giovedì, 18 Luglio, 2019

Ungheria: gli studenti potranno studiare solo sui “libri di Stato”

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Continua la deriva autoritaria in Ungheria. Dopo il controllo da parte del governo dei principali mass-media, la politica disumana sui migranti (compresa l’illegale detenzione dei richiedenti asilo), la guerra alle Ong e la chiusura di diverse università, il premier Viktor Orban, uomo forte del paese magiaro, si appresta a censurare i testi scolastici non allineati.

È questa una delle misure più controverse, inserite nella riforma dell’istruzione pubblica, che bandisce i libri scolastici pubblicati da editori privati.
Nelle scuole statali potranno essere ammessi solamente libri editi e autorizzati dal Centro Statale dello Sviluppo dell’istruzione (Ofi).
Immediatamente si è fatta sentire la voce di dissenso da parte chi vive tutti i giorni le scuole del paese. Docenti, genitori, intellettuali hanno denunciato come nei libri di testo statali si propagandino le idee nazionaliste portate avanti dal governo di Orban, sostenitore della democrazia illiberale che tanto affascina, nel nostro Paese, la Lega sovranista di Salvini.
Ad esempio, nei nuovi testi scolastici ungheresi, l’immigrazione viene descritta come un fenomeno pericoloso per la tutela dei valori tradizionali della nazione magiara.
A questo proposito, Laszlo Miklosi, presidente dell’Associazione degli insegnanti di Storia denuncia che: “gli studenti imparano che i migranti sono pericolosi, e che la lotta della nazione ungherese contro gli stranieri è un valore assoluto”.
Inoltre, nei testi approvati dal governo, come spiega la Cnn, la sezione dedicata al «multiculturalismo» si apre con una fotografia che ritrae richiedenti asilo accampati sotto una stazione ferroviaria di Budapest.
A contorno dell’immagine, stralci di discorsi di Viktor Orban con l’auspicio che l’Ungheria rimanga «un Paese omogeneo per cultura, mentalità, abitudini di civiltà. Valori che non desideriamo sacrificare». Si aggiungono alcune statistiche che celebrano l’orgoglio nazionale e la vitalità della gioventù ungherese.
L’Unione Europea è descritta come un organismo a difesa dei Paesi del Sud Europa, da cui bisogna difendersi per mantenere la propria “integrità”.
András Romankovics, uno dei cinque editori indipendenti di libri di testo e presidente dell’Associazione nazionale che rappresenta 20 editori, ha avvertito che l’educazione dei bambini è compromessa, senza una vera diversità nei libri di testo.
Anche le Accademie e i Centri di ricerca sono stati posti sotto il controllo del governo. Un decreto ha obbligato gli atenei a rimuovere i corsi relativi alle cosiddette teorie del «gender», cancellando le cattedre istituite in materia in alcuni dipartimenti di Sociologia. Il portavoce governativo Zoltan Kovacs ha detto che “questo studio non coincide con la filosofia del nostro governo”.
La Ceu, l’università fondata dal miliardario filantropo e noto nemico di Orban, George Soros, ha dovuto trasferire tutti i corsi a Vienna perché il governo non ha rinnovato la sua licenza, in seguito ad una nuova legge che ha posto limiti molto stringenti alle università dell’Ue e di Paesi terzi, in contrasto con il diritto all’istruzione, alla libertà accademica e alla libertà d’impresa sanciti dalle norme europee. «Due casi che rendono chiaro che la libertà accademica non esiste più in Ungheria», dice la professoressa Eva Fodor della Ceu.
Per questi motivi, nel dicembre 2017, la Commissione europea ha deferito il Paese alla Corte di Giustizia della Ue.
Nello stesso modo, il Parlamento Europeo riunito a Strasburgo, nel settembre 2018, ha approvato la mozione che chiedeva l’avvio delle procedure per l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona all’Ungheria che sanziona i paesi membri ritenuti in contrasto con i valori fondanti dell’Unione Europea.
Negli scorsi mesi, migliaia di ungheresi sono scesi nelle piazze delle principali città per opporsi alla deriva autoritaria, allo smantellamento dello Stato di diritto (compresa una riforma del sistema giudiziario che sottrae poteri decisivi alla magistratura) e alle leggi “neoschiaviste”.
In materia di diritto del lavoro, il governo di destra ha approvato un provvedimento che aumenta da 250 a 400 le ore di straordinario che possono essere richieste ai lavoratori nell’arco di un anno.
Queste decisioni hanno provocato moti di rabbia popolare che, tuttavia, non hanno, per il momento, minato il consenso di cui gode Orban nell’Ungheria più profonda e nei ceti popolari spaventati dalla società aperta.

Paolo D’Aleo

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