domenica, 7 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Vagabondo, il poeta della libertà

0

Quando una persona viene definita “vagabondo” lo si pensa quasi con simpatia, come se si trattasse di un personaggio da cartoon, e non una persona in carne ed ossa, miserabile, costretto a una vita di stenti e a vagare errando e nomade da un posto all’altro. Nell’immaginario collettivo viene rappresentato naturalmente ozioso, poco impegnato nel lavoro e nello studio. Per farla breve, il vagabondo per i più vive di espedienti ed è privo di fissa dimora. Ecco, abbiamo raccontato la parte visibile di una persona che per il suo comportamento viene etichettata, a sproposito o no, come “vagabondo”. Oggi però ci chiediamo: e se la libertà corrispondesse a uno stato mentale di confusione, di solitudine, di fragilità emotiva, la società come si comporterebbe in questo caso? Perché il vagabondo è tante cose e anche niente…ma oggi se le persone non sono identificate all’interno di un protocollo che qualcuno ha preordinato per loro è come essere invisibili. Quando le cose non si conoscono ci spaventano, le allontaniamo come fossero contagiose; ed è a quel punto che si diventa reietti a nostra insaputa! Sembra che non sia più possibile vivere senza una identità sociale codificata. La società però è anche generosa in quanto per queste persone ha riservato una casella particolare: quella del barbone che viene costretto a vivere ai margini di quella stessa società che in realtà non lo vuole. Oppure quello dell’eremita, il cui status – non fosse altro che per l’immaginario spiritualista e introspettivo implicato – viene percepito come più ‘alto’ e considerevole di rispetto. In un modo o nell’altro, però sei comunque protocollato. Ma il vagabondo è un poeta della libertà che vive fuori dagli schemi convenzionali… in quanto tale, per la nostra società che incasella gli individui, è come meritasse la prigione.

Mi chiedo se la libertà di vivere un vita libera non sia contemplata nel mondo che viviamo. Recentemente ho scritto di un ipotetico eremita che potrebbe isolarsi in mezzo alla gente, ma per il solo motivo che l’eremitaggio è riconosciuto come una attività di riflessione la cosa è passata inosservata, anche se in realtà eremitare in mezzo ad una piazza affollata in verità è vagabondaggio. Una volta c’era un piatto di minestra e una parola gentile ovunque sostasse il vagabondo, ora lo si vuole relegare in un centro di accoglienza come a tenerlo controllato, monitorato, perché potenziale ladro e perfino quasi assassino. Pensiamo davvero che sia così, o è solo una persona senza radici? Il tema lo pongo perché le prove generali di vagabondaggio stanno dilagando in tutta Europa nell’indifferenza generale; troppo presi a demonizzare i migranti e la finanza responsabili di questa nuova forma di esclusione sociale di ultima generazione che non ha eguali nel passato più recente. Anche se la mia personale opinione è che il vagabondo sia solo un poeta della libertà.

 

Eremitare 2

Angelo Santoro

Ed  Goware

Prezzo copertina Euro 10,50

 

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply