martedì, 23 Aprile, 2019

Venezuela. Longo (Psi): “Italiani in pericolo, Roma si schieri”

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La comunità italiana in Venezuela ha chiesto al governo italiano di riconoscere Juan Guaidó, autoproclamato presidente dallo scorso 23 gennaio, e teme che i tentennamenti di Roma possano provocare problemi e ritorsioni nei suoi confronti, secondo quanto hanno scritto ieri alcuni organi di stampa.
Prontamente, a difesa dei nostri connazionali residenti in Venezuela, è intervenuto il nostro parlamentare Fausto Longo che ha detto all’Avanti:
“In attesa degli esiti, si spera positivi, della riunione dei ministri degli esteri UE a Bucarest domani, in cui si cercherà di raggiungere un’intesa sulla gravissima situazione in Venezuela, la grande preoccupazione per tutti noi, sono gli Italiani residenti in quel paese che si trovano a sopportare angherie, arresti, terrorismo psicologico da parte dei venezuelani stessi che non comprendono la non posizione dell’Italia riguardo al governo del loro paese.

Gli Italiani si trovano a vivere un disagio totale senza appoggio dall’Italia, con la stessa Ambasciata che non si pronuncia con una posizione netta, con il rischio che gli si possano sequestrare i beni o si trovino all’improvviso senza lavoro, costretti magari a fuggire o venendo arrestati perché considerati amici dell’opposizione a Maduro.

La comunità italiana ufficialmente residente, formata da circa 140.000 persone che lavorano come imprenditori, impiegati, commercianti, agricoltori nei settori chiave del Venezuela, si è più volte in questi giorni appellata al governo italiano perché riconosca Guaidò come presidente, cacciando la dittatura che ha portato il paese alla rovina e alla povertà.

La politica estera italiana negli anni passati a Caracas, si è sempre allineata alla posizione della UE, ossia di un’opposizione alla dittatura Maduro, la cui strategia governativa  ha sempre favorito partnership politiche e commerciali con Cina, Russia, Cuba e Turchia.

Attualmente nella UE la posizione spagnola del giovane primo ministro Sanchez è quella di un appoggio a Guaidò, posizione che spaventa gli altri Stati perché potrebbe portare ad un cambio di assetti contrattuali soprattutto nello sfruttamento delle risorse minerarie.
Da anni gli imprenditori italiani soffrono per la situazione economica venezuelana peggiorata durante il governo Maduro, attendono che si alzi una voce dall’Italia in loro aiuto per proteggerli da un pericolo sempre più imminente.

Dov’è l’Italia? Dov’è la solidarietà verso i nostri connazionali? Dov’è un aiuto concreto per uscire da questo impasse?

Serve un rapido sostegno dello Stato e del governo italiano nell’interesse del Paese e delle sue legittime prerogative. Serve il riconoscimento del governo Guaidò, per riappropriarci dei nostri diritti fondamentali, per far uscire il Venezuela dallo stallo e dalla depressione economica e far prevalere la forza della democrazia”.

Con questa ferma presa di posizione, il compagno Fausto Longo ha avanzato una doverosa e legittima richiesta di giustizia per i nostri connazionali che vivono in Venezuela.
Rendiamo partecipi i compagni che ci leggono di quanto sta avvenendo in Venezuela a danno dei nostri connazionali.

Un’attivista politica italo-venezuelana, Laura Gallo (con passaporto italiano), è stata arrestata il 23 gennaio scorso, assieme ad altre 31 persone, tra cui alcuni ragazzini tra i 12 e i 16 anni, durante una retata governativa al termine di una manifestazione nello stato di Yaracuy, a circa 300 chilometri dalla capitale Caracas.
La notizia, diffusa ieri da alcuni organi di stampa, è stata resa pubblica dal figlio della nostra connazionale, Gabriel Gallo, esponente dell’opposizione, dirigente del partito Voluntad Popular (il movimento del presidente ad interim Juan Guaidò e Leopoldo Lopez) e dell’ong Foro Penalvenezuelano.

Un arresto “arbitrario” e “infondato”, a fronte del quale l’intervento dello Stato italiano è stato giudicato dalla comunità dei nostri connazionali in Venezuela insufficiente e “vergognoso”. 
La vicenda Gallo è la seconda che coinvolge un militante italiano di Voluntad Popular: nel 2014 fu arrestato Giuseppe Di Fabio, poi liberato grazie anche alle pressioni politico-diplomatiche dall’Italia. Di origine italiana è anche Lilian Tintori, battagliera moglie di Lopez, ancora agli arresti domiciliari.
Un’enorme dose di malcontento e delusione è vissuta dalla comunità italiana per la scelta dell’attuale governo italiano di non esporsi con chiarezza a favore di Guaidó, come invece hanno fatto altri paesi europei.
Alfredo D’Ambrosio, presidente della Cámara de comercio Venezolano-Italiana ha detto: “In questi giorni noi italiani siamo vittime di una sorta di persecuzione, via twitter ma anche nella vita reale, da parte dei nostri concittadini venezuelani. Ci accusano di ambiguità. Ci dicono che per colpa del nostro Paese il processo di ricambio al potere in Venezuela è stato rallentato, che abbiamo indebolito la posizione europea”.
In particolare gli italiani in Venezuela temono ritorsioni. Alcuni italiani hanno raccontato: “Tu parli con la stampa, poi il giorno dopo arrivano a casa tua con una macchina nera, senza targa. E sparisci per qualche mese”.
La preoccupazione degli italiani in Venezuela è anche economica, perché temono di non poter passare all’incasso e di trovarsi superati nel gradimento del nuovo potere da Paesi, come la Spagna, la cui linea, oggi a favore di Guaidó, negli anni è stata più ambigua. Se la manovra dell’opposizione dovesse andare in porto, uno dei primi passi formali del nuovo governo potrebbe essere la rivisitazione dell’assetto contrattuale relativo allo sfruttamento delle enormi risorse minerarie. Tra le altre compagnie presenti in Venezuela c’è l’Eni che gestisce tre giacimenti (Perla, nel Golfo di Venezuela; Junin 5, nella Faja dell’Orinoco; e Corocoro, nel Golfo di Paria) e che, soprattutto, punta allo sfruttamento futuro di alcune riserve non sviluppate sempre di Perla, scoperte nel 2009 con la spagnola Repsol che adesso potrebbe trovarsi avvantaggiata. Lo stesso discorso vale a maggior ragione per le piccole imprese degli italiani presenti in Venezuela il 65% dei quali con il doppio passaporto. Sono quasi tutti imprenditori che in questi anni hanno sofferto moltissimo la crisi dell’intero sistema. E che adesso si sentono traditi dalle incertezze di Roma”.
Il Partito Socialista Italiano, grazie all’azione dell’on. Fausto Longo, assicura il suo impegno politico a difesa degli interessi di tutti gli italiani residenti in Venezuela, con lo spirito partecipativo per una battaglia umanitaria e di giustizia sociale.

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1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    L’opposizione venezuelana ha avuto incontri clandestini con membri delle forze militari e di sicurezza del paese. L’ha scritto il presidente provvisorio autoproclamato del Venezuela, Juan Guaidò, in un intervento sul New York Times. “Abbiamo offerto l’amnistia a tutti coloro che non sono stati riconosciuti colpevoli di crimini contro l’umanità – scrive Guaidò – Il ritiro del sostegno militare verso Maduro è cruciale per consentire un cambiamento nel governo” (Repubblica). Guaidó vive ormai a un passo dalla clandestinità. Appare all’improvviso nelle strade e tiene comizi brevissimi per poi dileguarsi, racconta il Corriere. “Una precauzione giustificata: il regime di Nicolás Maduro ha preparato il quadro giuridico per incriminarlo o addirittura arrestarlo. E il dittatore sfila accanto ai militari”. (Fonte Pagine Ebraiche)

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