sabato, 8 Agosto, 2020

Una nuova patria chiamata Europa. Ernesto Rossi

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Parte quarta. Diverso il carattere ed il percorso di Ernesto Rossi. Non ancora diciannovenne partecipa, in qualità volontario, alla prima guerra mondiale. 

Amareggiato dall’atteggiamento dei socialisti che «offendevano la memoria dei nostri morti e sputavano sui nostri sacrifici», nel dopo guerra si avvicina a Benito Mussolini, collaborando anche con il “Popolo d’Italia”. E’ in quel periodo così acceso e tormentato che, però, conosce Gaetano Salvemini. Il rapporto tra i due, che si cementa su amicizia, affetto e intesa intellettuale, porterà Rossi ad affermare che: «Se non avessi incontrato sulla mia strada  Salvemini, che mi ripulì il cervello da tutti i sottoprodotti della passione suscitata dalla bestialità dei fascisti e dalla menzogna della propaganda governativa, sarei facilmente sdrucciolato anch’io nei Fasci da combattimento». Poco prima della Marcia su Roma, cambierà fronte politico.

Confinato a Ventotene, grazie alla corrispondenza con Luigi Einaudi, farà pervenire sull’isola una vera e propria letteratura federalista, sconosciuta alla gran parte della cultura politica italiana e della quale si nutrirà il progetto federalista europeo. Il valore fondamentale del Manifesto è di essere programma d’azione.

 

Mettendo in luce la crisi dello stato nazionale, permette di ripensare l’assetto geopolitico internazionale. Gli stati nazionali crollano, a detta dei tre pensatori, sotto il peso dell’imperialismo e delle guerre mondiali. La teoria della ragion di Stato e l’esercizio della sovranità statale, nella nuova realtà globale, sono inadeguate. 

Il Manifesto auspica, quindi, una strategia politica-economica autonoma e innovativa. In primo luogo pone attenzione e urgenza sulla realizzazione di una Federazione Europea: obiettivo nient’affatto utopico considerando la crisi post-bellica dello stato nazionale; la realizzazione di questa prima tappa dovrà essere il preludio ad una federazione mondiale di Stati. Problema prioritario del nuovo ordinamento internazionale sarà quello di oltrepassare l’anarchia internazionale nell’ambito della risoluzione dei conflitti, frenare l’impulso di ciascuno Stato ad accrescere il proprio potere e prestigio internazionale, evitando in tal modo che la libertà politica e le problematiche istituzionali, sociali ed economiche vengano relegate sullo sfondo.

 

Cadranno le vecchie linee di demarcazione tra progressisti e reazionari: la netta divisione sarà marcata da coloro che continueranno a promuovere una forma stantia di lotta politica a sostegno del potere nazionale e, al contrario, coloro che coopereranno per dar vita ad una solida unità internazionale.

Ernesto Rossi è ancora oggi ricordato come il «democratico ribelle». Forte ed indomabile è stata la sua indole polemica e intransigente, dedita all’invettiva contro i vizi del potere, ed impegnata a combattere gli interessi corporativi e clientelari dei “padroni del vapore”; lo stesso, inoltre, è stato  testimone esemplare di un pensiero laico e liberale.

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

 

Antonio Musmeci Catania

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