giovedì, 14 Novembre, 2019

Una riflessione sui valori socialisti

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Nel corso di una freschissima iniziativa promossa da una Sezione provinciale PSI, cui sono stato cortesemente invitato, ho assistito ad un interessante dibattito sulle prospettive del partito, dove si sono confrontate due concezioni, schematicamente così identificabili se non le ho fraintese: da un lato chi vorrebbe far orgogliosamente quadrato intorno ai valori socialisti, senza “mescolarli” con altre culture politiche, e non condivide pertanto l’appoggio dato al nuovo Governo, e chi invece ritiene che la sopravvivenza del partito, e delle sue strutture organizzative, nonché del suo giornale, sia indissolubilmente legata alla possibilità di conservare propri rappresentanti in Parlamento, condizione che reputa ormai inarrivabile se non ci si aggrega ad altri – soprattutto se andrà definitivamente in porto la riduzione numerica dei parlamentari – e si dice pertanto favorevole alla nascita del gruppo Italia viva-PSI (oltre a dichiararsi sostanzialmente “governativa”).

Valori come concetti astratti
La seconda linea di pensiero obietta altresì che nelle fila socialiste non vi sia mai stata, fin dalle origini, una unanime interpretazione dei “valori di casa”, ondulanti tra le sirene della sponda riformista e quella massimalista, il che è sicuramente vero, salvo i momenti in cui una personalità politica di spicco ha saputo esercitare capacità unificanti, o esser vista come tale, riuscendo così a tenere insieme le diverse “anime” socialiste che nella tribolata storia del nostro Paese hanno cercato, credo lodevolmente, di rappresentare bisogni ed aspettative dell’una o altra categoria sociale; la seconda linea di pensiero eccepisce pure che i “valori” sono comunque concetti astratti, da riempire di contenuti e azioni politiche, vedi in tema di immigrazione, specie per richiamare l’interesse dei giovani, i quali non hanno vissuto la stagione del vecchio PSI e non hanno dunque ancoraggi con quel passato, né ricordi o sentimenti da spendere in merito, ma guardano piuttosto al presente.

Valori come identità
Nelle sopraddette obiezioni c’è sicuramente del vero, ma non mancano tuttavia le contraddizioni perché se può risultare difficile il mettere d’accordo le varie “sfumature” dell’idea socialista, aumenterebbero giocoforza le difficoltà a trovare punti di unanimismo e convergenza qualora si aggiungessero altri “attori” politici, a meno di non snaturare l’identità socialista, oppure “annacquarla”, o semmai rinunciarvi, come prezzo della convivenza, e quanto all’individuare i valori socialisti più autentici, e largamente condivisi, riconosco che può non essere facile, ma se ci atteniamo a quelli riformisti cui un po’ tutti abbiamo lungamente aderito fino a Tangentopoli, mi sembrerebbero abbastanza contrari ad approvare un Esecutivo di sinistra-sinistra, scelta peraltro motivata in funzione “antisalviniana“, ossia contro qualcuno e non per qualcosa (come era invece nella normale tradizione riformista).

Scelta autonomista
Alla parte “governativa” potrebbe poi ricordarsi che l’essersi in questi anni uniformata – se non appiattita – rispetto alle posizioni del maggior azionista della sinistra, in una alleanza divenuta di fatto organica, non ha portato grandi risultati in termini di azione politica, vedi in materia di immigrazione dove non sono emerse soluzioni concrete, salvo la condanna ai “porti chiusi” e il richiamarsi di continuo alle indicazioni della Chiesa – il che stupisce anche un po’ da parte di un partito sempre schierato per la laicità dello Stato – e ciò fa a mio avviso propendere per la tesi “autonomista” di chi punterebbe in primo luogo sulle Amministrazioni locali, oggigiorno meritoriamente considerate per il loro legame col territorio, e dove il PSI ha spuntato risultati talora parecchio lusinghieri, presentandosi giustappunto in forma autonoma, mentre sul livello nazionale avanzerei una proposta che metta insieme governabilità e rappresentanza, ossia il presidenzialismo o il premierato forte, dove i partiti che appoggiano il candidato si presentano con la propria bandiera, e con soglia di sbarramento assente o molto bassa (servendo a poco se i voti sotto soglia rimangono nella coalizione, e cadrebbe pure la questione voto utile)

Paolo Bolognesi

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