martedì, 12 Novembre, 2019

Vaccini, il d-day non c’è stato. Copertura al 95%

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Vaccini-sanzioni medici

Il temuto caos per il ‘d-day’ vaccinale, il primo effettivo giorno di scuola da dentro o fuori per i bambini inadempienti, non c’è stato. Pochissimi gli episodi critici: quattro bambini sono stati respinti da un istituto di Milano perché non vaccinati, altrettanti da una scuola di Sulmona, alcuni anche nel Cagliaritano. In teoria entro sabato 10 marzo i genitori che, all’inizio dell’anno scolastico, avevano presentato un’autocertificazione, avrebbero dovuto produrre documenti ufficiali della Asl o sull’avvenuta vaccinazione o su una prenotazione richiesta prima del termine e fissata nelle settimane successive. Ma molti ancora mancano all’appello: secondo le stime sono circa 30 mila i bambini da 0 a 6 anni non in regola, di cui più della metà, secondo gli esperti, figli di genitori “no-vax”, mentre per gli altri si tratta solo di ritardi o dimenticanze. Ma la temuta “guerra” all’ingresso delle scuole tra presidi e genitori non c’è stata.

“Nessuna particolare criticità” risulta al ministero dell’Istruzione, e neanche all’associazione dei presidi. D’altra parte la situazione è decisamente a macchia di leopardo: per dieci regioni (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Valle d’Aosta, Sicilia) e nelle due province autonome di Bolzano e Trento è prevista una procedura semplificata per via telematica, e saranno le Asl a comunicare direttamente con le scuole: non ci sarà bisogno che il genitore presenti la documentazione. Di fatto in queste regioni anche i no-vax più ostinati potranno mandare i figli a scuola fino al 30 aprile. In altre zone si sono studiate delle forme di proroga, perlomeno sul piano sanzionatorio. È il caso di Bologna, dove alle famiglie inadempienti è stata inviata una raccomandata dove e’ stato fissato un appuntamento per la vaccinazione nel periodo compreso tra il 2 maggio e il 29 giugno. Solo in seguito (nel caso di mancata vaccinazione) scatterà una diffida con il rischio di inadempienza.

Ma il dato più importante, sebbene ancora parziale, è quello sulle coperture vaccinali: dopo il varo della legge l’esavalente è schizzato a oltre il 95% di copertura, raggiungendo dunque il target Oms che garantisce la cosiddetta immunità di gregge, un livello che non si vedeva da dieci anni. Per il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia si è arrivati al 93%, un record assoluto. “Sicuramente il trend è positivo – spiega Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità – segno che la legge funziona. L’obiettivo non era colpevolizzare i genitori, ma alzare le coperture vaccinali per la tutela della salute di tutti”. Se i dati complessivi ancora non ci sono (“bisognerà aspettare l’inizio del prossimo anno scolastico”, prevede il past president della Siti Carlo Signorelli) arrivano i primi numeri dalle Regioni: in Veneto ad esempio risultano 8.500 bimbi ancora non in regola (ma essendo una delle dieci regioni con procedura elettronica i tempi si allungano).

Nel Lazio la copertura è altissima, oltre il 97%: per la fascia di età 0-3 anni risultano appena 30 casi ancora da regolarizzare. In Toscana ci sono più problemi, con oltre 13 mila bambini non vaccinati. E se Umbria e Puglia sono in linea con i primi dati nazionali, ossia una copertura del 95%, nelle Marche mancano ancora all’appello quasi 14 mila bambini (ma in questo caso il dato è sulla fascia 0-16 anni).

Di certo non tutti i nodi sono venuti al pettine: entro il 10 marzo, come detto, bastava presentare il documento della Asl con la avvenuta prenotazione, quindi i tempi per valutare quanti si sono effettivamente vaccinati si allungano. “C’è anche chi ha avuto appuntamento a luglio – spiega infatti Signorelli – In quel caso tecnicamente il bambino è in regola ma non sarà vaccinato per altri tre mesi, poi la sua posizione sarà sanata”. Almeno in teoria, perché oltre a chi dice “no” a tutti i costi e chi è solo in ritardo c’è un terzo fenomeno: “Sappiamo che ci sono casi di genitori no-vax che hanno comunque fatto la prenotazione, spesso consigliati dagli avvocati, se non altro per prendere tempo. Poi si vedrà se i loro figli saranno vaccinati davvero o no”.

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