martedì, 22 Gennaio, 2019

Unità dentro e fuori. È la nostra ultima opportunità

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Sorvolando pure la vicenda di questi mesi, tutta interna, occorre tracciare una linea retta, netta, per il nostro futuro, subito.
In questi anni, scanditi da un bipolarismo muscolare, l’ossessione del governare a tutti i costi ha lacerato il tessuto politico della sinistra. Abbiamo lasciato alle spalle le nostre difficoltà, dimenticando due questioni dirimenti: il rapporto con l’Europa e con un capitalismo sempre più aggressivo. Kevin Hickson già anni fa scriveva della necessità di un socialismo attuale declinato al contesto moderno. Una definizione politica precisa che scosse a quei tempi la leadership laburista e riaffermò il valore di una tradizione culturale e politica che molti dirigenti della sinistra occidentale hanno da tempo archiviato, alla ricerca di nuove, quanto indefinite, formule per modificare il progressismo riformista e “adattarlo” alle mutate condizioni della modernità. Nulla di più sbagliato.
Abbiamo bisogno di recuperare contatto con i nostri valori e le nostre idee fondanti per proporre un’alternativa concreta. Abbiamo bisogno di un partito che sappia recuperare un rapporto con gli ultimi, i delusi, gli emarginati, con il mondo del lavoro, della cultura, un partito non generalista che riesca a ripartire da una analisi attenta della propria storia, riconnettendosi al presente declinando il nostro passato all’attualità.
Negli ultimi anni un inarrestabile processo di globalizzazione senza regole e una crisi economica epocale hanno contribuito alla diffusione di una nuova consuetudine, quella alla disoccupazione, al precariato, differentemente da ciò che accadeva nel secolo scorso. E al dramma della disoccupazione si è aggiunta l’incapacità ad affermare un nuovo modello sociale, a costruire un nuovo sistema di welfare. Non è un caso se nell’Europa del Nord la crisi economica di questi anni ha avuto effetti e incidenze diverse rispetto ai Paesi del Mediterraneo, dove l’assenza di un forte stato sociale ha amplificato le criticità recessive.
Forse se avessimo avuto anche noi una maggiore stabilità sociale, se avessimo centrato l’attenzione sulla creazione di un’occupazione produttiva e dignitosa, realizzato un potenziale e produttivo dialogo sociale, la crisi del 2008 non avrebbe contribuito ad accentuare le difficoltà con le quali da troppo tempo siamo costretti a convivere. Per questo occorre creare lavoro e sviluppo di qualità, opportunità per il Mezzogiorno, un fisco equo e redistributivo, una diminuzione del costo del lavoro, un welfare in grado di rispondere ai nuovi bisogni del paese. Perché senza una scelta che privilegi il sostegno alla crescita e abbandoni le politiche assistenzialistiche o di rigore esclusivo, scalate della burocrazia europea, non avremo alcun futuro. E non e’ mettendo in tasca i soldi agli italiani che affrontano i nostri problemi. Anche perché non è quello che ci chiedono, soprattutto i più giovani.
Ci chiedono semplicemente di avere un’opportunità, l’opportunità di lavorare, di studiare, di costruirci un presente e un futuro.
In questo contesto, il Partito Socialista Italiano esprime la più antica tradizione politica italiana. Una tradizione così gloriosa da dover poggiare su nuovi pilastri capaci di proiettarla nel futuro, attraverso una equilibrata combinazione di esperienza e rinnovamento.
Il prossimo Congresso nazionale dovrà spingersi ancora più in avanti. Abbiamo stabilito la data, il 29 Marzo. Adesso abbiamo due compiti: recuperare unità al nostro interno e aprire una fase nuova. Una unità e una fase nuova che dobbiamo avviare consapevoli dei cambiamenti che stanno accadendo intorno. Il prossimo congresso del Pd rischia di essere una contesa tutta proiettata all’interno, di vedere riproposta in termini aggiornati la storica dicotomia tra posizioni politiche che hanno accompagnato l’evoluzione e il cammino della sinistra comunista italiana. Non possiamo rinunciare a una sinistra rinnovata, riformista. Non possiamo più permettercelo. Unità dentro e fuori.
È la nostra ultima opportunità.

Maria Cristina Pisani
Portavoce Partito Socialista Italiano

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