lunedì, 3 Agosto, 2020

Una nuova patria chiamata Europa. Progetto incompiuto

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Parte settima. I tre pensatori compresero che il problema andava risolto attraverso il definitivo superamento della divisione in stati nazionali sovrani dell’Europa; anche considerando l’impossibilità di mantenere un equilibrio di potenze compatibile con la presenza della Germania.

Gli stessi, inoltre, si convinsero che all’indomani della guerra vi sarebbero state alcune circostanze favorevoli a questo scopo.

In primo luogo molti degli stati nazionali europei erano crollati per effetto dell’occupazione tedesca. La guerra, inoltre, aveva sancito la fine dello “splendido isolamento” britannico, da sempre garanzia di presunta inattaccabilità. 

La facile sconfitta della Francia aveva prodotto la disgregazione della Grande Armée, e la fine di una idea, presunta, di superpotenza.

La guerra aveva sconvolto anche gli assetti extra-europei, accelerando la fine degli imperi coloniali. Sanguinose rivoluzioni avevano detronizzato o estinto secolari dinastie regnanti, lasciando quelle superstiti per sempre indebolite. 

Solamente una federazione europea avrebbe, quindi, portato alla risoluzione dei “problemi che avvelenano la vita del continente”.

 

Molte, infatti, erano le questioni che all’alba della pace dovevano trovare soluzioni definitive, quali: la questione dei confini nelle zone a popolazione mista, la difesa delle minoranze allogene, lo sbocco sul mare dei paesi interni, la questione balcanica e la questione irlandese. 

Questa nuova e grande paria Europa, inoltre, sarebbe stata l’unica vera garanzia affinché i rapporti tra Asia e America si svolgessero su un piano di pacifica cooperazione, ponendo le premesse per una futura “unione politica dell’intero globo”.

 

Già allora era palese che la creazione di una nuova organizzazione simile alla Società delle Nazioni, oggi ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), priva di una forza militare e “rispettosa dell’assoluta sovranità degli stati”, sarebbe stata del tutto inutile o perfino dannosa. 

Rinnovare o restaurare, da questa idea si poneva la nuova linea di divisione fra “partiti progressisti” e “partiti reazionari”. Non bastava più guardare alla maggiore o minore democrazia, o al minore o maggiore socialismo. La nuova divisione si sarebbe mossa “lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta la conquista del potere politico nazionale, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale e, conquistato il potere nazionale, lo adoperino come strumento per realizzare l’unità internazionale”.


I Principi basilari della libera Federazione Europea sarebbero, dunque, stati cinque: 1) esercito unico federale; 2) unità monetaria; 3) abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni all’emigrazione tra gli stati federati; 4) rappresentanza diretta dei cittadini; 5) politica estera unica. 

Oggi, di quel progetto, resta inattuata parte sostanziale.


Antonio Musmeci Catania

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta 

Parte quinta 

Parte sesta

 

 

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