Il dibattito precongressuale

In vista dei Congressi preparatori al Congresso del PSI, solo alcuni spunti di discussione.

Tre questioni da discutere e sottoporre agli italiani: la Questione Socialista, la Questione capitalista e la Questione dell’emigrazione italiana

1) La Questione socialista: cosa andiamo a dire agli italiani? quale è il nostro messaggio? Perchè vive il PSI oggi? La risposta, quella orginale, è perchè i guai dell’Italia sono cominciati con Tangentopoli. Con la fine della prima repubblica l’Italia ha iniziato un declino di cui oggi si vedono inesorabili gli effetti, e da lontano, dall’estero, si vedono anche di più. La distruzione del PSI ha generato una valanga. Ha distrutto non solo il PSI ma anche la sinistra d’Italia. Come puo’ progredire una nazione senza la forza del progreesso che è notoriamente la sinistra in contrapposizione ai conservatori? senza una sinistra socialista nessun partito ha saputo governare il cambiamento, la globalizzazione, i nuovi assetti geopolitici, la Cina Brasile India che avanza nel manifatturiero e nelle commodities e l’Italietta alle prese con beghe politiche tra Di Pietro Veltroni e Berlusconi. La fine del socialismo ha determinato la fine della sinistra italiana e la nascita di un sistema politico basato sul moralismo populista e demagogico che in fine ha prodotto un Di Pietro anche piu’ grande: Grillo. Non crescita economica ma crescita delle chiacchere e del turpiloquio e delle azioni giudiziare, questo abbiamo ottenuto. Il messaggio per gli elettori è che l’Italia ha bisogno dei socialsiti e della loro cultura di governo per uscire dal pantano e tornare a crescere economicamente culturalmente intellettualmente. Dimentichiamo gli ultimi venti anni e ripartiamo dai socialisti per creare una sinistra moderna razionale e competitiva. Questo il nostro vero messaggio al Paese. Altri messaggi sono troppo timidi e poco incisivi, oltre che francamnente ripetitivi di altre stantie propagande.

2) La Questione capitalista. Ancora oggi in Europa in Italia nelle sinistre e nel PSI – tra le persone che ragionano almeno – c’è chi si dice anti-capitalista. Posizione legittima, ma non riformista, non socialista, non del socialismo del XXI secolo . Il Capitalismo è il motore della crescita. Compito del socialismo è mitigarne gli effetti collaterali sulle classi sociali. Porre rimedio alla  cosiddetta divaricazione tra ricchi potenti e umiliati e offesi, e poveri. Il socialismo deve ritrovare la sua vena ed identità riformista e pragmatica. La Crisi ha dato l’assist agli anti – capitalisti per tirare fuori vecchie ricette sempre pronte: il massimalismo, l’ odio sociale, la demagogia anti finanza, la tassazione vendicativa e cieca. La soluzione c’é ed esiste, è già sperimentata da decenni in Germania. Si chiama Mitbestimmung, il compromesso fra le classi sociali, si negozia, ci si accorda, nessuna classe frega l’altra, proprietari contro lavoratori è una falsa divisione che genera solo conflitto ed aumenta l’influenza dei partiti anti sistemici e rivoluzionari. Cioè inutili nella migliore delle ipotesi, pericolosi nella peggiore. Ritroviamo lo spirito del capitalismo come gallina dalle uova d’oro, o pecora da tosare di tanto in tanto. Altre ricette sono fuori tempo, altrimenti si finisce per dire morto il comunismo evviva il comunismo. Le banche vanno regolate? certo. Ma meglio di ogni regolamentazione dalol alto e di ogni tasso di cambio – razionale illuminista e burocratico – puo’ il controllo delle parti interessate (i lavoratori) la negoziazione e la trasparenza delle decisioni (negli organi societari) , la fiducia del sistema che crede e controlla  la controparte e non attende ricette miracolistiche da un banchiere centrale, neanche fosse il guro di una setta o l’atteso messia.

3) La Questione dell’emigrazione degli italiani. Diceva Pessoa che morire è non essere piu’ visti. Come dargli torto. Infatti gli italiani emigrati all’estero sono morti, per l’Italia e spesso per gli italiani essi sono morti il giorno che hanno passato quel confine geografico, convenzionale. Neanche la tecnologia odierna puo’ lenire quel dolore dell’abbandono, seppur ci si puo’ illudere di vivere una bella vita virtuale fra le righe di twitter o sulla voce magnetica di Skype o tra le foto dei weekend al mare postate su facebook,  la realtà è che la vita vera – di carne ed ossa lacrime e sangue – sfugge verso canali paralleli che non si incontrano. L’emigrato è lontano, sistemato, problema di altro Paese in vero. Ed invero  gli altri Paesi – seppur con freddeezza burocratica ed interessata – si curano degli italiani piu’ di quanto lo faccia l’Italia. Gli insegnano la lingua la cultura li integrano e ne fanno cittadini modelli lavoratori e pagatori di tasse. E l’Italia? L’Italia se ne frega, come da vecchio motto, se ne frega  perchè l’emigrato non serve, e se torna è perfino fastidioso, critico, asociale, diverso, in ogni caso da integrare come un extra comunitario. Ma l’Italia puo’ permettersi di perdere gli italiani? Puo’ l’Italia  contribuire verso gli altri paesi con personale qualificato ed importare personale dequalificato?

Mentre discutiamo Roma brucia e le 3 questioni sopra esposte sono collegate rilevanti ed urgenti, ma nessuno ne parla. Allora quale è lo scopo della discussione se si parla di altro, di altri temi, di questioni non urgenti, non pregnanti. L’italiano all’estero è voce clamans in deserto, è – sulla scia di tanti altri prima di noi, dai grandi nomi Foscolo Prezzolini Craxi – fino agli uomini meno visibili e famosi, un “italiano inutile”, e lagnone. Da qui al divorzio col paese natale la strada è breve. Ma i divorzi costano cari in termini economici e sentimentali.
Chi è pronto a pagare questo prezzo?

Leonardo Scimmi