mercoledì, 19 Giugno, 2019

Usa-Cina, sale la tensione per l’affaire Google-Huawei

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La guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina si acuisce, sempre di più, con prese di posizione unilaterali da parte delle due superpotenze mondiali.
In questi giorni lo scontro si sta consumando sulla telefonia e sulle reti di comunicazione globale.
Il produttore di telefonia Huawei, numero uno al mondo per le vendite nel settore nello scorso anno, nonché azienda simbolo della nuova potenza cinese, con un giro d’affari di circa cento miliardi di dollari, utilizza il sistema operativo Android che è stato studiato e sviluppato dall’azienda americana Google.
Tuttavia, il 19 maggio, il colosso informatico statunitense ha annunciato che, nel rispetto di un decreto firmato da Donald Trump, non fornirà i propri prodotti a Huawei.
Il ministro del Commercio statunitense, Wilbur Ross ha dichiarato che Washington ha inserito Huawei e le sue settanta affiliate nella black list delle entità commerciali, per ragioni che attengono alla sicurezza nazionale e agli interessi di politica estera. Questo significa che il colosso cinese non potrà più vendere la sua tecnologia negli Stati Uniti, né acquistarne parti e componenti made in USA.
Questo potrebbe determinare gravi ripercussioni: i prossimi aggiornamenti del sistema potrebbero non essere più disponibili per i clienti che hanno acquistato un telefono cinese e se la situazione dovesse cristallizzarsi, si intravede il rischio concreto di trasformare i prodotti telefonici Huawei in telefoni dotati di una tecnologia ormai obsoleta.
In altri termini, negli scorsi giorni, Google ha sospeso i rapporti commerciali con Huawei privandola del supporto del sistema operativo Android, nello stesso modo hanno fermato le forniture al colosso cinese anche le aziende statunitensi produttrici di microchip e chip (ad esempio Intel, Qualcomm, Broadcom).
Una mossa così dirompente rientra nella “strategia” del presidente americano Donald Trump che vorrebbe costringere Xi Jinping ad accettare le condizioni imposte dagli Usa per far terminare la guerra commerciale dei dazi.
Al contrario rispetto alle attese dell’amministrazione repubblicana, non si è fatta attendere la risposta di Xi e del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei.
Il presidente Xi Jinping, leader indiscusso della Cina, ha lanciato un avvertimento agli Usa: “La Cina è pronta ad intraprendere una nuova Lunga Marcia, ancora una volta”.

Questa mattina Ren Zhengfei, il fondatore di Huawei, è stato intervistato dalla tv statale cinese: «I politici americani sottovalutano la nostra forza, ci siamo preparati e non possiamo essere isolati dal mondo. Gli Stati Uniti sottovalutano le nostre capacità. La società è in grado di continuare a fornire prodotti e servizi. Le sanzioni statunitensi non danneggeranno il core business aziendale”.
Dichiarazioni che lasciano la porta spalancata all’accelerazione dell’ambizioso progetto cinese che potrebbe rappresentare un boomerang, sia per Google sia per Apple. Entrambe si troverebbero a fare i conti con un sistema operativo concorrente, in grado di minare la posizione dominante su scala mondiale di Androide iOs.
Difatti, la casa di Shenzhen è pronta a realizzare il piano B, cui con lungimiranza lavora dal 2012: quello di un sistema operativo tutto suo, alternativo ad Android.
Il colosso cinese ha già il nome del futuro sistema operativo: Hongmeng. La vera sfida sarà quella di convincere sviluppatori e utilizzatori a fare lo switch rispetto alle piattaforme fino ad oggi più popolari.
Di fronte a queste minacce commerciali, è di queste ore, la parziale retromarcia del governo americano che ha concesso una tregua di novanta giorni (fino al 19 agosto) per bloccare definitivamente la fornitura di beni e servizi al colosso cinese.
La decisione di posticipare il blocco operativo risponde anche alle preoccupazioni dei colossi del commercio americano: in una lettera firmata da 173 aziende, tra le quali anche i colossi dell’abbigliamento sportivo Nike e Adidas e inviata al presidente Trump parlano di possibili “effetti catastrofici per i consumatori, per le aziende e per l’economia americana”, a seguito dei dazi imposti sulle scarpe da ginnastica prodotte in Cina che produrrebbe un inevitabile aumento dei prezzi.
Per questi motivi i colossi del settore, a nome dei milioni di consumatori e delle centinaia di migliaia dipendenti, invitano la Casa Bianca a riconsiderare complessivamente i provvedimenti presi.
Nonostante tutto ciò, continua a salire la tensione nello scontro commerciale tra Usa e Cina in vista di un possibile incontro, in Giappone, fra Trump e Xi alla fine di giugno.
Paolo D’Aleo

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