martedì, 10 Dicembre, 2019

Urne più vicine grazie alle sardine

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Mentre il Governo si dibatte in crescenti difficoltà, Ilva, Alitalia, Mose, tutti punti sensibili su cui è in gioco la credibilità del Paese ed è in atto il braccio di ferro fuori e dentro la sommatoria dei contraenti la maggioranza sul’iter accidentato della legge di bilancio, un’ulteriore tegola si rompe sulla testa del leader Di Maio con la bocciatura della sua proposta di non presentare liste alle regionali prossime di Emilia-Romagna e di Calabria, una proposta nobile di desistenza in favore del PD Bonaccini ed una motivazione meno nobile di non contarsi temendone un sicuro contraccolpo sulla sua leadership nel movimento.

L’impietoso No dei penta stellati oltre ad un colpo assestato a Di Maio, anticipazione della resa dei conti post elezioni regionali, con l’eventuale sconfitta va dritto al cuore dell’alleato PD che se perdesse manderebbe all’aria il Governo liberando in primo luogo i penta stellati dall’ormai insopportabile ipoteca di Di Maio. Ipoteca generata dalla presunzione antidemocratica di un uomo per tutte le stagioni, che si addice solo ad un padre-padrone come Berlusconi. E’ che a questo punto la corsa alle elezioni anticipate mette in conto una valutazione non rinviabile per il PD. Che peso possono avere le sardine, dove prevedibilmente si orienterà il loro voto? Tenuto per fermo prioritario il no a Salvini, come pericolo per la democrazia rappresentativa e strisciante degrado verso l’autoritarismo alla Orban, Il PD, di necessità virtù, è l’unico baluardo per resistere alla marea di destra, impossibilitate le sardine ad organizzarsi in tempi brevi per giocare in proprio. Esattamente il motivo per cui Renzi non vuole fare subito le elezioni, non essendo pronto a misurarsi, occasione ulteriore da cogliere al volo dal PD e sgombrare il campo da un concorrente che peraltro non fa mistero “di voler riservare al PD la sorte che Macron ha fatto fare al Partito socialista. Non è ancora entrato in testa a Renzi che in Italia, senza il sistema semipresidenziale francese, Macron avrebbe fatto la fine di un Micron.

La cosa che scredita Renzi agli occhi dei simpatizzanti PD, a cui vorrebbe attingere, è che accreditava la sua scelta come compatibile tra due forze orientate a catturare consensi l’una all’area di centrodestra e l’altra di sinistra , secondo lo schema, finito sempre a gambe all’aria, del marciare divisi per colpire uniti. Altro che consensualità ci si è ridotti ad una lotta per la sopravvivenza sperperando un patrimonio comune prezioso. L’attenzione ormai si è spostata sulle sardine e su come attrarne i consensi.

Non aiuta certo la vocazione maggioritaria espressa quasi sempre in forma di cooptazione secondo i vecchi modelli comunisti degli indipendenti di sinistra. Ci sarà una ragione perché i movimenti o i leaderismi improvvisati si susseguano a raffica e vengono abbandonati specie se messi alla prova del Governo? Chi volesse uscir fuori da questa sequenza di fallimenti dovrebbe chiedersi il motivo di questi fallimenti (occupazione e sfratto dalle istituzioni) che inevitabilmente scivolano verso la tentazione dell’uomo forte che invoca tutti i poteri, come ha fatto Salvini? Il PD tornerebbe alle sue vocazioni più profonde se mettesse le istituzioni in grado di consentire il funzionamento dell’ascensore politico base d’appoggio a quello sociale nel momento in cui le divaricazioni le disuguaglianze sociali si accentuano anziché diminuire dentro e tra aree territoriali anziché mirare al riequilibrio.

Pensiamo in primo luogo al sud d’Italia la cui condizione di spopolamento delle energie migliori verso altre zone d’Italia o direttamente all’estero condanna il nostro Paese a non riagganciarsi agli altri Paesi europei. Sulle istituzioni, non a caso indicate come la casa comune di tutti gli italiani, si gioca la carta decisiva per il rilancio della democrazia rappresentativa, che ha subito i colpi più duri dall’interno del palazzo da chi ha staccato il cordone ombelicale tra eletti ed elettori optando per il regime dei nominati dalle oligarchie dei partiti, costituendo l’autostrada per l’affermazione dei populismi e dei sovranismi all’insegna della guerra contro la casta. Sapremo nei confronti dei movimentismi di ogni tipo, ultime le sardine, far prevalere le ragioni di riformarle per diventare la casa comune e non il bunker dell’emergente di turno?

Esemplare il caso di Di Maio che arriva a proporre la fine del non vincolo di mandato per mantenere nel suo libro paga i suoi eletti-nominati.

Roca

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