mercoledì, 20 Novembre, 2019

Undici nuove scosse in Emilia. L’esperto, fase di assestamento durerà per un anno

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Sono state undici le scosse registrate dalla mezzanotte di ieri alle 8.30 di questa mattina che, ancora una volta, hanno fatto tremare la terra emiliana interessando anche una parte di Lombardia. Oltre a colpire ancora le zone intorno a Modena, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna, le scosse si sono sentite fino alla provincia di Mantova. Il movimento sismico più violento è stato rilevato verso le 3.48 di questa notte, con una magnitudo di 4,3 della scala Richter. Intanto continuano le verifiche di agibilità post-terremoto messe in atto dalla Protezione Civile che fa sapere che, ad oggi, sono stati effettuati sopralluoghi in circa 6.736 edifici, dei quali solo il 37% sono stati classificati agibili.

 

INGV: “E’ STATA UNA REPLICA” – Si tratterebbe di una ripetizione di quel sisma iniziato il 20 maggio, così ha spiegato il fenomeno Alberto Michelini un funzionario della sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: «È stata chiaramente una replica, ci troviamo nella sequenza cominciata il 20 maggio scorso e la cui area epicentrale si è estesa nella direzione Est-Ovest, con il terremoto del 29 maggio. Adesso la sequenza sta andando avanti». Questa ulteriore scossa sembrerebbe sorprendere poco gli esperti che ritrovano la ragione dei movimenti sismici verificatesi nella notte con la naturale evoluzione degli eventi che solitamente seguono una scossa forte di magnitudo 5,9 quale è stata quella che ha interessato per la prima volta l’Emilia il 29 maggio.

VERIFICHE DI AGIBILITA’: 37% IDONEO – Se l’Italia ne ha già avuto abbastanza di terremoti, soprattutto nel cuore della regione colpita, Alberto Nichelini dell’INGV ha spiegato quanto questo genere di fenomeni fisici si svilupperanno «nell’arco di un anno, periodo durante il quale i terremoti più forti, come quello avvenuto questa notte, andranno diradandosi e le scosse diventeranno sempre più rare e meno intense». Intanto continuano le verifiche di agibilità post-sismica messe in atto dalla Protezione Civile, che dall’inizio del sisma fino ad oggi ha accertato la praticabilità di circa 6.736 edifici permettendo l’utilizzo di circa il 37% delle strutture, dichiarandone “temporaneamente inagibili” circa il 17%, lasciandone il 12% ancora soggette ad approfondimenti, il 6% inagibili ed il 5% che hanno riportato danni rischiosi solo all’esterno.

IL DRAMMA DELLA COMUNITA’ – Se il 37% degli edifici, circa 2.392, sottoposti a verifiche sono risultati idonei all’utilizzo, il 33% (circa 2.072) sono stati classificati come inagibili. Gli sfollati ormai sono circa 16.085 e mentre la terra trema molti continuano a vivere nelle tendopoli tra la paura di nuove scosse e il divieto di non poter tornare nelle proprie abitazioni danneggiate o, in alcuni casi, distrutte. Sono circa 9.871 le persone ospitate nei 35 campi tende allestiti nelle zone colpite. Intanto, nel Ferrarese, purtroppo non ce l’ha fatta la donna trentottenne incinta di pochi mesi abitante di Finale Emilia che nel terremoto del 29 maggio si era sentita poco bene perdendo il bambino ed entrando in coma. «Il terremoto l’aveva vissuto con terrore, con grande paura, tanto che nei giorni successivi veniva da noi, nella nostra casa di Scortichino» ha detto il padre.

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