venerdì, 13 Dicembre, 2019

Una sinistra che si contenta
di tagliare le ‘auto blu’

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Autoblu“Il precario e le auto blu. Ma che ci azzecca ?”. Così direbbe Di Pietro; e avrebbe ragione. Ma avrebbe ragione in qualsiasi paese normale. Mentre il nostro non lo è. Perché, qui in Italia – a dirlo è una persona seria e con un più che rispettabile passato, come Mario Tronti – “la sinistra è in grado di offrire alle vittime della crisi economica e sociale solo la riduzione delle auto blu” (o l’eliminazione delle province e la riduzione del numero dei parlamentari che è poi la stessa cosa).

Attenzione: non siamo di fronte a un’aberrazione momentanea. O a una accettazione sofferta , legata al clima del populismo becero oggi in voga, perché la linea condannata da Tronti è, in realtà, la conseguenza finale di una serie di rinunce. La prima, e fondamentale, è stata la resa al pensiero unico e alla versione estremista del medesimo, oggi contrastata negli Stato Uniti, ma invece accettata senza fiatare in Europa. Alla radice di questo pensiero unico la negazione del ruolo dello Stato e delle strutture collettive nello sviluppo e nella redistribuzione del reddito; insomma dei fondamenti stessi della civiltà socialdemocratica. A ciò si è sostituito, nel corso di questi venti anni, la centralità della grande impresa privata e l’ortodossia finanziaria stile anni venti. Il risultato è stato il crollo del nostro sistema industriale e l’aumento della spesa pubblica a soccorso delle vittime.

La seconda, direttamente legata alla prima è stata la rinuncia ad una propria agenda sul terreno economico-sociale. Abbiamo perso il nostro tempo a smacchiare il giaguaro mentre al di fuori di noi crescevano il dramma e la confusione. E poi l’abbiamo abbracciato. In nome di un “interesse nazionale” che, oggi come oggi, significa puro e semplice rispetto dell’ortodossia.

Ora, questa stessa ortodossia significa la rinuncia a qualsiasi disegno di sviluppo. E, allora, si finisce con l’accapigliarsi sugli spiccioli. Un miliardo a questi un miliardo a questi altri. Nulla che sia decisivo o semplicemente utile; una concessione a questo o a quello che viene contestata perché toglie qualcosa a qualcun altro. Una guerra scomposta di tutti contro tutti, in cui ciascuno percepisce come successo il poter scaricare su qualcun altro i costi del disastro. Una guerra scomposta di tutti contro tutti in cui gli ultimi e i penultimi sono indotti a considerare come nemico chiunque abbia un lavoro fisso o una pensione decente.

E però su di una cosa siamo uniti. Non crediamo più alla politica come disegno e non accettiamo la politica come mediazione. E perciò condanniamo i politici come categoria; e troviamo una soddisfazione maligna nel punirli come persone. “Non so se arriverò alla fine del mese; e perciò mi contento di sapere che x o y non ha più l’auto blu e deve pagare il cappuccino ai prezzi di mercato.

Pochi decenni fa, battevamo le mani a un futuro migliore e alla nostra capacità di costruirlo. Oggi siamo invitati a plaudire a Marino che percorre Roma in bicicletta. E non c’è altro da aggiungere.

Alberto Benzoni

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