mercoledì, 13 Novembre, 2019

Una “Rosa“ coraggiosa
che non getta la spugna

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È difficile tentare un bilancio complessivo di queste amministrative. Lo faremo più in là, a bocce ferme, dopo il ballottaggio. Adesso è importante impegnarsi per far vincere Roberto Giacchetti contro Virginia Raggi, la grillina che fugge sempre dai confronti con gli avversari e che non ha un programma scritto e definito (non ha ancora reso pubblico l’elenco dei componenti della sua giunta, come avevano fatto Giachetti e gli altri candidati sindaco). Del resto, anche Matteo Renzi ha dichiarato di essere insoddisfatto dei risultati elettorali e che non se la sente di esprimere un giudizio complessivo,vista la “frammentarietà “ dei risultati del voto del 5 giugno. È certo, tuttavia, che il Pd è arretrato in quasi tutta Italia ed è grazie all’apporto delle liste civiche, comprese quelle laiche e socialiste,che il partito democratico ha potuto arrivare al ballottaggio, come a Roma.
Sulla proliferazione di queste liste ci sarebbe però molto da discutere . Col tempo hanno perso la loro caratterizzazione di “civiche”,che avevano al tempo della candidatura a sindaco di Francesco Rutelli: era una lista di professionisti non catalogabili politicamente, che superò l’11 per cento.
Probabilmente in questa stagione non è stata positiva l’eccessiva presenza di troppe liste,con lo stesso programma e lo stesso candidato sindaco. Gli elettori non hanno sempre capito .Se ci fosse stata un’unica lista tra socialisti, radicali, riformisti cattolici democratici ,liberali e laici indipendenti si sarebbe maggiormente giustificata. E, invece, le scelte di uomini dei partiti ( come è stato il caso dei radicali,divisi e conflittuali,che hanno conquistato appena l’1,2 %,nonostante l’effetto della scomparsa di Pannella) non hanno favorito l’aggregazione civico-politica.
La nostra lista,”Una rosa per Roma”, piccola, poco organizzata e in un certo senso “anarchica”,ha ottenuto 7.589 voti (0,65 %), un numero di consensi superiore a quelle dei verdi, di Idv e di altre. Ma,sia chiaro,non siamo soddisfatti neppure noi, anche se abbiamo conquistato duemila voti in più rispetto alle elezioni precedenti. E tutto questo lo abbiamo ottenuto con scarsissimi mezzi ,senza risorse finanziarie,senza aiuti di alcun tipo, senza un efficiente ufficio stampa di partito. Tanto per essere chiari sino in fondo, senza neppure particolari sostegni da parte del nostro alleato candidato sindaco. Giachetti non è stato presente alla presentazione della lista “Una rosa per Roma” e neppure alla conclusione della nostra campagna elettorale, per coincidenze di impegni.
Arroganza dell’autosufficienza ? No,non credo. Giachetti, radicale, forse si è sentito più motivato ad appoggiare i suoi vecchi amici commilitoni e le liste di cattolici che godevano del silenzioso ,ma attivo impegno di un ex sindaco che ancora gode di carisma e di prestigio (Rutelli).
Siamo contenti di questo, ma è giusto far sapere come stanno realmente le cose. Noi siamo stati costretti ad arrangiarci con le nostre modeste forze ,puntando sulla fantasia,l’attivismo militante, forse troppo disorganizzato, e il sostegno morale di numerosi intellettuali e associazioni (da Pasquino, a Ferrarotti, Craveri, Calabria, Benvenuto, ecc.; dalla Federazione scrittori, all’Associazione rifugiati iraniani, a fondazioni culturali ,ecc.). Abbiamo raggiunto un buon risultato,grazie all’apporto di numerosi intellettuali, ma siamo lontani dagli obiettivi che ci eravamo proposti (almeno un consigliere socialista al Campidoglio).
Siamo stati penalizzati dalla polarizzazione del voto verso Cinque stelle, dal conflitto delle due aggregazioni del centro destra e da altri fattori ormai noti (l’alto tasso di assenteismo,in particolare). Questo significa che dobbiamo essere soddisfatti di un piccolo partito di intellettuali? Ovviamente, no. Siamo stati e vogliamo tornare ad essere un partito che ha storicamente radici nel movimento operaio (i solidi legami col sindacato sono noti), nelle classi intermedie nel mondo culturale. E vogliamo riprendere il nostro ruolo, in particolare, in ogni settore della cultura. Abbiamo caratterizzato la nostra lista proprio con proposte legate strettamente alla protezione del patrimonio archeologico e artistico, in direzione degli scrittori, artisti delle arti visive, del cinema e del teatro e andremo avanti in questa direzione.
Ora sarà però necessaria una approfondita analisi della nostra esperienza elettorale per individuare gli errori, le leggerezze,le approssimazioni sbagliate, gli egoismi individuali e di gruppo, senza inutili polemiche. Se vogliamo, non solo sopravvivere con gli ideali dei nostri padri socialisti, ma i crescere e aggiornarci politicamente e culturalmente, con idee e proposte nuove, senza velleitarismi e demagogie. Dipende solo da noi.

Aldo Forbice

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