martedì, 22 Ottobre, 2019

Intervista a Bobo Craxi: “Un’opportunità politica”

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In queste settimane hai espresso le tue perplessità circa il sostegno del Partito al Governo. Anche sulla formazione del Gruppo con la formazione di Renzi hai delle riserve?
È stata, se mi consenti, una settimana socialista molto emotiva. È scomparso il vecchio Direttore dell’Avanti! Villetti a cui tutti eravamo legati da diversi lustri e per diversi motivi, è riapparso il Garofano Rosso come proposta per il nuovo simbolo e questo ha risvegliato tanti sentimenti. Di per sé questi avvenimenti non fanno una politica, come ammoniva Nenni, ma questo ha risvegliato sopite passioni. Anche questa vicenda del nuovo Gruppo parlamentare al Senato ha riacceso discussioni e speranze. Io ho espresso una valutazione positiva.

Perché?
C’è un aspetto tecnico banale che mi fa dire (noi siamo stati parlamentari nella famigerata seconda repubblica e conosciamo tutte le ristrettezze riservate alle micro-minoranze) che ad un Senatore solitario senza nome e senza identità gli si offre l’opportunità di essere parte di un Gruppo Parlamentare con tanto di denominazione propria. C’è un aspetto politico che non sottovaluto: non è Nencini che è andato col cappello in mano da Renzi ma semmai il contrario. Il Partito ha deciso di sostenere la maggioranza di Governo, io come sai ho espresso le mie perplessità, ma se deve farlo è giusto che lo faccia con la dignità ed il ruolo che spetta ad una grande tradizione politica.

I critici dicono che dietro l’angolo c’è la confluenza nel soggetto di Renzi. Formica e Martelli sono stati molto duri con Nencini.
Non è corretto fare processi alle intenzioni. Capisco il riflesso condizionato autonomista che assale tutti i socialisti, persino quelli non iscritti al PSI, e quanto mi riguarda sono impegnato a rafforzare il Partito socialista e non a liquidarlo. Il comunicato congiunto dei nostri compagni Martelli e Formica mi sembrava quasi ispirato dalla segreteria del PD. La verità è che nei confronti di Renzi si muove un atteggiamento che è pre-politico. Egli sbaglia a prescindere e ogni suo avvicinamento fa mettere in guardia. Come nella fiaba di Esopo gli si cuce addosso il ruolo dello scorpione e in questo caso il povero Psi farebbe la fine della Rana. Ma la favola finisce con la morte di entrambi e io penso che non sia questo il caso. Al contrario: il Partito Socialista riconquista un briciolo di visibilità politica uscendo dall’anonimato e diventando un soggetto vivo della dinamica parlamentare e consente a tutto il quadro politico dirigente e militante di non essere più considerati dei patetici reduci nostalgici e di tentare di proseguire un cammino politico autonomo che ci porti a contribuire alla ricostruzione di un soggetto politico che promuova il rilancio di un’area riformista e socialista.

La fase politica con il varo del Conte-bis e la scissione del PD è cambiata quali sono i compiti del PSI?
Il PD dapprima intendeva andare alle elezioni, successivamente ha dato vita al governo coi CinqueStelle nel quale ci è entrato con tutte le sue scarpe sino ad arrivare alla stupefacente teorizzazione dell’alleanza strategica con essi (la vicenda Umbra è di questi giorni) cosa che mi ricorda tanto da vicino la strategia di Veltroni e Di Pietro del 2008. I cambi di rotta del piccolo PSI impallidiscono al confronto. Aprire uno spazio politico autonomo di ispirazione riformista, socialista, dialogare con le forze compatibili con la nostra tradizione, confermare il collegamento con la famiglia del socialismo europeo e rigenerare all’interno del partito un dibattito che non sia autoreferenziale, ma che comprenda anche tutti coloro che si sono espressi anche in forme critiche nei confronti della condotta di questa fase, io interpreto questo come un elemento vitale del socialismo italiano. Bisogna naturalmente indirizzarlo verso una prospettiva unitaria e convincente per tutti. Questo è il compito della nuova classe dirigente. Gli anziani o i compagni della mia generazione sono ancora in campo per aiutare e contribuire alla difesa ed al mantenimento in vita della tradizione socialista. Mi auguro che da quest’ultima lotta “dialettica” scaturisca come diceva il buon Eraclito una nuova “armonia”.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

2 commenti

  1. Daniele Leoni on

    Sono curioso di vedere che cosa capiterà alla Leopolda.
    La Leopolda è una comunità politico-culturale come il Meeting di Rimini o il Sum# di Casaleggio, fatte le dovute proporzioni. Sarebbe un errore legarla a un partito. Come ho scritto nel mio post http://danleoni.blogspot.com/2019/09/voglia-di-comunita.html , c’è voglia di Comunità. Sarebbe bello rivisitare seriamente l’idea di comunità di Adriano Olivetti, che era socialista ma anche cristiano, le cui idee si sposano bene con gli esperimenti d’impresa sociale in Silicon Valley.
    Comunque sono felice che Bobo Craxi sia d’accordo. Per quanto riguarda Matteo Renzi e la sua azione anticraxiana, quando era Sindaco di Firenze, può darsi rispondesse a logiche di partito che oggi sono ampiamente superate dai fatti. Anch’io, in tutti questi anni, ho avuto fiducia che, prima o poi il vento della storia potesse soffiare di nuovo per il socialismo liberale. Ragazzi, ricordatevi che sono della partita!

  2. Paolo Bolognesi on

    Stando a quanto abbiamo avuto modo fin qui di leggere, e andando in ordine cronologico, il PSI avrebbe dato un convinto appoggio alla nascita del nuovo Governo – pur senza farne parte – che viene definito da più d’uno di sinistra-sinistra, a fronte della sua composizione.

    Dopo di che sarebbe stato richiesto di affiancare Italia viva nella costituzione di un gruppo parlamentare, il che può effettivamente rappresentare una opportunità, o una casualità, o anche un “colpo di fortuna” da non lasciar cadere, a seconda di come si vedono le cose.

    In ogni caso, nella vita politica, come nella nostra quotidianità, la fortuna non fa mai male, anzi è benaccetta, anche se poi occorre saperla gestire, ma ci va a mio avviso un po’ stretta la motivazione che quest’ultima scelta guarda ad una formazione liberal riformista.

    Se c’era la precisa volontà di puntare alla costituzione di un soggetto liberal riformista, ”stona” abbastanza l’aver sostenuto un Governo di sinistra-sinistra, a meno che possano oggi definirsi liberal riformisti quanti un tempo erano ritenuti e chiamati “massimalisti”.

    Paolo B. 24.09.2019

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