giovedì, 19 Settembre, 2019

Una Italia incompiuta fa tremare i campioni irlandesi

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Non è mai semplice comprendere esattamente qual è la vera linea di demarcazione tra i meriti dell’uno e le mancanze dell’altro. Così la migliore Italia da anni, illude per il primo tempo per poi cedere ad una ordinaria Irlanda nella ripresa. Sì perché all’Olimpico finisce 16 a 26 per gli ospiti una ghiotta, quanto inaspettata, occasione di rivalsa per gli Azzurri. Per i primi quaranta minuti giocano alla pari la quindicesima e la seconda del Mondo, e l’Italia chiude la prima parte del match in vantaggio, a ragione, per 16 a 12. Poi, come un incubo, riaffiorano tutti i limiti conosciuti e l’atavica assenza di “istinto assassino” azzurro, che troppe volte non ha concesso di sferrare il colpo fatale. Basta poco ai Verdi per ribaltare le sorti dell’incontro. Senza strafare, quella di ieri non appare propria una Irlanda in grado di farlo, alzano leggermente ritmo e velocità, chiudono la serie di banali errori, la smettono con abbagli, malintesi, inesattezze e di scaraventare palle alla “viva il parroco”, ci metti anche un arbitraggio amico q.b., ed il gioco è fatto. Due mete irlandesi, ai minuti 50 e 66, e tutti i sogni si squagliano come un gelato al sole con i zero punti in attivo del secondo tempo. Azione, reazione, causa ed effetto. I ragazzi di O’Shea tengono fisicamente ma oltre a coraggio e orgoglio non hanno null’altro nel catalogo da contrapporre archiviando la ventesima sconfitta consecutiva del Torneo. E’ vero, siamo di fronte all’ennesima incompiuta ma, almeno da questi ottanta minuti, la proiezione è diversa. Gli Azzurri non si sono fatti mancare papere puerili, manovre imbranate e sprechi imperdonabili ma non rimane il consueto retrogusto di quella nazionale spenta, senza carica, troppo spesso rinunciataria all’antitesi con lo spirito del rugby. Parisse è un gigante ma mettete via l’idea che in sua assenza è una squadra di orfanelli abbandonati. Steyn è, dal gesto meno elegante del capitano ma dalla ruvidità a volte più produttiva per l’economia della squadra, il degno sostituto, Hayward una guida sicura, Il rientro di Tibaldi in mediana di buon spessore fa ben sperare, Ruzza una giovane certezza ormai inamovibile. Ancora due belle mete realizzate con Morisi e Padovani, quest’ultimo che pare abbia trovato all’ala la sua posizione, fanno accantonare la sindrome di sterilità. Poi Conor O’Shea nella conferenza stampa dopo partita nel suo lessico maccheronico, oltre a ribadire orgoglio e fiducia incondizionata nella squadra, non si limita al : “Dobbiamo costruire il nostro futuro “little by little”, ma va oltre ed in modo esplicito denuncia la difficoltà del rugby italiano per la drammatica mancanza di strutture. Se lo sottolinea il “Capo Allenatore” della nazionale allora qualcosa veramente sta cominciando a bollire nella pignatta. Questa sì che è una luce in fondo al tunnel.

15 Hayward 14 Padovani 13 Campagnaro (31′ st Castello) 12 Morisi 11Esposito 10Allan (33′ st McKinley) 9 Tebaldi 8 Steyn 7 Mbandà (3’st Zanni) 6 Tuivaiti (11′ st Sisi) 5 Budd 4 Ruzza 3 Ferrari (11′ st Pasquali) 2 Ghiraldini 1 Lovotti (20′ st Traoré). HC O’Shea
A disposizione: Bigi, Palazzani.

15 Kearney 14 Earls 13 Farrell 12 Aki (12′ pt Conway) 11 Stockdale 10 Sexton (37′ st Carty), 9 Murray (31′ st Cooney) 8 Murphy 7 O’Brien 6 O’Mahoney 5 Roux (18′ st Henderson) 4 Dillane (dal 30′ al 40′ pt Henderson) 3 Furlong (22′ st Ryan) 2 Cronin (8′ st Scannell) 1 Kilcoyne (22′ st McGrath) HC Schmitd

A disposizione: Van Der Flier.

Marcatori: 11′ pt meta Roux tr. Sexton, 20′ e 26′ cp Allan, 21′ meta Stockdale, 33′ meta Padovani, 38′ meta Morisi; 10′ st meta Earls tr. Murray, 26′ meta Murray tr. Murray

Arbitro: Jackson (Nz).

RugbyingCalss di Umberto Piccinini

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