sabato, 8 Agosto, 2020

Una nuova patria chiamata Europa. Schuman

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Dopo le decisioni prese durante il congresso dell’Aia, nel 1948, il 5 maggio 1949 venne firmato a Londra il trattato istitutivo dello Statuto del Consiglio d’Europa, entrato in vigore il 3 agosto 1949. I 10 stati che ratificano la convenzione furono: Belgio; Danimarca; Francia; Regno Unito; Irlanda; Italia; Lussemburgo; Paesi Bassi; Norvegia; Svezia.  Ben presto, però, l’avvio del piano Schuman oscurò, a ragione, la realtà disegnata a Londra.

Era il 9 maggio 1950 quando l’allora Ministro degli esteri del governo francese, Robert Schuman, si espresse, in maniera ufficiale, in merito al concetto di Europa unita. 

Tre gli elementi di rilievo che egli, durante la nota dichiarazione, portò all’attenzione dell’opinione pubblica europea ed internazionale: 

  • La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano
  • L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.
  • La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio […] cambierà il destino di queste regioni(ndr Francia, Germania e stati limitrofi) che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.


La dichiarazione di Schuman, quindi, prospettava il superamento delle annose rivalità storiche tra Francia e Germania. La stesse potevano essere appianate con la realizzazione di un’Alta Autorità, innovativa rispetto alla già esistente Autorità internazionale della Ruhr, per il controllo e la messa in comune delle riserve minerarie europee. L’auspicio trovò la sua realizzazione con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Nel corso del 1950, infatti, iniziò ad emergere un approccio nuovo nelle relazione intra-europee, caratterizzato da una metodologia innovativa, conosciuta come metodo “funzionalista”.  

Padre teorico della dottrina funzionalista fu Mitrany, pensatore rumeno che, nel 1943, pubblicò il pamphlet “Le basi pratiche della pace”. Nel testo si teorizzava il funzionalismo quale concetto utile a rispondere alle «esigenze che tagliano e attraversano i confini degli Stati» senza gli «obblighi» imposti da un sistema federalista. 

Nella nuova realtà post-bellica fu Jean Monnet, alto funzionario del governo francese, promotore di questo innovativo processo di avvicinamento e cooperazione tra gli stati europei. L’ipotesi da lui studiata e sviluppata si fondava sulla messa in comune delle industrie del carbone e dell’acciaio di Francia e la Germania, la cui rivalità era stata alla base dei due conflitti mondiali.


Antonio Musmeci Catania

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta 

Parte quinta 

Parte sesta

Parte settima

Parte ottava

Parte nona

 

 

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