sabato, 15 Agosto, 2020

Ustica. L’avvocato Osnato: «La morte del pilota Nutarelli a Ramstein fu omicidio»

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Ustica-strage-vittima

«A distanza di più di 30 anni dalla strage di Ustica ci mancano i nomi specifici e le circostanze, ma i fatti, ormai, possiamo dire di averli ricostruiti». Con queste parole, l’avvocato Osnato racconta all’Avanti! lo stato delle indagini che porta avanti per conto dei familiari delle vittime di quell’eccidio. Un percorso lungo 33 anni, come quelli che ci separano dalla sera del 27 giugno quando il DC-9 della compagnia Itavia sparì dai tracciati radar trascinando negli abissi del Tirreno il suo carico di ottantuno persone, di cui tredici bambini. In questi anni si sono rincorse tante versioni, depistaggi, mezze verità e palesi bugie. Veleni che hanno cercato di allontanare dalla realtà di quella notte per coprire le responsabilità e che si sono annidati nella coscienza del Paese, insieme a quelli delle altre stragi irrisolte, intossicando la vita civile e le Istituzioni, troppo spesso complici. A distanza di 33 anni, come ricorda Osnato, «non cerchiamo un nome, un capro espiatorio, qualcuno da imputare. Quello che le famiglie delle vittime pretendono è l’accertamento della responsabilità degli Stati che presero parte a quel massacro. Vogliamo chiudere questo vicenda con una verità storica e giudiziaria».

Avvocato Osnato, a distanza di 33 anni dalla terribile notte di Ustica il caso rimane ancora aperto. Non solo quello sul DC9, ma anche quello sull’incidente di Ramstein.

In realtà la pista sul caso della morte del tenente colonnello Ivo Nutarelli, a seguito dell’incidente di Ramstein, si muove da più di un anno e mezzo, da quando cioè ci siamo messi a lavoro con i periti arrivando alla conclusione che non si è trattato di un incidente. La notizia è uscita e non avrei voluto che uscisse così. Ma, dato che ormai è di pubblico dominio posso affermare che non si è trattato di un errore del pilota. Nutarelli, per più di 7 sette volte, ha cercato di riprendere il comando di un aereo incontrollabile. Che si sia trattato di un omicidio colposo o doloso non sono in grado di dirlo, ma di omicidio si è trattato.

Perché parla di aereo incontrollabile?

Perché, dai rilievi che stiamo effettuando, emerge che il pilota cerca di recuperare una linea di volo che l’aereo non recupera da solo, ma nonostante gli interventi il velivolo sembra non farcela. Non dobbiamo dimenticare che Ivo Nutarelli era il solista delle Frecce, uno tra i piloti militari migliori del mondo. Liquidare questo incidente come errore pilota mi sembra paradossale. Del resto la stessa squadriglia che incrociava non doveva trovarsi in quel punto, come non doveva esserlo la seconda, in posizione troppo ritirata. Anche da terra sembra siano mancati i controlli.

Come pensa di approfondire le indagini su questo aspetto?

In realtà non è facile visto che l’aereo è stato fatto sparire. In un primo momento fu esposto in un museo, ma poi l’Aeronautica lo ha richiesto e, ufficialmente rottamato. Rimane, in ogni modo, molto difficile pensare che si sia trattato di un errore de pilota: si deve considerare, infatti, che lo stesso “attraversamento” da parte del solista della squadriglia che procede in direzione opposta rappresenta, in realtà, un’illusione ottica. Nutarelli era, infatti, abituato ad effettuare ben altre manovre, molto più complesse e rischiose, come volare a due metri di distanza dalla pista. Inoltre sembra mancassero dall’hangar di manutenzione i cosiddetti “riscontri”, due grossi pesi di ferro molto pesanti che vengono messi a terra e collegati con le punte delle ali quando il velivolo è in pista in caso di forte vento. Spariti. Ipotizziamo che fossero stati messi dentro la carlinga, liberi, trasformati in dei proiettili che vanno a colpire la stabilità dell’aeromobile o vanno a incastrarsi sotto la pedaliera o la cloche. A mio modestissimo parere, il fatto che si sia poi verificata la collisione che ha determinato la strage di quelle proporzioni è solo una terribile casualità. L’obiettivo dell’omicidio era solo Nutarelli. Lo si voleva zittire perché lui quella notte aveva visto ed era intenzionato a parlare. In più di un’occasione aveva detto ad amici e parenti di “sapere che il Dc9 lo avevano tirato giù”.

Cosa aveva visto Nutarelli di così importante?

Nutarelli, insieme al suo collega Naldini, presero parte ad un’esercitazione proprio la sera di quel 27 giugno del 1980 e, sicuramente, videro qualcosa di grave visto che lanciarono 3 allarmi generali. Del resto risulta che da Ciampino qualcuno si accorse che due velivoli militari avevano invaso la aerovia civile sulla quale volava il volo IT-Tigi, cosa non consentita, dicendo alla radio testualmente “levatemi dai coglioni quei due caccia”. Ciampino aveva visto in diretta due caccia che volavano a trasponder spento che incrociavano la rotta del DC9.

Da allora sono partiti i depistaggi?

Consideri che l’incidente si è verificato alle ore 9 e subito è stato informato il comandante di Ciampino, Bartolucci, che si informa su quale sia il punto dell’incidente. Gli viene detto che la sparizione del volo civile è avvenuta sul punto chiamato “Condor”. Per Bartolucci ci vogliono pochi millisecondi per capire cosa sia accaduto. Il punto Condor altro non era se non l’intersezione tra la famosa aerovia civile “Ambra 13” e un’aerovia militare francese denominata “Delta-Whisky 12”. La “Delta Whisky” era un’aerovia abusiva, dunque Bartolucci immediatamente intuisce e dice “guardate se qualche pollaccione si è incrociato”.

Quindi cosa sarebbe accaduto?

Quella sera in servizio a cimpino c’era il colonnello Russo in servizio e, invece di staccare, rimase chiuso nella sua stanza fino alle 9 di mattina. Ci mette 12 ore per “epurare” tutto il tracciato radar da tutti i plot che indicavano la presenza di altri velivoli in quel pezzo di cielo molti dei quali con il trasponder spento. Quel tracciato è stato consegnato alla magistratura solo la mattina dopo.

Come ha giustificato i suo “straordinari” il colonnello Russo?

A chi gli ha chiesto come mai si fosse chiuso nella sua stanza senza nemmeno guardare i telegiornali in una notte così particolare, rispose che aveva necessità di capire il punto esatto della collisione. Peccato che, poi, ha inviato i dati solo alle 7 della mattina dopo, quando i soccorsi avevano già identificato l’area.

In che direzione si può andare, oggi, per arrivare più vicino possibile alla verità, dunque?

La procura della Repubblica di Roma sta sentendo i militari francesi, molti di loro ancora in servizio. Probabilmente, dunque, opporranno il segreto militare che, però, rappresenta già una risposta. Significa “sappiamo qualcosa, ma non possiamo dirlo”. È una sorta di ammissione del fatto. La verità è che a distanza di più di 30 anni dalla strage di Ustica ci mancano i nomi specifici e le circostanze, ma i fatti, ormai, possiamo dire di averli ricostruiti. Ma, temo che per cultura politica e tradizione la Francia non ammetterà mai la responsabilità.

Anche in Italia ci sono delle resistenze nonostante siano passati tanti anni. Perché?

Perché si tratta di giochi di potere. Ci sono intere carriere costruite sulla menzogna. Questa stessa domanda la faccia a Giovanardi che continua a sostenere l’assurda tesi della bomba, sbugiardata da tutte le perizie. Non si vuole che emerga la verità perché ci sono dei baratti,  giochi di potere sul mantenimento del silenzio, per tutelare interessi reciproci. Ci sono ancora troppi politici che giocano con questa storia.

Roberto Capocelli

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