martedì, 25 Febbraio, 2020

UE, attore politico globale o rappresentante privilegiato?

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Le scelte populiste nell’odierno contesto geopolitico ripropongono problemi vecchi – sfere d’influenza, approvvigionamenti energetici ed integrità dei confini – con nuove criticità – cambiamenti climatici e migrazioni di massa. In questo contesto globalizzato l’Unione
Europea si mostra incapace di relazionarsi in maniera attiva quale attore politico internazionale, qualificandosi come interlocutore privilegiato.
L’area geografica sulla quale insiste l’UE descrive, in ottica economica, la prima potenza commerciale globale, intervenendo sul 15 % degli scambi mondiali. Il PIL di tutti i beni e servizi prodotti è maggiore di quello dell’economia statunitense , risultato frazionato nelle ventotto entità territoriali che la compongono.
Le proposte per una realtà unionista più forte si colgono, quindi, attraverso l’analisi delle “identità” internazionali qualificabili come attori del panorama globale: USA, India, Russia, Cina e Brasile. Questi paesi sono caratterizzati da una tendenziale omogeneità linguistica e politica. Significative differenze idiomatiche si rinvengono in India; lo stato federale a forma repubblicana riconosce ventuno lingue regionali e due nazionali, hindi e inglese. La struttura politica ed istituzionale degli stessi, inoltre, si compone in realtà federali
o dalla forte gestione centralizzata capaci di guidare realtà culturali ed industriali a tratti eterogenee.

Affinché possa riconoscersi all’Unione Europea il ruolo di attore politico essa dovrà evolversi in una realtà di stampo federale, capace di immaginare una comunanza linguistica. Questo lungo processo ha, però, necessità di un vasto consenso da parte dei cittadini e dei
governi che la compongono, supportato da un importante sforzo culturale in tal senso.
Diversa è la questione relativa al rafforzamento del ruolo di interlocutore privilegiato nell’attuale sfera politica.
E’ in questo momento di “irresponsabilità”, caratterizzato da scelte politiche miopi e non inclusive, che l’Unione Europea deve tenere alta l’attenzione sulla tutela dell’ambiente ed il rispetto dei diritti umani.

Questo processo è perpetrato attraverso lo sviluppo sostenibile , inteso come “… continuo miglioramento della qualità della vita sulla terra delle attuali e future generazioni , assicurando a tutti i popoli il godimento dei loro diritti e libertà ”, teso alla riduzione degli effetti del cambiamento climatico. Problematica, questa, aggravata dalla crescente dipendenza dell’UE dalle importazioni di energia da paesi terzi, in particolare di petrolio e di gas. Nel 2016, infatti, più della metà (53,6 %) dei consumi interni lordi di energia dell’UE-28 era coperta dalle importazioni.

In considerazione delle presenti e future migrazioni di massa, incentivate dal cambiamento climatico, l’UE dalle frontiere chiuse sta procrastinando la necessaria pianificazione di strategie atte alla salvaguardia ed al rispetto della vita e dignità umana, dentro e fuori i suoi confini.

L’Unione Europea è arrivata ad un punto importante della sua esistenza. Per essere attore nella complessa realtà internazionale deve trovare una sintesi tra le 28 peculiarità “regionali”, attraverso un’evoluzione istituzionale inclusiva. Nell’attuale scacchiere globale,
per un ruolo geopolitico di rilievo, deve rafforzare la propria leadership culturale nel solco di uno sviluppo socio-economico etico e sostenibile.

Antonio Musmeci Catania
Segretario Fgs Roma
Circolo C. A. Rosselli

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