccianti. Nei piani di Pisacane, una volta unificata l’Italia, egli teorizzava che a ciascun cittadino fosse garantito il frutto delle sue fatiche e che quindi ogni tipo di proprietà privata fosse abolita ma che venissero create proprietà collettive di fabbriche e terreni agricoli.

Nel suo “Saggio sulla Rivoluzione” sottolineava come l’unità d’Italia non dovesse compiersi sotto gli stendardi della dinastia Savoia, la quale avrebbe proseguito la dominazione della classe proletaria italiana come avevano fatto fino a quel momento l’Austria e il Regno delle Due Sicilie. Fervente patriota e rivoluzionario, Pisacane pianificò la guerriglia nel Sud Italia avvalendosi della sua frequentazione giovanile di accademie militari e alla sua breve ma intensa permanenza nella Legione Straniera. È qui che nasce l’idea della Spedizione di Sapri.

Carlo Pisacane e altri mazziniani sbarcarono il 26 giugno 1857 a Ponza dove liberarono 323 detenuti e poi, sventolando il tricolore verde, bianco e rosso, arrivarono a Sapri. La Spedizione era stata annunciata ma nessuna massa di rivoltosi accolse Pisacane e gli altri patrioti. Anzi. Il gruppo trovò la resistenza della popolazione locale, la quale era stata informata dalle autorità borboniche che una banda di delinquenti e galeotti avrebbe portato violenza e tumulti tra le loro case. I contadini dunque si rivoltarono contro l’ignaro gruppo capeggiato da Pisacane, molti dei quali perirono o furono catturati. Pisacane riuscì a fuggire a Sanza dove si suicidò per non cadere nella mani dell’esercito di Ferdinando II e ad una umiliante condanna a morte da parte di quel regime che intendeva distruggere. Il 2 luglio 1857 moriva così uno dei primi socialisti della storia italiana.

Gli scritti di Pisacane sono: Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49, Saggi storici-politici-militari sull’Italia e il già ricordato Saggio sulla rivoluzione. Inoltre fondò il periodico “La parola libera”. Il progetto di Pisacane prevedeva una vera e propria rivoluzione sociale attuando riforme agrarie, abolendo la proprietà privata e ponendo fine all’economia capitalista, causa della debolezza e dell’inerzia del popolo italiano. Il sogno socialista di Pisacane era vedere unita l’Italia in una libera società egualitaria. Il socialismo italiano deve prendere spunto da patrioti come Carlo Pisacane.

Manuele Franzoso

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