venerdì, 7 Agosto, 2020

Una Nuova Patria chiamata Europa

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Parte seconda.   Al termine della seconda guerra mondiale le grandi nazioni europee si trovavano di fronte alla devastazione. Anche i vincitori erano, in realtà, usciti sconfitti. Il secondo e devastante conflitto mondiale aveva messo in moto una macchina tecnologica ed industriale il cui unico obiettivo era stato l’annientamento del nemico. Se il Reich aveva intrapreso attacchi lampo, sostenuti da un avanzamento tecnologico pensato per questo scopo, nessuno, si era tirato indietro. La tecnologia a scopo bellico era divenuta, durante il conflitto, un notevole capitolo di spesa ed investimento. La capacità dell’ingegno umano, pericoloso se usato per scopi malefici, ebbe la sua massima realizzazione nella realizzazione delle bombe atomiche.

 

Questa volta era chiaro a tutti che, anche grazie all’intervento di USA e URSS, era stata posta parola fine alla concezione euro centrica della storia. Il continente europeo, infatti, era divenuto il campo di battaglia di due giocatori che, per forze economiche e militari, potevano decidere la “posta in gioco”. Sconfitto il nemico numero uno, la Germania nazista, gli altri si limitarono a seguire i capi squadra. A occidente la bandiera Stelle e Strisce prometteva, sotto l’arsura delle luci della ribalta, l’american dream. Dall’altra il rosso vessillo del socialismo scientifico vantava il raggiungimento del sogno marxiano.

 

In mezzo, presto divisa da un muro, restava il vecchio continente, l’Europa. La frammentazione del territorio in Stati nazionali poteva andare bene tra pari. Sul nuovo scacchiere globale l’eterogeneità penalizzava, e di molto, anche Francia ed Inghilterra. La marginalizzazione fu chiara durante le trattative di pace, tanto fumo e poco arrosto per le nazioni europee vincitrici che, nelle nuove relazioni internazionali, sarebbero rimaste schiaccia tra le superpotenze emergenti.

Accanto la sconfitta degli stati nazionali e dei regimi nazionalisti, si registrava anche la sconfitta dell’umanità. Sconfitta maggiormente cocente se si ragiona attentamente sul fatto che l’attività di “sterminio”, intrapresa ai danni della comunità ebraica d’Europa – e di molte altre minoranze di uomini e donne, era stata pensata in maniera scientifica, così da renderla industriale, di serie ed efficiente. Oggi, e questo non è un bene, non si è realmente compreso se, già prima della fine della guerra, vi fosse una seppur minima consapevolezza di quanto stesse accadendo. 

Sebbene, come ben afferma Hannah Arendt, “la triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai ad essere buone o cattive”.

 

In meno di mezzo secolo il mondo intero aveva assistito a due conflitti armati. La forza era stata la risposta di “pancia” a screzi di natura economica o territoriale. La politica, forte delle parole e dimentica del biblico adagio “la spada uccide tante persone, ma ne uccide più la lingua che la spada, aveva fomento i popoli ed il sangue, avrebbe chiamato altro sangue.

Antonio Musmeci Catania

Parte prima

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