sabato, 24 Agosto, 2019

Venezuela, dal “regime change” al rischio Siria

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La crisi si intensifica in Venezuela: Juan Guaido, il presidente autoproclamato, ha indetto anche per sabato una nuova manifestazione di massa per cercare di fare ulteriore pressione sull’esercito affinché rimuova il suo sostegno al presidente eletto Nicolas Maduro. Almeno 15 stati hanno già riconosciuto ufficialmente Juan Guaido, che dirige il Parlamento venezuelano – quattordici dei quali sono membri del Gruppo Lima, un’organizzazione creata nel 2017 su iniziativa degli Stati Uniti per risolvere il problema.
L’Assemblea Parlamentare Europea si appresta a sostenere ufficialmente il Presidente autoproclamato Gaidò. Tuttavia nonostante questa crescente pressione internazionale, le minacce neanche tanto velate di intervento militare contro Maduro da parte degli americani che hanno avviato delle manovre nella vicina Colombia non è affatto vicina la fine della Rivoluzione Bolivariana e dei suoi epiloghi e lo stallo che potrebbe avviarsi finisce per assomigliare di più alla crisi Siriana che non ad una consueta dottrina del “regime change” tante volte praticata in Sud America dalla potenza Nordamericana. Gli ostacoli non sono di poco conto : sono innanzitutto di legittimità istituzionale, posto che Maduro è stato riconosciuto come Presidente da una parte della Comunità Internazionale, sono di natura politica, perché il gruppo che governa da quasi un ventennio ( il 2 Febbraio si celebra la Rivoluzione Bolivariana avviata dal Comandante Hugo Chavez) gode di un sostegno popolare interno sempre più ridotto ma significativo nonché di un esplicito appoggio di Cina, Turchia e soprattutto della Russia di Putin che si è esposta in questi mesi nel riarmo della forza armata venezuelana e si è detta (assieme ai cinesi) disponibile a sostenere il paese nel caso le inevitabili sanzioni internazionali si facessero più contundenti.
Ma la crisi della parabola della Rivoluzione Bolivariana è in atto, non si tratta solo delle denunce degli attivisti per i diriti umani che lamentano la lunga sequenza di arresti di personalità politiche che si sono opposti al regime, non solo delle forzature operate da Maduro alla struttura istituzionale del paese ma innanzitutto è la spaventosa crisi economica che ha collassato le fondamenta del Regime Politico. Una sequenza di errori strategici ha prodotto la fuga dei capitali, la penuria economica e un esodo dei cittadini dal paese verso l’Europa ma soprattutto verso i paesi confinanti che ha costretto la comunità Sudamericana ad assumere una posizione netta e intransigente a favore del cambio di regime in Venezuela
Il crollo in cui è immersa l’ex nave ammiraglia dell’America Latina, la principale riserva petrolifera del pianeta è drammaticamente evidenziato dai numeri : Nello specifico, in Venezuela, una scatola di uova, un chilo di farina di mais o un rotolo di carta igienica costa quasi la metà del salario minimo (circa 180 milioni di bolivar). Questo reddito minimo, che è stato moltiplicato per 35 quest’estate per cercare di compensare gli aumenti dei prezzi, non serve nemmeno a pagare un pranzo. I venezuelani hanno in tasca milioni di bolivar, ma questi milioni non hanno valore.
L’agenzia finanziaria Bloomberg ha creato un indice specifico basato sul prezzo del budino di caffè servito a Caracas: quest’ultimo testimonia di un tasso di inflazione di diverse centinaia di migliaia di per cento, questa cifra può raddoppiare o triplicare un giorno all’altro.
Anche le istituzioni internazionali stanno lottando per ottenere dati attendibili dal paese: il comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha appena ottenuto i dati economici che ha richiesto per mesi a Caracas e si incontrerà presto per cercare di sviluppare soluzioni potenziali. Il tasso di inflazione per il 2019 è previsto al 10.000.000%.
Nonostante le maggiori riserve petrolifere mondiali, la produzione di oro nero è crollata al livello più basso degli ultimi 30 anni a causa di investimenti insufficienti nelle infrastrutture e nella corruzione. Problema: il Venezuela è legato al prezzo del petrolio, poiché ricava oltre il 90% dei suoi ricavi petroliferi, i cui prezzi sono diminuiti significativamente tra il 2014 e il 2016 sui mercati finanziari.
La situazione di iperinflazione, paragonabile agli episodi vissuti dalla Germania dopo la prima guerra mondiale, o dallo Zimbabwe alla fine degli anni 2000, porta a enormi carenze in termini di cibo e salute. I prodotti essenziali sono diventati non disponibili sul territorio venezuelano, come pollo, carne, riso, zucchero … ma anche medicine.
È stato segnalato un forte aumento dei casi di morbillo (più di 70 morti sono stati segnalati lo scorso anno) e il parto è diventato una via crucis. In assenza di attrezzature chirurgiche o anestetici, le donne vengono inviate da una struttura medica a un’altra e un certo numero di loro finisce per dare alla luce per strada, secondo i giornalisti dell’AFP. Secondo il Ministero della Sanità venezuelano, la mortalità materna è aumentata del 65% nel 2016 e la mortalità infantile del 30%.
Secondo alcune stime, l’80% dei venezuelani è indigente. Per tre anni diversi milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro paese. Nel dicembre 2018, l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha lanciato il suo piano regionale di assistenza per rifugiati e migranti, un primo passo per le Americhe.
In questo quadro la partita che vede muoversi sullo stesso terreno le grandi potenze del pianeta ha certamente un senso politico, che le soluzioni che possono darsi sul piano istituzionale per offrire una via di uscita alla crisi sono naturalmente le benvenute e possono dare un primo sollievo affinché si scongiuri il rischio di una guerra civile, tuttavia l’emergenza è soprattutto di un’altra natura , è economica ed umanitaria ed interroga tutta la comunità internazionale sull’impressionante rovescio che ha colpito una delle nazioni più ricche del sudamerica, governare in nome del popolo comporta anche il fatto che non si metta a rischio la sopravvivenza e il benessere dello stesso, la rivoluzione bolivariana ha nutrito i sentimenti patriottici, l’orgoglio e le dignità nazionale, la sua autonomia da Washington, ma alla fine ha scontato tutte le contraddizioni di un sovranismo che l’ha isolata dal resto della comunità economica e politica in cui il Venezuela deve prosperare. Ci vorranno anni per riguadagnare il terreno perduto.

Bobo Craxi

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