venerdì, 18 Ottobre, 2019

Usa, a 50 anni da Woodstock: parla Massimo Maggiore

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In un’ America che musicalmente continua a mostrare grande creatività ( proprio in questi giorni escono gli ultimi dischi di due “mostri sacri” come Bruce Springsteen , “Western stars”, centrato su atmosfere e temi storici della Frontiera, e Madonna, “Madame X” , 15 brani per oltre un’ora di musica), rilevante, però, risulta il contributo anche di vari artisti italiani operanti negli States. A Los Angeles, anzi, negli ultimi tempi varie personalità nostrane stanno contribuendo alla rinascita della comunità italiana, non solo sul piano della musica.

Massimo Maggiore, musicista e ingegnere del suono di Roma, dove è nato e cresciuto, vive da tre anni a Los Angeles, dove suona stabilmente nei locali cittadini e ad Hollywood: parlare con lui è significativo, per capire tante cose della scena musicale e della cultura statunitensi. “Il passaggio a questa nuova realtà non è stato facile, ma ultimamente le cose stanno andando bene”, ci racconta Maggiore, che suona come chitarrista nella Kendall Rucks & the Zodiac Mafia, una delle band più attive del panorama musicale cittadino: seguirà, a metà luglio, l’uscita del primo singolo, atteso da fan e addetti ai lavori. Il giovane italiano, inoltre, è coinvolto, sempre come chitarrista, in vari altri progetti, con la band “Vicious Roster” e la cantante country, emergente, Kylee Stone.

Ma Maggiore è anche un ingegnere del suono, che presenta diversi crediti in produzioni di successo, come gli ultimi album di Walter Trout, “Survivor Blues”, e John Mayall , “Nobody told me”; oltre che con diversi artisti emergenti, come produttore. “Credo che saper essere multitasking nell’industria musicale di oggi sia fondamentale”, sottolinea l’artista. “Bisogna sapersi diversificare, ma io sinceramente mi diverto ad affrontare ogni progetto con una prospettiva e un ruolo diverso”.

Quest’anno, poi, ricorrono i 50 anni non solo dello sbarco sulla Luna, ma anche del grande concerto di Woodstock: la storica “Tre giorni di pace, amore e musica” che dal 15 al 18 agosto 1969, in piena guerra del Vietnam, con la partecipazione di “mostri sacri” come Joan Baez, i Santana, Janis Joplin, Jimi Hendrix, dimostrò al mondo l’esistenza di una cultura, pur minoritaria, americana contro la guerra e per la libertà’ d’ espressione. Cosa rimane, di quell’ esperienza, nella cultura musicale (e non solo) americana di oggi? “Certo – osserva Maggiore – è stato un passaggio e un momento storico da ricordare, ma che nella cultura moderna (soprattutto, dell’intrattenimento), che si reinventa periodicamente diciamo ogni 5 anni, non può’ che essere un semplice ricordo. Ci sarà’ comunque, entro l’anno, un concerto celebrativo di Woodstock in memoria dei 50 anni (come, del resto, ce ne sono stati in memoria di altri concerti degli anni passati, anche se non cosi fortunati). Ma nel mondo culturale di oggi, dove tutto si muove cosi rapidamente, e di culture e tradizioni musicali ce ne sono ormai miriadi, qualche nostalgico (di musica o tradizione), qualche appassionato o qualche persona che per vari motivi ne ha ricordi diretti c’è ancora. Quello di Woodstock è stato un momento fondamentale della storia musicale americana, che ha prodotto molte sperimentazioni musicali e artistiche, e ha lasciato un segno importante”.

Fabrizio Federici

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