martedì, 7 Aprile, 2020

Una “Colonna” socialista, Carlo Alberto Rosselli

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Roma, Via delle Convertite 21, 16 novembre 1899. Viene alla luce, da una famiglia ebraica toscana, una di quelle “Colonne” che di lì a poco, nel periodo più oscuro della storia del nostro paese, avrebbe sostenuto insieme ad altre il “tempio” dell’ideale socialista: Carlo Alberto Rosselli, una spada avvolta dalle fiamme della giustizia e della libertà.
Carlo cresce in una famiglia di artisti e attivisti repubblicani, sia il padre Giuseppe Emanuele, compositore, sia la madre Amelia Pincherle, rinomata autrice teatrale, avevano partecipato infatti alle vicende del Risorgimento italiano.
Dal temperamento appassionato e portato all’azione, ma nel contempo fortemente attratto dalla speculazione teorica, sin da giovane Rosselli non vive un percorso formativo lineare e impegna la sua mente nella stesura del foglio di propaganda “Noi giovani”, intriso d’amore incondizionato per l’umanità e da forte interventismo democratico.
Durante l’estate del 1917 si arruola nel 2° Reggimento Alpini, ottenendo il grado di tenente nel 1919 e il congedo definitivo nel 1920.
Tornato alla vita civile, Carlo riprende gli studi laureandosi a Firenze in scienze politiche nel 1921.
In questo periodo di forte attivismo politico si avvicina sempre di più agli ideali socialisti sotto la guida di Gaetano Salvemini, feroce critico del malcostume politico, che aveva in quegli anni affamato il mezzogiorno.

Nel 1922, in occasione del XIX congresso del PSI, Carlo, di chiara corrente riformista, si schiera con gli espulsi Filippo Turati, Claudio Treves, Giuseppe Modigliani e Giacomo Matteotti, che fondano il Partito Socialista Unitario.
Nel 1923 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Siena e nel luglio del 1924 pubblica nel giornale ”Critica Sociale” l’articolo “Liberalismo Socialista”, in cui presenta il suo maturato pensiero politico. Successivamente, Carlo si reca in Inghilterra, dove frequenta la prestigiosa London School of Economics e la Fabian Society, nelle quali studia le teorie socialiste non marxiste più affini alla corrente del socialismo liberale, mettendosi a stretto contatto con gli ambienti laburisti inglesi, rafforzando così la sua idea di socialismo non marxista e non classista.
Nel febbraio dello stesso anno, al suo ritorno, inaugura la sua collaborazione con il PSU, scrivendo per la rivista giovanile “Libertà” un articolo introduttivo al movimento laburista inglese. Pochi mesi dopo, una lacrima scarlatta dà vita al Flegetonte di vittime per mano dei fascisti: la lacrima è il parlamentare Giacomo Matteotti.

Il tragico evento spinge Rosselli ad iscriversi ufficialmente al PSU e la successiva distruzione e chiusura del “Circolo di Cultura” di Salvemini da parte delle forze fasciste non arresta affatto la sua determinazione politica e morale. Egli prende così parte alla fondazione del foglio clandestino “Non Mollare”, con la partecipazione del fratello Nello e dei compagni Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Nello Traquandi e Dino Vanucci.

Dopo varie denunce, la repressione e la dispersione degli ideali del foglio e dei loro membri fondatori da parte degli squadristi, il rapace fascista si avventa ferocemente su casa Rosselli, a Firenze, dove si nascondeva in fuga Salvemini.
La casa viene rasa al suolo e Carlo risponde all’attacco in una lettera al giornalista Giovanni Ansaldo dichiarando: ”Io sono di ottimo umore e l’altra sera ho financo bevuto alla distruzione compiuta! Se i signori fascisti non hanno altri moccoli, possono andare a dormire: aspetteranno a lungo la mia rinuncia alla lotta”.

La vita e il lavoro di Rosselli iniziano così ad essere fortemente ostacolate dal regime, che come una miasmica nebbia avvelena ogni tentativo di rivolta, come ad esempio la chiusura della rivista “Il Quarto Stato”, fondata insieme al grande Pietro Nenni.
A non farsi corrodere è però la determinazione di Carlo, che nel 1925 fonda, con Claudio Treves e Giuseppe Saragat, il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, sostituto del PSU, sciolto da Mussolini dopo l’attentato da parte di Tito Zaniboni, allora membro del partito.
Alla fine del 1926 organizza con Sandro Pertini ed altri importanti collaboratori un piano per l’espatrio di Filippo Turati in Corsica, partendo con un motoscafo da Savona, ma al ritorno dalla coraggiosa azione viene arrestato dalle camicie nere e infine inviato al confino a Lipari in attesa di processo.

L’autodifesa di Carlo Rosselli in tribunale recita: “Il responsabile primo e unico, che la coscienza degli uomini liberi incrimina è il fascismo, che con la legge del bastone, strumento della sua potenza e della sua Nemesi, ha inchiodato in servitù milioni di cittadini, gettandoli nella tragica alternativa della supina acquiescenza o della fame o dell’esilio”.
La condanna definitiva, a causa delle leggi speciali, fu di 10 mesi di reclusione e 3 anni nuovamente in confino a Lipari, dove venne raggiunto dalla moglie Marion Cave, laburista inglese conosciuta pochi anni prima e dal piccolo figlio Giovanni.
Già allora Carlo pianificava la sua fuga.
Il 27 luglio del 1929, con l’aiuto di Salvemini da Parigi, riesce a fuggire insieme a Fausto Nitti ed Emilio Lussu, raggiungendo la Francia; sarà proprio insieme a questi ultimi a fondare il movimento antifascista “Giustizia e Liberta”.

Pubblica nello stesso anno “Socialisme liberal”, una critica violenta al marxismo definito “ortodosso”, abbattendo la pietra considerata “angolare” dalla maggioranza degli schieramenti politici socialisti dell’epoca.
Il socialismo liberale viene caratterizzato da Rosselli come una creativa sintesi della tradizione revisionista, democratica e riformista ed il socialismo non marxista, libertario e decentralista, contenente una dirompente artiglieria contro lo stalinismo della Terza Internazionale, che celava nella sua ideologia ciò che viene da Carlo definito come un “social – fascismo”, violento ed autoritario.

Giustizia e Libertà aderì immediatamente nel 1931 alla Concentrazione Antifascista, Rosselli aveva infatti previsto l’inevitabile inizio di una guerra con l’avvento della Germania nazista e spinse per una rivoluzione preventiva volta al rovesciamento degli strazianti regimi nascenti.
L’aiuto della spada infiammata arriverà fino in Spagna, nel 1936, dove scoppia una tremenda guerra civile tra l’esercito filo-monarchico e il legittimo governo repubblicano del Fronte Popolare. Rosselli critica aspramente l’immobilismo francese e inglese, che contribuì passivamente all’inferiorità numerica dei repubblicani trovatisi a fronteggiare un Francisco Franco supportato dai fascisti e dai nazisti.
La prima battaglia affrontata dalla Colonna Italiana è sul fronte aragonese, nei dintorni della città di Huesca, devastata dai bombardamenti e dalla continua guerriglia urbana, un fronte agguerrito composto anche da esuli ed anarchici italiani con al comando proprio Carlo Alberto Rosselli.
Celebre è il discorso alla stazione di Radio Barcellona il 13 novembre del 1936, dove Rosselli pronuncia la frase simbolo della lotta antifascista italiana: “Oggi qui, domani in Italia”.
A causa dei frequenti contrasti e della disobbedienza del gruppo anarchico, Carlo si dimetterà nel 1937 dal comando per fondare il battaglione Matteotti, in onore del suo sacrificio.
Il 9 giugno dello stesso anno, durante un periodo di soggiorno a Bagnoles-de-l’Orne, in Normadia, in compagnia del fratello Nello, viene fatto scendere dalla sua autovettura con la scusante di un’identificazione, ma la tragedia si consuma ferocemente.
Raggiunti dalle raffiche di fuoco dei “cagoulards”, miliziani della Cagoule, estrema destra francese, i due fratelli si accasciano al suolo senza vita e la fiamma della speranza sembra spegnersi per sempre.

Gli uomini, inviati dall’ OVRA, servizi segreti fascisti sotto il comando di Galeazzo Ciano, sparirono nell’ombra, impuniti dopo numerosi processi.

Dopo una prima sepoltura al Père Lachaise, cimitero monumentale di Parigi, le salme vennero traslate in quello di Trespiano a Firenze, dove un ormai anziano Salvemini, alla presenza del presidente della Repubblica Luigi Einaudi, tenne un solenne discorso
su ciò che eroicamente i Rosselli avevano portato avanti, senza mai chinare il capo dinanzi alla paura: la libertà.

La tomba riporta il suo simbolo, la spada di fiamma, emblema di Giustizia e Libertà e l’epitaffio, scritto da Piero Calamandrei che riporta:
“GIUSTIZIA E LIBERTA’ PER QUESTO MORIRONO PER QUESTO VIVONO”.

Carlo Alberto Rosselli era, è e sarà una “Colonna” del socialismo, una “Colonna” italiana, una “Colonna” dell’antifascismo internazionale, un uomo politicamente proiettato nel futuro. Egli aveva compreso che soltanto attraverso la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come della collettività, si potesse raggiungere il fine ultimo del socialismo, collocandosi di diritto nell’Olimpo dei primi revisionisti, tra coloro che come lui avevano intravisto la verità di una minaccia tirannica nel comunismo sovietico, strappando quella divisa insanguinata alla sinistra e rivestendoci di quel che adesso chiamiamo socialismo.
Che questi nobili ideali rinascano dalle ceneri in un’immortale fenice è solo compito nostro.


Emmanuel Zappulla

Fgs Circolo Carlo Rosselli Roma

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