venerdì, 15 Gennaio, 2021

Una nuova patria Europa. Delors e il “Libro Bianco”

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Il primo allargamento del gruppo dei sei si ebbe con l’adesione di Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda nel 1972, e della Grecia nel 1979. 

Già agli albori degli anni Ottanta il progetto europeo, soprattutto a causa di una forte diversità di vedute interne agli stati membri, anche dovuta all’evoluzione del contesto internazionale ed ai cambiamenti interni ai grandi stati europei. Tra i momenti storici di maggior rilievo vanno annoverati l’avvento al potere della Thatcher in Inghilterra nel ’79; la prima presidenza socialista della Francia che, nel 1981, ebbe Francois Mitterrand; Helmut Kohl, rappresentante della CDU, che nella Germania Ovest del 1982 spodestò la lunga reggenza a guida socialdemocratica.

 

Ulteriore punto di svolta della storia dell’Unione si ebbe nel 1984, quando la presidenza francese di François Mitterrand decise di rilanciare la collaborazione franco-tedesca, dando nuova linfa al processo di integrazione continentale. Segnale chiaro di questo nuovo inizio fu, nel 1985, la nomina di Jaques Delors alla guida della Commissione Europea, il quale istituì due commissioni: il Comitato Dooge da una parte, che avrebbe dovuto esaminare una possibile riforma dei Trattati di Roma del ’57, e il Comitato Adonnino, con il compito di comunicare la Comunità alle popolazioni degli stati membri.

 

Poste queste premesse, la Commissione Delors elaborò fin da subito il “Libro Bianco”; memorandum nel quale si poneva quale obiettivo comune degli stati membri la creazione di un mercato unico europeo, attraverso la libera circolazione di persone, servizi e capitali (oltre alle merci)

Nel settembre del 1985, analisi e prospettive vennero discusse nel corso della Conferenza intergovernativa tenutasi in Lussemburgo. Nel corso della stessa si confermava la volontà di procedere alla istituzione di un “grande mercato unico europeo”, accompagnato da un rafforzamento del ruolo del Consiglio europeo e da un allargamento, lieve, dei poteri del Parlamento Europeo – che dal 1979 era eletto a suffragio universale diretto, tramite la procedura di “cooperazione”-. Nel 1986 venne approvato l’Atto Unico Europeo.

Sul finire del decennio il processo di integrazione europea si intrecciò, poi, con la fine della Guerra Fredda; che avrebbe condotto alla riunificazione delle due Germanie, tanto care all’On. Andreotti. La gestione della riunificazione tedesca, inoltre, pose nuovamente l’attenzione di uno sviluppo relativo all’integrazione politica europea. Era forte, infatti, l’esigenza di legare all’Unione Europea una Germania riunificata

Nel corso della seconda metà del decennio fece strada la prospettiva di una moneta comune europea, tesa a rafforzare l’attuazione del processo relativo al mercato unico; il tutto avrebbe condotto all’istituzione dell’Unione Economica e Monetaria.

Nella prima metà del 1990 il progetto per il rilancio di una Unione politica fu presentato in due Consigli europei, svoltisi a Dublino, che avrebbero condotto alla convocazione di una Conferenza intergovernativa. 

Nel corso del Consiglio europeo di Maastricht, che il 7 febbraio 1992 avrebbe condotto alla firma del nuovo trattato sull’Unione Europea, si disegnò per l’Europa un nuovo edificio istituzionale. Lo stesso si fondava su tre  “pilastri”: il primo riguardante le Comunità Europee (vale a dire soprattutto il mercato unico e l’unione economica e monetaria, ma non solo), il secondo attinente la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) e il terzo concernente la Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale per la collaborazione nella lotta alla criminalità transnazionale

 

Antonio Musmeci Catania

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta 

Parte quinta 

Parte sesta

Parte settima

Parte ottava

Parte nona

Parte decima

Parte undicesima

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