venerdì, 6 Dicembre, 2019

Ungheria, le speranze per un riscatto democratico ed europeo

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Le prime crepe sul piano interno cominciano a interessare anche chi, come Viktor Orban, in Ungheria, sembrava invincibile usando il populismo e il sovranismo come arma procacciatrice di facili consensi. Le elezioni amministrative di domenica scorsa hanno visto 11 dei 23 capoluoghi di provincia interessati andare alle forze di opposizione. Il risultato più eclatante e sorprendente è stato quello della capitale Budapest. Dopo nove anni di dominio incontrastato del candidato di Fidesz, il partito di governo, ha vinto Gregely Karacsony espresso dall’accordo di verdi, socialisti e altre forze di opposizione con il partito di estrema destra Jobbik, ostile a Orban, che ha deciso di non presentare una candidatura alternativa favorendo indirettamente Karacsony.

La formula dell’unità contro Orban si è rivelata vincente insieme anche all’intelligente programma di Karacsony, apprezzato dai cittadini della capitale basato su un forte impegno ambientalista ma anche su temi strutturali come l’ampliamento della metropolitana e una particolare attenzione verso i temi sociali. Questo risultato come quello dei giorni scorsi di Varsavia e di due mesi fa a Istanbul (il cui sindaco è stato il primo a congratularsi con Ksracsony) apre concrete speranze di un inversione di tendenza in Paesi in cui autoritarismo e scarso rispetto per i valori europei sembravano avere la prevalenza. Naturalmente in Ungheria Orban mantiene una solida base di consenso , soprattutto nelle città minori e del centro sud, ma la formula vincente di Budapest fa pensare alle opposizioni democratiche di poter ripetere questo esperimento e di poterlo proporre in qualche modo anche alle prossime elezioni politiche che si terranno tra tre anni. Viktor Orban ha incassato il colpo forte dei dati positivi che continuano a contrassegnare la situazione economica del Paese con un Pil che nel 2018 è aumentato del 4%, la diminuzione della disoccupazione e l’ aumento dei salari e ha rilanciato le sue misure e i suoi progetti con il rifiuto di condividere gli accordi europei di ridistribuzione dei migranti e proprio nelle ultime ore con il veto (insieme alla Bulgaria) sulla proposta di un embargo comune europeo sulla vendita di armi alla Turchia dopo l’aggressione al popolo crudo.

Ma il voto di Budapest e di altre città ha riacceso le speranze di un riscatto democratico e europeo del popolo ungherese e di un cambiamento frutto non di scelte isolate ma di una rinnovata e generale tensione civile.

Alessandro Perelli

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