domenica, 12 Luglio, 2020

Una nave moderata per la tempesta perfetta

0

Se mi avessero detto, due mesi fa, che un infinitesimale animaletto, chiamato virus, avrebbe cambiato radicalmente il modo di vivere dell’intero pianeta ed avrebbe dettato tempi ed agenda della politica non ci avrei creduto ed avrei pensato che chi me lo diceva era o un pazzo o un imbecille.
Ed invece forse il primo imbecille sono io.
In questo clima i temi all’ordine del giorno della agenda politica ed anche, e soprattutto, socialista sono due.
Ne sarebbero tre ma, francamente, la querelle sulla storia dell’Avanti e sulla cronotassi delle testate uscite e pubblicate dal 1994 ad oggi non mi appassiona affatto se non per osservare che l’iniziativa dell’altro Avanti martelliano, che prevede sottoscrizioni, circoli ed una “libera conferenza nazionale”, non è un lancio di un giornale ma la fondazione camuffata di un nuovo partito, avversario e concorrente del PSI.
Lontani mille miglia da ciò.

Ben altro interesse mi sollecitano gli altri due temi.
1) Pandemia e misure consequenziali.
Vi risparmio le mie convinzioni sul virus e sulla sua gravità osservando solo una cosa. Se è vero quel che da più parti dicono e cioè che vi è un italiano su tre è contagiato senza o pochi sintomi e gira per l’Italia da dicembre, i numeri che ci danno oggi diventano percentuali talmente infinitesimali da ridimensionare la pericolosità del contagio e da non giustificare molte delle misure adottate.
Dico questo perché da tempo, dal 9 marzo, sostengo che i disastri derivanti dal crollo economico faranno più vittime di quante ne risulteranno dall’emergenza sanitaria.
Come al solito questo paese reagisce con la pancia. Al canto corale ed unanime dello #stiamoacasa, dei primi giorni della epidemia, si è sostituito il grido di aiuto di quei molti che il sabato fanno la spesa con quel che hanno incassato durante la settimana.
In questo paese c’è un disperato bisogno di normalità. Anche di togliersi gli sfizi con buona pace di De Luca. Perché l’economia si regge sugli sfizi e non sulle prime necessità. Dal capo di abbigliamento, al ristorante, dalle sigarette al cinema, la gran parte di quel che spendiamo è destinata agli sfizi.
Vaccino e terapie non arriveranno in tempi brevi. Il paese invece ha bisogno di ricominciare in tempi brevissimi.
Non si può pensare di non avere una fase cuscinetto nella quale i cittadini debbano convivere con il virus.
Su questo tema il governo è balbettante, agisce male e sembra ostaggio di una comunità scientifica incerta, contraddittoria e litigiosa.
Noi avremmo dovuto da tempo percorrere la strada del “apriamo il prima possibile” perché sarebbe stato giusto, perché prima o poi sarebbe stato voluto da buona parte degli italiani, perché non avremmo lasciato l’esclusiva ai modi beceri e populisti di Salvini e la Meloni che cavalcano questo tema dopo aver detto per 50 giorni, 50 cose diverse contraddittorie tra loro.
Se non si riapre per permettere una stagione estiva quasi normale l’Italia salta. Salta e si rovescia come una nave travolta dalla tempesta perfetta.

2) La situazione politica.
La coda del ragionamento precedente apre inevitabilmente la porta alla valutazione politica.
Da molto tempo numeri, risultati, conflittualità, decadimento del dibattito politico dimostrano che maggioritario e bi o tri polarismo non è roba da Italia. Perché abbiamo una società fortemente pluralista e non abbiamo saputo tessere un confronto, tra i due o i tre poli, in maniera politicamente civile senza farlo scadere in rissa o peggio ancora in guerra e non solo verbale.
Il futuro dell’Italia risiede solo nella possibilità che si aggreghi in un’area che tenga a distanza gli estremismi e che raccolga la parte moderata del paese.
Partendo, perché no, da un Berlusconi (che ai miei occhi è stato apprezzabile nei suoi vari distinguo dal duo Salvini-Meloni) passando per Calenda, per il mondo Radicale, e per finire a noi e per comprendere infine anche Renzi.
Per quanto il personaggio non è mai stato un campione di simpatia, negli ultimi tempi, quando ha parlato di “dittatura dei virologi”, che “la scienza deve dire che c’è un epidemia ma la politica deve decidere come agire” , di far partire il paese al più presto perché con il virus bisognava “convivere”, ha detto le cose che andavano dette. Ha detto cose riformiste.
Noi dobbiamo auspicare che si formi quell’area e ci dobbiamo stare dentro.
Per i temi dibattuti, per il modo di approcciarvisi, perché nella nostra storia i nostri successi sono sempre avvenuti quando abbiamo fatto la “sinistra” di un centro moderato e non il “centro moderato” della sinistra

Massimo Carugno
Resp. Naz. dei Diritti del Cittadino

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply