sabato, 27 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Venezuela, si ricorda il passato ma l’incertezza politica resta

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Sono passati 28 anni da quel 4 febbraio del 1992, quando un tentativo di colpo di Stato cambiò per sempre le sorti del Venezuela. Tutto partì per volontà dell’allora tenente Hugo Chavez, che nel 1982 aveva dato vita ad un gruppo politico clandestino d’ispirazione socialista, il Movimento Rivoluzionario Bolivariano – 200, che raccoglieva numerosi consensi all’interno delle Forze Armate.
Erano anni difficili per il Paese; il sistema bipolare del Patto del Punto Fijo, che dalla caduta della dittatura militare di Perez Jimenez, avvenuta nel 1958, garantiva al Venezuela un Governo atlantista e anticomunista, era ormai al tramonto. La situazione precipitò il 27 febbraio 1989, quando una grossa rivolta popolare denominata il «Caracazo», aveva manifestato la propria contrarietà alle misure neoliberiste di Carlos Andres Perez, Presidente sottomesso ai diktat del Fondo Monetario Internazionale. Secondo alcune stime, in
quell’occasione morirono più di 3000 civili, uccisi dal fuoco dei miliari governativi. Da allora, intorno a Chavez si raggruppò un vasto arco di forze in cerca di alternativa, che avevano condiviso il «giuramento di Bolivar». La memoria del Libertador e del suo sogno di indipendenza per l’America Latina era più vivo che mai.

Il 4 febbraio partì la ribellione militare. Mentre l’allora Presidente Perez faceva ritorno da Davos, i militari golpisti diedero inizio all’operazione Ezequiel Zamora. Per parecchie ore presero possesso delle più importanti città del Paese, tenendo anche sotto scacco la capitale Caracas. Indimenticabile sarà il filmato del tank golpista che spazza via il cancello di Palazzo Miraflores, cercando di entrare addirittura dentro l’edificio presidenziale. Poche ore dopo però, il golpe è fallito, a causa di alcune defezioni e di difficoltà logistiche con la presa della tv di Stato. Mentre Perez annuncia la “vittoria”
a reti unificate, Chavez depone le armi e, anch’egli in televisione, si assume tutta la responsabilità.

«L’insurrezione è fallita, per ora». Quel profetico «por ahora» entrerà nella storia politica venezuelana. Dal carcere Chavez continuò a potenziare il movimento Mbr-200, principale base elettorale della vittoria alle presidenziali del 1998.
Ritorniamo ai giorni nostri. Mentre il Presidente Nicolas Maduro, insieme a tutta la dirigenza del PSUV e alle Forze Armate, ricorda gli eventi del 1992, l’opposizione si prepara alle elezioni parlamentari, che dovrebbero svolgersi entro la fine del 2020. Se da un lato la coalizione chavista è bel salda e coesa intorno a Maduro, dall’altro l’opposizione è dilaniata dalle lotte interne per il potere che, a questo punto, difficilmente vedrà uno schieramento unitario.

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