domenica, 21 Aprile, 2019

Una Linea soft per “orbanizzare” l’Europa

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L’Europa è malata e in crisi. Ce lo raccontano da tempo, ma tra poco più di due mesi lo toccheremo con mano. La crescita dell’Alt Right, dopo il successo negli USA di Trump, sembra inarrestabile anche nel vecchio continente. Del resto, se il sistema è andato in frantumi, i cocci del rancore, della vendetta nei confronti dell’establishment, dell’impotenza e della paura aspettano solo di essere raccolti da qualcuno.

I profeti della globalizzazione e della New economy, negli anni Novanta, promettevano che l’apertura a nuovi mercati globali, la finanziarizzazione dell’economia e la privatizzazione del welfare state avrebbero rappresentato un’opportunità di crescita e prosperità per il ceto medio. La crisi strutturale dei ceti medi, sempre più impoveriti e precarizzati, ci racconta oggi un’altra storia. Le difficoltà oggi attraversate dalle democrazie mature originano dall’incapacità da parte del sistema politico di detenere il primato sull’economico. Così come è vero che, seppur in un contesto di disintermediazione favorito dalla rete e di spettacolarizzazione della politica alla costante ricerca di audience, la democrazia rappresentativa si rivela sempre più incapace di dar ascolto alla voce dei cittadini, preferendo piuttosto quella della governance finanziaria internazionale. E’ quello che Colin Crouch ha chiamato “post-democrazia”, scenario che oggi appare inequivocabile nel momento populista che stiamo attraversando, nel quale si susseguono proclami politici di riscossa, appelli propagandistici al cambiamento e campagne di marketing politico a colpi di like, preparate a tavolino.

Ecco, quindi, che la “sovranità”, democratica anzitutto, diviene un feticcio. Declinata sotto forma di sovranismo, si insinua nei meandri della crisi della democrazia rappresentativa. E lo fa, cercando di riportare le lancette della storia indietro di trent’anni, quando i capitali erano per lo più nazionali e non si muovevano da un Paese all’altro, quando l'”identità” di un popolo non era costretta a fare i conti col multiculturalismo e con l’immigrazione globale, quando le banche centrali erano sovrane e stampavano moneta senza tener conto di diktat monetari sovranazionale, quando la divisione sociale del lavoro coincideva con le disparità di genere e la famiglia – bianca ed eterosessuale, of course – era un’istituzione inviolabile. insomma, un ritorno al tanto vituperato – dal Sessantotto prima, dal capitalismo globale poi – Dio; Patria e Famiglia.

All’insegna del motto thatcheriano “non ci sono alternative”, centrosinistra e centrodestra che ovunque in Europa si sono alternati per oltre un ventennio  hanno coniato le stesse parole d’ordine e le stesse politiche: austerità e anti-keynesismo, controllo della moneta attraverso meccanismi deflattivi, privatizzazioni del welfare (scuola, sanità, servizi pubblici), precarizzazione del lavoro, riduzioni delle tutele sociali e previdenziali, creazione di mercati competitivi e concorrenziali (soprattutto per i lavoratori senza più garanzie costretti a competere globalmente con la manodopera a basso costo), sgravi fiscali per transazioni finanziarie, banche e capitali internazionali.

Oggi, Macron e Merkel rappresentano gli avamposti a difesa dell’establishment neoliberale dalla minaccia dell’avanzata del sovranismo che, a parte alcune eccezioni rilevanti (Melenchon ad esempio), sembra volgere lo sguardo a quel ritorno al Dio-Patria-Famiglia che trae forza proprio dalle paure, dalla perdita dell’identità e dalla rabbia di un Occidente in declino.

E in Italia, come stanno le cose?
Anche in questo caso l’anomalia italiana non tarda a presentarsi. Ovvero, l’Italia, da sempre laboratorio di sperimentazione, sembra in qualche modo precorrere i tempi. Quando infatti in Europa ancora vigeva un sistema politico tradizionale, noi abbiamo coniato Berlusconi. Quando in Europa la crisi non era neanche all’orizzonte e la scena era dominata da popolari e socialisti, noi abbiamo inventato, con la nascita del M5S, il “populismo” anti-partitocratico e anti-sistema. Salvini ha in mente una grande mossa per le Europee e il banco di prova è rappresentato proprio dalle Regionali in Abruzzo e Sardegna. Anziché presentarsi come una forza sovranista di destra anti-sistema (come di fatto fece la Le Pen alle scorse presidenziali) sta tentando di prendere il controllo del centro-destra, all’interno del quale la Lega sarebbe forza egemone e trainante. Scommetto che la stessa operazione sarà riproposta in grande dopo le europee da Salvini e dalla Le Pen che tenteranno un’ “opa” sui popolari: una linea soft per “orbanizzare” l’Europa, senza traumi alla Brexit. Si tratterebbe di ridurre al minimo lo spazio di consenso della destra liberale e spostare l’asse del centro-destra verso una destra-centro di fatto sovranista, xenofoba e anti-europeista. L’operazione potrebbe non incontrare particolari ostacoli, sempre che Merkel e Macron non riescano a far presa sui popolari, sabotando così l’operazione. Chissà se anche questa volta l’Italia rappresenterà quell’anomalia capace di anticipare la tendenza…

Eugenio Galioto 

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