domenica, 19 Maggio, 2019

Una nuova stele per l’Avanti! a Milano

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Care Amiche e Cari Amici,

come sapete il 15 aprile abbiamo inaugurato con il Comune ed altre Fondazioni in via Visconti di Modrone a Milano una stele commemorativa dove sorgeva la sede dell’Avanti! che fu assalita e devastata dalle squadre dei fasci di combattimento lo stesso 15 aprile di cento anni fa.

Il giorno seguente la stele è stata imbrattata con un simbolo neofascista e la scritta (riprendendo uno slogan del 1919): “L’Avanti non c’è più”. Abbiamo provveduto a ripulire la stele chiedendo al Comune di installare anche una telecamera. Naturalmente ci preoccuperemo di mantenerla in ordine per il futuro anche perché l’iniziativa è stata proposta e sollecitata da noi al Comune tre anni fa in occasione della presentazione del volume edito dalla Fondazione Kuliscioff che ha ripubblicato i verbali del Consiglio di Amministrazione dell’Avanti! dal 1924 fino alla soppressione nel 1926.

Il fatto è certamente grave e sgradevole ma, oltre alla denuncia e alla pubblica condanna dell’episodio, merita soprattutto una risposta politica precisa.

Per questo intendiamo fin d’ora avanzare al Comune di Milano la proposta di prevedere la realizzazione di un’altra stele, disponibili a farcene carico in tutto o in parte come per la stele di Via Visconti di Modrone, da collocare in via Settala 22, un altro luogo simbolico per l’Avanti! e per la città di Milano.

Infatti l’Avanti!, anche grazie ai risultati straordinarie di una campagna di sottoscrizione, rinacque proprio in via Settala 22 più bella e più grande di prima. Ma non sfuggì purtroppo all’assalto del 4 agosto del 1922 nè all’ultima più grave e devastante aggressione. Il 29 ottobre del 1922, mentre era in corso la “marcia su Roma”, fu
attaccata e distrutta da squadre fasciste.

Dopo questa devastazione il giornale non si risollevò più e trasferì, fino alle leggi liberticide, la sua sede in una modesta palazzina di di via Pergolesi 10.

Vi terremo informati sugli sviluppi della nostra iniziativa. Cordiali
saluti.

Walter Galbusera

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