sabato, 8 Agosto, 2020

Una nuova Patria chiamata Europa

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Questa pagina rappresenta l’inizio della rubrica, a puntate, dedicata all’Unione Europea. Un breve ed esauriente racconto, per quanto possibile, per ripercorrere insieme i motivi, il processo ed i valori dell’integrazione che oggi raccoglie ventisette diverse realtà culturali e sociali sotto un unico vessillo. 

L’Unione Europea, oggi osteggiata da una maggioranza inconsapevole, è la vera ed unica utopia politica del XXI secolo. Una economia sociale di mercato, realizzata da una moltitudine di popoli. L’ultima volta che un progetto del genere è stato intrapreso dall’umanità, la Torre di Babele, è stata affibbiata a Dio, forza ultraterrena, la responsabilità del fallimento. C’è da chiedersi a chi, l’uomo moderno, potrà dare la responsabilità di un eventuale nuovo fallimento.

Sono passati molti anni dall’ultima guerra mondiale. La stessa che ha coinvolto le comunità europee, sconvolgendo gli assetti umani e sociali di realtà nazionali eterogenee. Queste, su presupposti scientifici ed ideologici, hanno cercato di soverchiare le comunità più giovani o indifese. L’obiettivo ultimo era la realizzazione di distopie che, al loro culmine, si sarebbero trovate lontane dal punto di partenza, per diventare la rappresentazione “viva” dell’idea del “capo”. Ogni comunità, quindi, guidata dal suo condottiero, si sarebbe ritrovata a splendere di luce riflessa.

Gli ultimi testimoni di quegli anni terribili, che hanno visto cadere le bombe sulle proprie case e seppellire gli affetti più cari, sono ormai anziani. Ed il tempo, nemico comune dell’umanità, ha coinvolto anche i combattenti della “guerra di liberazione” portata avanti dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Sempre più spesso di loro,  uomini e donne che hanno conosciuto il profondo valore della libertà, restano le video testimonianze raccolte in pellicole ormai vetuste ed ingiallite. Roba “vecchia” che, suo malgrado, non riesce a far presa sui giovani annoiati dalla moderna velocità.

Sempre più spesso gli Stati Europei, gli stessi che dopo la sanguinosa guerra avevano giurato fedeltà alla pace terrena, stanno abdicando al dovere del ricordo e della memoria collettiva. Si era giurato sul sangue dei vinti, dei vincitori e delle vittime innocenti che mai più la “civiltà occidentale” avrebbe intrapreso lotte fratricide. Si era detto che, mai più, il continente chiamato Europa avrebbe ceduto alla violenza. Oggi, però, la storia sembra intraprendere una via già battuta da una vecchia umanità. Riflettendo con attenzione, infatti, sono poche le realtà scolastiche, accademiche e civiche che riportano alle scolaresche la barbarie, umana e sociale che, agli inizi del 900, ha sconvolto le differenti identità culturali che oggi compongono l’Unione Europea. Ancora meno le civiche celebrazioni in memoria dei “caduti”, scelta politicamente corretta per non offendere nessuno, senza riflettere sul valore intrinseco della morte; la stessa che priva tutti, indifferentemente dalle ideologie, dei propri cari. Il risultato di questo atteggiamento è, nostro malgrado, il populismo; sentimento di pancia che, come un raptus, offusca la memoria.

Antonio Musmeci Catania

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