mercoledì, 27 Gennaio, 2021

UE, la Bulgaria blocca l’adesione della Macedonia del Nord

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Martedì 17 novembre la Bulgaria ha bloccato la fase di adesione della Macedonia del Nord all’Unione Europea.  Un intralcio inaspettato dopo che  con l’Albania la giovane Repubblica nata dalle ceneri dell’ex Jugoslavia aveva negli ultimi due anni superato prima l’opposizione della Grecia e ultimamente la frenata da parte della Francia. L’ostacolo più duro era stato superato nel giugno 2018 quando era stato firmato lo storico accordo tra i Primi ministri Zaev e Tsipras sul nome divenuto appunto Macedonia del Nord fatto che aveva rimosso i divieti elleneci al processo di adesione alla UE. Rimanevano ancora delle frizioni secondarie come l’intitolazione dell’aeroporto di Skopje a Alessandro Magno, considerata da Atene una appropriazione culturale indebita ma  il via libera era stato concesso. Poi si era messa di mezzo la Francia spalleggiata dall’Olanda che aveva preteso,  da parte della Commissione, prima di avviare il processo di adesione, il cambiamento dei meccanismi che regolano le nuove entrate. Ma alla fine il 27 marzo dell’anno in corso era stato superato anche questo problema. Nessuno si aspettava però il blocco attuale della Bulgaria, Paese, tra l’altro, che negli anni scorsi si era speso per l’allargamento ad est dell’Unione Europea e che nel 1991 fu il primo a riconoscere la nuova Repubblica nata dalla dissoluzione dell’ ex Jugoslavia.  Nella videoconferenza tra gli Stai membri di martedì 17 la Ministra degli Esteri bulgara Ekaterina Zaharieva ha  precisato che la Macedonia del Nord non si sia comportata correttamente nella presentazione dei documenti richiesti in quanto li ha definiti compilati in lingua  macedone  e non in bulgaro da cui, secondo Sofia, deriva il linguaggio macedone. Inoltre, secondo la Zaharieva, il Governo di Skopje non ha preso l’impegno di non alimentare le rivendicazioni della minoranza macedone in Bulgaria. Da qui le motivazioni del blocco.

 

In realtà queste sono apparse dichiarazioni di copertura del reale motivo di questo atteggiamento che va ricercata nei problemi interni del Governo di Sofia. Il Premier bulgaro Borisov, in difficoltà per le continue manifestazioni di protesta, starebbe cercando con questa mossa di risvegliare la coscienza nazionale dei cittadini per distoglierli dai problemi economici e sociali interni. Non sarebbe estraneo  a questa posizione anche il fatto che un alleato della coalizione di governo, il Partito nazionale, particolarmente impegnato a contestare l’identità della Macedonia del Nord, avrebbe minacciato di uscire dalla maggioranza provocando la crisi. Inoltre si possono aggiungere  motivazioni storiche che attestano i cattivi rapporti tra le due  etnie che riguardano la lotta contro gli ottomani  per la liberazione dei bulgari e dei macedoni di cui tutti e due i Paesi si attribuiscono la paternità e il merito.  Fatto sta ed è che si è giunti ad un punto pericoloso di tensioni politiche che ,vista la variegata presenza di minoranze etniche e linguistiche in questi territori, si potrebbe propagare alla vicina Albania ,anch’ essa da poco impegnata nella fase finale del processo di adesione all’Unione Europea. C’è anche infine da rilevare che però ,una settimana dopo questo veto, proprio a Sofia , nel corso di un’ vertice sull’allargamento  ai Balconi occidentali dell’ Unione Europea ,  i sei Paesi in via di adesione, compresa la Macedonia del Nord , hanno firmato un accordo per favorire un mercato comune al loro interno che potrebbe portare un aumento del PIL pari al 3,7:%. Le ragioni economiche ancora una volta sembrano prevalere su quelle politiche.

 

Alessandro Perelli

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