sabato, 31 Ottobre, 2020

Vecchio e nuovo

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Uno. Sabino Cassese ha recentemente ricordato come durante i lavori della Costituente sia Massimo Severo Giannini, capo gabinetto di Nenni, che Calamandrei sostenessero con buone ragioni bicameralismo imperfetto e conferimento di maggiori poteri al presidente del consiglio. Sconfitti entrambi. Questo filone fu rinnovato sul finire degli anni settanta per poi divenire la parte centrale della Grande Riforma craxiana. Il punto, dunque, non è la riforma del Senato in sé ma il come.
Due. Negli anni Ottanta furono i socialisti a introdurre il principio dell’autonomia scolastica e ad avviare la discussione sul rapporto tra scuola pubblica e insegnamento privato.
Tre. L’immagine di David che sfida Golia è indubbiamente carica di fascino. Una parte della sinistra italiana individua Tzipras in David. Qualche giorno fa, nel convegno romano con Baron Crespo, abbiamo spiegato quanto poco realistica sia questa tesi. I socialisti greci votavano Sì al referendum. Il Pse avrebbe votato Sì. Io avrei votato per il Sì. Per riaprire le trattative e per convincere la Grecia a utilizzare i nuovi aiuti non solo per i consumi, ma soprattutto per investimenti e riforme.
Quattro. La riforma del lavoro era necessaria. Il decreto che prevede i controlli sui lavoratori è un errore. Errore grave. L’estensione degli ammortizzatori sociali ai dipendenti delle micro imprese una scelta di civiltà. La ripresa del dialogo coi sindacati un dovere.
Cinque. Nella più parte dei sistemi elettorali europei, il premio di maggioranza è più largo di quanto non preveda la legge italiana. Il punto: il premio non è divisibile con l’intera coalizione.
Sei. I diritti civili sono la bandiera di ogni forza socialista. Noi continuiamo a impugnarla anche se dovesse compromettere i rapporti di governo.
Ho citato sei nodi attorno ai quali le forze politiche discutono animatamente. Molte sono questioni aperte. Diremo la nostra dentro e fuori il parlamento. Nel dibattito interno, invece, noto tracce di ritorno al passato. Non il passato recente, ma il precipitare addirittura negli anni in cui il riformismo era considerato un’eresia. Comprendo che nelle stagioni di maggiore difficoltà economica e sociale possa prevalere la tendenza alla polarizzazione sugli estremi. I socialisti, però, non possono farsi trascinare su posizioni confutate da almeno un trentennio. Quello sì che sarebbe un errore letale.

Riccardo Nencini

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