domenica, 19 Maggio, 2019

Vertice UE. Il dopo voto non sarà né semplice né scontato

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Il processo di nomina dei nuovi presidenti delle istituzioni comunitarie non sarà semplice né scontato. Richiederà tempo, e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha deciso di accelerare il ritmo iniziando immediatamente le consultazioni con i leader dell’Ue. Un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea è stato già convocato per martedì 28 maggio, subito dopo le elezioni europee, per avviare i ragionamenti politici su alleanze, intese, e soprattutto nomine.

Sarebbe questa la vera decisione politica del vertice informale di Sibiu, in Romania, dove presidenti e primi ministri si sono dati appuntamento per discutere dell’immediato futuro dell’Unione e gettare le basi per il programma di lavoro dei prossimi anni. Tusk ha annunciato il summit straordinario nel corso della conferenza stampa dopo il vertice di Sibiu, a dimostrazione che i Ventisette (non era presente la premier britannica Theresa May) hanno discusso il tema della Brexit, e convenuto di tenere il Consiglio europeo tra 20 giorni.
Tusk ha detto: “E’ mia intenzione terminare il processo di nomine entro giugno”. Il 21 e 22 giugno è in programma il vertice dei capi di Stato e di governo ordinario. E’ lì che si dovrà capire chi siederà alle presidenze di Commissione, Consiglio e Parlamento Ue.
Il primo ministro portoghese, Antonio Costa, ha smentito di essere interessato alla poltrona più alta del Consiglio: “La cosa mi lusinga molto, ma non sono candidato a nulla oltre alla funzione che ho già in Portogallo”. Anche il primo ministro uscente belga, Charles Michel, ha negato di candidarsi per le massime cariche comunitarie.

In questo momento prevale il tatticismo e le dichiarazioni politiche vanno prese con le cautele del caso, poiché tutti sanno ormai che le prossime elezioni avranno un esito molto incerto. Per avere una maggioranza serviranno larghe intese, con almeno tre gruppi. Popolari (PPE) e socialdemocratici (S&D) molto probabilmente non avranno da soli i numeri per formare una maggioranza nel Parlamento. Gli aghi della bilancia potrebbero essere i liberali (ALDE) o i Verdi, o entrambi. Questo fatto inciderebbe sul processo di nomina. Tusk ne è consapevole, ed ha messo le mani avanti affermando: “Il processo di nomina seguirà le regole prevista dai trattati sul funzionamento dell’UE”.

Vuol dire poco ‘Spitzenkandidat’, il sistema per il quale ogni gruppo indica un presidente designato in caso di vittoria elettorale. Questo sistema nei trattati non c’è, è stato un uso creato cinque anni fa per cercare di rendere meno indiretta l’elezione del presidente della Commissione europea. Ma il meccanismo frutto di intese politiche non reggerebbe più.
A Sibiu, oltre al padrone di casa, il presidente romeno Klaus Iohannis, solo il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha sostenuto la necessità di seguire il procedimento utilizzato nel 2014 che ha portato alla nomina di Jean-Claude Juncker. Kurz ha promesso: “Difenderò questo modello. Se il candidato del PPE, Manfred Weber, vincesse le elezioni, allora Weber avrà diritto a diventare presidente della Commissione”.

Tutti i sondaggi prodotti finora hanno predetto una vittoria del PPE. I popolari saranno il primo partito anche questa volta. Ma nessuno, a parte Kurz, si sbilancia su Weber né sul fatto che possa essere del PPE il prossimo presidente della Commissione europea.
A vario titolo e con diverse formule, a Sibiu si sono espressi contro il sistema dello Spitzenkandidat i leader di Francia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia. Italia e Slovacchia che hanno condiviso la stessa linea: attendere lo svolgimento delle elezioni e poi giocare la partita politica. Altri due segnali che lasciano intendere che i candidati designati potrebbero avere il tempo che trovano. Il primo ministro slovacco, Peter Pellegrini, ha sintetizzato perfettamente lo stato dell’arte dicendo: “Tutto dipenderà dal risultato e dalla capacità o meno di trovare un compromesso per sostenere gli Spitzenkandidaten. Vedremo. Il 28 maggio se ne saprà di più”.
Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, ha scandito a chiare lettere nella conferenza stampa convocata prima del vertice informale dei capi di Stato di governo dell’UE a Sibiu, nella quale ha anche presentato un bilancio di questi quasi cinque anni di lavoro del ‘Team Juncker’: “L’Unione è più forte oggi che in passato. Dobbiamo dimostrare che siamo determinati a lavorare insieme per il progetto europeo, e il vertice di Sibiu intende fare proprio questo”.
Il summit avrebbe dovuto produrre due diversi documenti: la dichiarazione ufficiale del meeting, con 10 punti per il futuro, e l’agenda strategica dell’UE per il periodo 2019-2024. Quest’ultima si articolerebbe in quattro capitoli: proteggere i cittadini (qui ricadono politiche per il controllo delle frontiere, anti-terrorismo, lotta a fake news e cybersecurity); sviluppare l’economia (mercato interno, unione economica e monetaria, politica fiscale, istruzione, e schema per l’intelligenza artificiale); Futuro più verde e più inclusivo; promozione dell’UE nel mondo (politica commerciale e investimenti).
Per Juncker: “Sibiu sarà l’occasione per dimostrare che un’Unione europea unita può lavorare per il futuro”. Ha ricordato che già adesso l’UE ha dato prova di armonia e determinazione. Ha ricordato i 348 provvedimenti legislativi adottati, il 90% dei quali all’unanimità in Consiglio, il consesso degli Stati membri. Ha rivendicato i risultati del piano per gli investimenti, che ha mobilitato circa 400 miliardi di euro senza creare debito aggiuntivo. Ma, soprattutto, ha rivendicato come la Commissione che presiede è riuscita a tenere la Grecia all’interno della zona euro quando erano in molti a premere per un’espulsione (non così semplice e automatica, per la verità).
Juncker ha sottolineato: “La costruzione dell’Europa non si arresta. Non sono contrario alla modifica dei trattati, ma ci sono tante cose che possono essere fatte senza modificarli se c’è la volontà politica. Abbiamo trattati che sono perfetti, ma se non si utilizzano appieno diventano imperfetti. Quindi, usiamo i trattati senza escludere modifiche laddove è davvero necessario”.
Un concetto che è stato ribadito in Romania. Juncker ha aggiunto: “La priorità è quella di procedere insieme, mostrando determinazione e voglia di andare avanti, soprattutto in un momento in cui l’UE perde i pezzi. La Brexit non è ancora avvenuta, ma Brexit vuol dire Brexit. Nessuno capisce l’Inghilterra, ma tutti capiscono l’inglese”.
Quindi, il percorso dell’Europa non ha avuto una battuta d’arresto a Sibiu, ma è stata affermata la volontà per andare avanti.
Pertanto, gli elettori europei sono chiamati a fare un atto di grande responsabilità da esprimere alle prossime elezioni europee con il loro voto. Viva l’Europa, viva la pace.

Salvatore Rondello

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