giovedì, 28 Maggio, 2020

Una musica può fare. Tre musicisti dissidenti morti per sciopero della fame in Turchia

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Un silenzio che lascia interdetti, non c’è stato clamore, non c’è stata indignazione generale. Quasi una settimana fa è morto İbrahim Gökçek, uno dei membri del gruppo musicale turco Grup Yorum: Gökçek aveva 40 anni e per 323 giorni aveva portato avanti uno sciopero della fame per protestare contro il governo. Sempre a causa dello sciopero della fame di protesta ad aprile erano morti Helin Bölek e Mustafa Koçak, due dei cantanti di Grup Yorum. Avevano entrambi 28 anni; Bölek non mangiava da 228 giorni, Koçak, da 288.
Lo ha ricordato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ma non c’è stata condanna unanime politica verso il clima di dittatura in cui versa lo Stato turco.
“Grup Yorum”, una band nata nel 1985 e impegnata politicamente e socialmente, era stato accusato dal governo di collaborare con il Fronte rivoluzionario della liberazione popolare, un partito di estrema sinistra considerato un’organizzazione terroristica in Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Per questo negli anni i membri di Grup Yorum sono stati più volte arrestati e i dischi del gruppo sono stati sequestrati. Dal 2016 inoltre il gruppo non ha più potuto fare concerti dal vivo.
«Mi hanno tolto il basso e per esprimermi uso il mio corpo come strumento», aveva detto Gökçek, che è stato ricordato anche dal presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. «Nelle nostre canzoni parliamo di minatori costretti a lavorare sotto terra, di lavoratori assassinati da incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi sotto tortura, di abitanti dei villaggi il cui ambiente naturale viene distrutto, di intellettuali bruciati, di case distrutte nei quartieri popolari, dell’oppressione del popolo curdo e di quelli che resistono. Parlare di tutto ciò in Turchia è considerato terrorismo».
La moglie di Gökçek, Sultan Gökçek, è ancora incarcerata insieme ad altri membri del gruppo. A parte gruppi e movimenti dissidenti, nessuno ha alzato la voce contro il clima autoritario di Erdogan, inasprito in questi giorni di timori per il Coronavirus e per l’economia traballante.

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