domenica, 25 Ottobre, 2020

Una nuova patria chiamata Europa. Eugenio Colorni

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Parte quinta. Eugenio Colorni nacque a Milano il 22 aprile del 1909 da famiglia ebraica.

Nel 1935, quando una riuscita operazione di polizia porta all’arresto di quasi tutto il direttivo giellista torinese, Colorni intensifica il proprio impegno politico contro il regime fascista. Egli prese contatto con il Centro interno socialista, costituito clandestinamente a Milano nell’estate del 1934 da Rodolfo Morandi, Lelio Basso, Lucio Mario Luzzatto, Bruno Maffi e altri, come organismo di collegamento dei socialisti in Italia. Nell’aprile del 1937, dopo gli arresti di Luzzato e Morandi, Colorni divenne, de facto, il responsabile del Centro.

 

Nell’estate del 1937 ebbe modo d’incontrare Carlo Rosselli, Angelo Tasca, Pietro Nenni ed altri esponenti della direzione del PSI, del quale entrò poi a far parte, mantenendosi su un’originale posizione autonomista. 

L’8 settembre del 1938, all’inizio della campagna razziale promossa dal regime, fu arrestato dall’OVRA a Trieste, in quanto ebreo e antifascista militante. Nonostante la messa in scena del “complotto ebraico” da parte di note testate giornalistiche, il Tribunale speciale non riuscì ad imbastire un formale processo. Venne quindi assegnato al confino per la durata massima, prevista in anni cinque

Dal gennaio del 1939 all’ottobre del 1941, Colorni fu confinato nell’isola di Ventotene, dove proseguì i suoi studi e discusse intensamente con gli altri compagni confinati: Ernesto Rossi, Manlio Rossi Doria e Altiero Spinelli. In questo periodo l’adesione alle idee federaliste europee propugnate da Spinelli e Rossi, con i quali nel 1941 partecipa alla stesura del Manifesto per una Europa libera e unita, meglio noto come Manifesto di Ventotene.

 

«Si fece strada, nella mente di alcuni, l’idea centrale che la contraddizione essenziale, responsabile delle crisi, delle guerre, delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società, è l’esistenza di stati sovrani, geograficamente, economicamente, militarmente individuati, consideranti gli altri stati come concorrenti e potenziali nemici, viventi gli uni rispetto agli altri in una situazione di perpetuo bellum omnium contra omnes» (Eugenio Colorni sul Manifesto di Ventotene)

Nella “Prefazione” al Manifesto Colorni auspica la nascita di una politica federalista europea di respiro universalista, come scenario democraticamente praticabile dopo la catastrofe della guerra. In tale ottica la creazione di una federazione di Stati europei era considerata condizione indispensabile per un profondo rinnovamento sociale che, anche per iniziativa popolare e partendo dagli enti territoriali, avrebbe coinvolto tutta l’Italia e, quindi, l’Europa.

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta 

 

Antonio Musmeci Catania

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