sabato, 8 Agosto, 2020

Una nuova patria chiamata Europa. Il manifesto di Ventotene

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Parte sesta. Il Manifesto esprimeva, forse, concetti non nuovi, ma riuscì ad interpretarli rendendoli universali. A fondamento della civiltà moderna sarebbe stato il principio della libertà, per cui l’uomo non deve essere uno strumento altrui “ma un autonomo centro di vita”.

 

L’uomo nuovo, sul piano politico, avrebbe interpretato il principio di nazionalità che, nella nuova e più ampia accezione, avrebbe accolto l’uguale diritto di tutte le nazioni ad organizzarsi in stati indipendenti.

Il vecchio principio di nazionalità sovrana ed assoluta degli stati, infatti, aveva portato alla “volontà di dominio di ciascuno di essi”; trasformando lo stato “tutelatore della libertà dei cittadini” in “padrone di sudditi tenuti a servizio”, operando una militarizzazione delle masse in funzione della potenza nazionale.

 Lo stato totalitario, che ha compiuto “l’unificazione di tutte le forze nell’unico scopo della potenza nazionale” è, quindi, l’esito più coerente del principio dell’assoluta sovranità dei singoli stati. 

Se la civiltà moderna aveva postulato il valore permanente dello spirito critico contro il dogmatismo autoritario, per cui “tutto quello che veniva asserito doveva dare ragione di sé, o scomparire”, col totalitarismo sono sorti nuovi dogmi. Il mito della razza eletta, il ritorno al mercantilismo, la teoria degli spazi vitali – logica conseguenza dell’imperialismo-, hanno generato un processo di falsificazione della storia. La riprova è data dall’utilizzo della censura come mezzo d’imposizione della concezione dello “stato etico”, per cui gli uomini “non sono più cittadini liberi, che si valgono dello stato per meglio raggiungere i loro fini collettivi, ma servitori dello stato che stabilisce quali debbano essere i loro fini”.

 

La Germania nazista, “la potenza che si è ritenuta capace di trarne le ultime conseguenze” lanciandosi “nell’opera di sopraffazione”, aveva fatto propria la concezione totalitaria dello stato.

Da queste considerazioni i teorici di Ventotene compresero che, se la sconfitta dei regimi totalitari avesse portato ad una riedizione dei vecchi stati nazionali, le future generazioni europee sarebbero ricadute in una situazione analoga.

 

Grande responsabilità sarebbe andata ai “reazionari”, coloro i quali, facendo leva sul “sentimento popolare più diffuso e più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico”, avrebbero riproposto la restaurazione dello stato nazionale. Il ritorno di questi, quindi, farà risorgere “le gelosie nazionali, e di nuovo riproporrebbe la soddisfazione delle proprie esigenze solo nella forza delle armi. Compito precipuo tornerebbe quello di convertire i popoli in eserciti”.


Antonio Musmeci Catania

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta 

Parte quinta 

 

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