mercoledì, 3 Giugno, 2020

Un’economista per il coronavirus

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L’impatto del Coronavirus sullo stato già debolissimo dell’economia italiana sarà drammatico. Il nostro sistema è arretrato e non sufficientemente integrato con gli altri Paesi. Occorre affrontare una doppia emergenza che evidenzia carenze di carattere strutturale. Ecco che non stupisce che il Premier abbia voluto al suo fianco consulenti esperti di economia come Mariana Mazzucato e Gunter Pauli. Pauli si inserisce pienamente nel solco innovativo dello sviluppo sostenibile. Mazzucato è un personaggio importante e che potrebbe lanciare un segnale strategico. Fondatrice e direttrice del’Institute for Innovation and Pubblic Purpose, docente alla New York University e all’Università del Sussex, Mazzucato è da una decina di anni che si fa notare per l’originalità delle sue idee circa il rapporto tra Stato e economia. Idee che ha avuto modo di divulgare attraverso saggi come “Lo Stato Innovatore”, “Ripensare il Capitalismo” e “Il Valore di Tutto”.

Spesso è stata accostata ad alcune posizioni di Varoufakis, con cui per un breve periodo a avuto rapporti, ma a differenza dello spregiudicato fautore del tentativo sciagurato della Grexit, l’economista italo-americana si differenzia in modo sostanziale, nonostante i ripetuti tentativi di strumentalizzare il suo pensiero, Mazzucato è convinta sostenitrice che non può esserci nessuna “exit” benefica per nessuno! E’ convinta che le critiche , piuttosto aspre, all’attuale sistema economico-finanziario europeo e alle sue regole, debbano essere risolte all’interno di una dimensione europea. E alle crisi globali le soluzioni vadano per forza ricercate in uno sforzo internazionale che riguarda tutti.

Duramente critica verso le politiche di “austerity” , fu molto esplicita nel dire che “…oggi in Europa occorre investire ampiamente in tutti quei settori ed aree in grado di determinare un incremento della produttività, come formazione del capitale umano, istruzione, ricerca e sviluppo, nonché nelle banche pubbliche e nelle agenzie che favoriscono le sinergie tra settori diversi ad esempio le collaborazioni tra mondo scientifico e imprese. Il problema dell’Italia non è il debito (e su questo punto occorre non strumentalizzare ideologicamente questa affermazione ma anzi inserirla in un quadro più ampio di ricerca in cui risulta evidente che invece lo è) ma è la mancata crescita, perché da almeno venti anni non si fanno investimenti di questo genere. Ciò che è mancato… è un piano comune di innovazione e di investimenti.” In sostanza, l’economista ha un approccio inclusivo e globale nella risoluzione dei problemi. E le sue critiche non si accompagnano a frettolose scorciatoie ma anzi impongono riflessioni comuni da parte di tutti i soggetti, Bce, istituzioni europee, governi… sempre convinta che è proprio il deficit di collaborazione tra soggetti (Paesi, banche, Bce, UE) il motivo per cui siamo esposti pericolosamente a crisi sempre più ricorrenti e sempre più forti. La mancanza di una risposta comune che sia strategica. Gioca molto d’attacco ma è inflessibile contro scorciatoie populiste e demagogiche.

Autrice di numerosissimi saggi, molti pubblicati da LaTerza, con “Lo Stato Innovatore” si impone all’attenzione del mondo politico e economico sottolineando che le grandi sfide che la globalizzazione richiede necessitano di un nuovo protagonismo sinergico tra le varie forze in cui lo Stato non si sottragga ma abbia il coraggio di fare la sua parte mettendo in condizione il mercato di indirizzarsi verso settori assolutamente da sviluppare. Con questo suo primo “lavoro” pubblico si pone in maniera assolutamente provocatoria contro il dilagante laissez-faire. In più , inizia a farsi strada la questione di come evitare i grossi squilibri finanziari che la globalizzazione ha portato con sé insieme allo sviluppo. Interi continenti emergono dal terzo mondo e diventano potenze industriali egemoni. Ma all’interno del vecchio continente aumentano le insicurezze e le diseguaglianze. Come fare? Con “Ripensare Il Capitalismo” ecco che approccio della Mazzucato si fa più chiaro. Non “abbattere”, non “uscire” ma “Ripensare” il capitalismo! Un sistema economico più innovativo, sostenibile e inclusivo è possibile. Ma occorre, ovviamente, lavorare duramente, “riformisticamente”, affinchè sia possibile un approccio più adeguato e nuovo di concepire le politiche pubbliche. L’enorme crisi da cui sembriamo non uscire e che anzi prospetta un orizzonte sempre più cupo necessita di capire a fondo le dinamiche che attualmente regolano il sistema capitalistico contemporaneo. Non vi è alternativa, non esiste una “exit”, al capitalismo. Come non esiste una “exit” al processo di globalizzazione. Ma esso deve essere riformato e reinterpretato per evitare buchi neri che già di intravedono all’orizzonte. Riformare per migliorare e far circolare la ricchezza. Trasformare un sistema parassitario in uno che sia interdipendente. Inutile nasconderci, l’impatto che il virus (o i virus) e il panico scatenatosi nella popolazione hanno un’origine anche nell’incapacità iniziale del governo di coordinare l’emergenza. Fino a oggi si è proceduti a tentoni, a macchia di leopardo. Emerge la mancanza di una strategia di qualità capace di gestire le emergenze.

E , badate, che siamo entrati in una fase in cui le “emergenze” saranno all’ordine del giorno. Occorre essere lungimiranti e muoversi su più livelli. In tutto. Quello che è purtroppo certo, nella confusione tra notizie e fake, sarà il drammatico impatto che il Coronavirus (e annessi e connessi) avrà sulla nostra economia. Sulla tenuta del sistema finanziario già attaccato per la sua debolezza intrinseca e strutturale. Ecco che anche a Palazzo Chigi scatta l’allarme rosso. Vedere tremare l’anello debole della UE è un miraggio per taluni. Mariana Mazzucato si occuperà proprio dei principali dossier economici, a partire dal rilancio delle imprese e delle industrie che maggiormente soffriranno per l’epidemia di queste settimane. Basterà?

 

Massimo Ricciuti

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