venerdì, 20 Settembre, 2019

Una gestione dilettantesca della crisi

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Non fosse per un clima ferragostano che sta facendo declinare l’agosto tra spiagge e feste, ancorandoci a una realtà che non si trascende, si potrebbe dire che questa crisi di governo, o crisetta di governicchio, sia stata come un brutto sogno di una notte di mezza estate. Credo che mai, come in queste ultime settimane, la nostra povera Italia abbia assistito alla mediocrità di una classe politica incapace di gestire tempi, modi e comunicazione di una maggioranza in frantumi, una maggioranza che già non aveva dato bella prova di se, e che ora denota in modo deflagrante tutte quelle contraddizioni che avevamo a più riprese sottolineato e che i fatti stanno dimostrando come fondate, reali, chiarissime. In tutto questo, continuano gli eventi imbarazzanti. La Lega sfiducia il governo di cui fa parte ma non ritira i ministri; il premier Conte, agganciato alla poltrona a doppia mandata con tanto di super attack sotto il sedere, che ordina a Salvini di aprire i porti ai poveri disgraziati minori della nave ong e il Salvini, che deve aver preso molti colpi di sole, che obbedisce all’ordine con rammarico, evidenziando una tragedia farsesca che ritengo non sia degna di un paese serio.

Ah già, in tutto questo, il leader leghista non ha affatto brillato per le scelte degli ultimi giorni (tempi della sfiducia, marcia e retromarcia su Roma, apertura al Berlusca e rientro all’ovile) e rifugia la sua personale crisi mistica nell’unico argomento di cui è padrone: l’immigrazione, dando sfogo ai mal di pancia di un popolo sempre meno coesi. Girava addirittura voce in Toscana che Renzi, ringalluzzito dalle cappelle del ministro lumbard, abbia detto a qualcuno vicino a Salvini che questa volta gli ha fatto il cucchiaio alla Totti: gol e portiere sbertucciato, senza pensare, magari, che più che un gol potrebbe aver fatto un autogol al suo partito disorientato, perso tra le correnti di un mare piatto come un encefalogramma di un morto.

Ma la cosa più drammatica di questa estate, e di questa crisi, è che il paese assuefatto tace, non protesta, non si scandalizza; e rinuncia così a esercitare il suo diritto di critica che è una delle essenze stesse della democrazia. Mentre si inseguono le teorie da dilettanti allo sbaraglio, gli accordi che richiamano al trasformismo, e pare quasi che ci siamo dimenticati che siamo in una repubblica parlamentare con due camere elette con una legge proporzionale, c’è chi vuol votare subito, per restituire potere di scelta agli italiani, chi non vuole votare, per salvare gli italiani dall’aumento dell’iva, chi vuole la grande coalizione, chi è disposto a rinnegare offese e insulti (ma fu così anche al momento della formazione di questo governo) per fare una maggioranza nuova chi, addirittura, e sarebbe il dramma più avvilente per questo paese, sarebbe persino disposto a vedere premier Di Maio.

Insomma, grazie a un branco di dilettanti allo sbaraglio, ci siamo messi in un garbuglio da cui potrebbe tirarci fuori solo un avvocato di manzoniana memoria. Non ci resta che cercare un faro o ancorarci al miracolo di un santo. E allora, san Mattarella, salvaci tu!

Leonardo Raito

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