lunedì, 17 Giugno, 2019

Via della seta, la Cina alla conquista dell’Europa

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Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine dell’Ecofin a Bruxelles ha detto: “Sul memorandum d’intesa con la Cina, che il governo italiano dovrebbe firmare in occasione della visita a Roma del segretario generale del Partito Comunista Cinese e presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping, si è creata una tempesta in un bicchier d’acqua. Si sta facendo una gran confusione su questo accordo che non è un accordo, ma un memorandum d’intesa: da quello che so, vi si ribadiscono i principi di collaborazione e di cooperazione economico-commerciale, che sono presenti in tutti i documenti europei. Ovviamente nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata, e non sarebbe neppure nelle possibilità italiane, visto che il commercio internazionale è una competenza europea. Io credo che sia una tempesta in un bicchier d’acqua. Detto questo, forse questo bisogna tenere conto di alcune preoccupazioni, ma credo che ci sia confusione intorno a questa cosa”.

Ma, gli è stato chiesto, vale la pena di firmare un memorandum d’intesa che ha sollevato perplessità anche dagli Usa, se non si tratta di un documento vincolante? A questa domanda, il ministro Tria ha risposto: “E’ una questione che non voglio discutere qui: se ne occupano il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri. Io ho detto la mia opinione: la ‘Belt and Road Initative’ è un’iniziativa partita nel 2013: essenzialmente è una grande visione di cooperazione economica, di connessione attraverso infrastrutture tra l’Europa e l’Asia. Di per sé, è chiaro che è una visione positiva”.

Come consueto, sono intervenuti i due vicepremier. Il leader della Lega, Matteo Salvini, a margine del tour elettorale per le elezioni Regionali in Basilicata, ha detto:  “La Via della seta con la Cina? Non abbiamo pregiudizi, ma molta prudenza. Non abbiamo pregiudizi, siamo favorevoli al sostegno e all’apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture”.

Il leader del M5S, Luigi Di Maio, durante un evento sugli incentivi, ha sostenuto: “La via della Seta,  non è assolutamente l’occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico. E’ il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina”.

Il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, invece, ha detto: “Oggi il Parlamento europeo si esprime in maniera molto chiara sulle relazioni con la Cina, anche la Commissione Ue sta per approvare un documento, noi siamo stati molto chiari: attenzione, non possiamo diventare una nuova colonia dell’impero cinese, abbiamo il dovere di reagire e di difendere i nostri interessi, politici, economici ed industriali. Non possiamo stare sotto controllo dell’industria e forse anche dell’intelligence cinesi, dobbiamo difendere la nostra libertà, non possiamo diventare sudditi”.

Ma, ci sono anche le tensioni tra Italia e Stati Uniti in seguito all’annuncio del premier Giuseppe Conte di venerdì a Genova quando ha svelato che Roma e Pechino firmeranno un accordo quadro sulla ‘Nuova Via della Seta’. L’Italia potrebbe essere il primo Paese del G7 a percorrere la Nuova Via della Seta cinese, nonostante la preoccupazione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

Il monito americano è partito da Garrett Marquis, consigliere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha scritto: “L’Italia è una grande economia globale e una importante destinazione di investimenti. Non è necessario che il governo italiano legittimi il progetto di vanità delle infrastrutture della Cina”. Il consigliere ha inoltre “Invitato tutti gli alleati, inclusa l’Italia, a fare pressione sulla Cina perché porti i suoi sforzi di investimenti globali in linea con gli standard internazionali accettati e con le pratiche migliori“.

Con la “Nuova Via della Seta”, i cinesi si preparano a collegare Asia, Europa e Africa costruendo strade, porti, ferrovie, reti di telecomunicazioni. Il presidente del Consiglio Conte ha sottolineato come per l’Italia possa rivelarsi una grande opportunità di crescita, rivendicando la scelta di stringere una partnership economica con Pechino senza per questo dover rinunciare “all’alleanza e al costante dialogo con gli Stati Uniti“. Per la realizzazione della Nuova Via della Seta, la Cina ha intenzione di stanziare un miliardo di miliardi di dollari a livello globale.

L’Italia, è l’unico Paese Ue che insieme all’uscente Regno Unito, non ha votato il nuovo pacchetto di norme varato da Bruxelles per controllare gli investimenti esteri nel mercato comunitario. Una sorta di screening europeo dei capitali provenienti da fuori i confini, utile a fermare eventuali ingerenze di potenze extra-Ue. Il motivo del no italiano, a Bruxelles come nelle cancellerie europee, ha un nome ben preciso: Cina.

Il quotidiano spagnolo ‘El Pais’ ha scritto: “L’Italia, infatti, potrebbe aderire a breve alla Nuova via della seta, l’enorme progetto infrastrutturale che mira a collegare la Cina alle economie di Europa, Medio Oriente e Africa. L’imminente firma degli accordi fra Pechino e Roma ha destato preoccupazione all’interno della Commissione europea e fatto scattare gli allarmi anche a Washington”.

Ue e Usa, secondo il quotidiano spagnolo, temono che la Cina possa assumere il controllo di infrastrutture strategiche, attraverso prestiti o acquisizioni. Proprio quelle operazioni su cui Bruxelles intende avere l’ultima parola con il pacchetto approvato questa settimana, ma su cui l’Italia si è astenuta.

Che il promotore di questo avvicinamento alla Cina sia il leader pentastellato, Luigi Di Maio, è ormai cosa nota. Dopo il suo viaggio a Pechino, infatti, Di Maio si è speso per portare il presidente cinese Xi Jinping in Italia. Non ci sono ancora date ufficiali, ma pare che il leader cinese potrebbe arrivare a Roma a fine mese, per poi fare un breve salto anche in Sicilia. E in questa occasione sottoscrivere un memorandum d’intesa con l’Italia per aprire i porti di casa alle merci in arrivo dalla Cina. In cambio di cospicui investimenti, come quello sulla rete 5G che Huawei, in barba ai timori di spionaggio sollevati negli Usa e in Europa, sta portando avanti.

Del resto, la Nuova via della seta era già nata, nei piani di Pechino, con una decisa ‘connotazione italiana’. Per arrivare in Europa, infatti, la Cina ha immaginato due direttrici per quello che è stato ribattezzato programma ‘One Belt and One Road’: una terrestre, che dovrebbe attraversare l’Europa dell’Est per arrivare in Spagna attraverso Germania e Francia. E una marittima che vede l’Italia quale snodo fondamentale, dal momento che sarebbe l’ultimo porto del Mediterraneo prima del transito delle merci verso il Nord Europa.

Per quanto riguarda la via terrestre, la Cina ha già sottoscritto accordi con 11 Paesi Ue dell’Est (tra cui l’Ungheria) e cinque dei Balcani. Ma manca ancora l’intesa con il ‘motore Ue’, ossia il duo Germania-Francia. In attesa di trovare un accordo con Merkel e Macron, la Cina potrebbe accelerare i suoi piani proprio grazie alla sponda marittima dell’Italia. Ed è forse questo uno dei motivi di maggiore preoccupazione di Bruxelles, Berlino e Parigi.

Francia e Germania, infatti, temono che i capitali cinesi possano rompere gli equilibri di potere interni all’Ue. Ma anche esterni: l’Italia, infatti, qualora aderisse già a marzo alla Nuova via della seta, non sarebbe solo il primo Paese fondatore dell’Ue a farlo, ma anche il primo membro del G7.

Già il precedente governo di Paolo Gentiloni si era speso per il progetto di Pechino: durante l’OBOR Summit del 2017, l’allora premier aveva proposto i porti delle città di Venezia, Trieste e Genova come terminali della via marittima della seta. Ma l’attivismo di Gentiloni era condotto sempre nel quadro di un accordo che coinvolgesse l’intera Ue: niente fughe in avanti rispetto a Berlino e Parigi. Partner che, invece, Di Maio non sembra voler attendere.

Insomma, a preoccupare gli Stati Uniti e l’Unione Europea, oltre alle problematiche di geopolitica, c’è anche l’atteggiamento dell’attuale governo italiano che prende iniziative senza consultare gli alleati storici dell’Italia.

Salvatore Rondello

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