martedì, 19 Novembre, 2019

ARRIVA IL DRAGONE

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Il memorandum sulla via della Seta è stato approvato dal governo nel corso di un vertice a cui erano presenti il premier, Giuseppe Conte, i due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini e i ministri Moavero e Tria. Un vertice dove non sono mancate le tensioni, con Lega e 5 Stelle su posizioni lontane, ma da quanto è trapelato, la Lega ha accettato l’impostazione del Mise, il ministero guidato da Di Maio. “Una cosa è la tutela degli asset strategici, una cosa la sottoscrizione di un accordo quadro non vincolante”, ha spiegato il premier Conte che anche questa volta si p ritrovato nel ruolo di giudice di pace, intento a lavorare, da buon avvocato, per trovare una soluzione che possa mettere d’accordo i due contendenti. “Sottoscrivendo il memorandum – ha detto Conte – noi non mettiamo in gioco nessun asset strategico”. “Sulle telecomunicazioni saremo vigili”, ha aggiunto il premier cercando di gettare acqua suol fuoco che arde a palazzo Chigi. Una botta al cerchio e una alla botte, in una costanza di prese di posizione a pendolo.

Di Maio cerca di portare a casa qualche risultato. I mesi passano e il lavoro del vicepremier pentastellato, lascia tracce poco visibili, sbiadite, da qui il tentativo, sempre più insistente, di giustificare la fiducia concessa, ormai in forte calo, dai propri elettori. Sulla via della seta, la Lega frena sostenendo che “la sicurezza nazionale viene prima di tutto”. E chiedendo “verifiche” su settori strategici come telecomunicazioni, porti, infrastrutture e energia. Sul tema è intervenuto anche l’ex premier Romano Prodi con un appello: “L’Italia si svegli e prenda il traffico verso Est”. Di parere opposto il leader di Fi Silvio Berlusconi: “La Cina dovrebbe fare paura a tutti, è un pericolo per il mondo. Abbiamo messo l’aeroplano Italia in mano a gente che non sa guidare l’aereo”.

Il grande assente resta l’Unione Europea. Lo sottolinea il segretario del Psi Riccardo Nencini secondo il quale il governo sbaglia se firma un accordo con Cina senza trattare: “Il governo italiano sbaglia ad approvare il memorandum con la Cina senza provare a trattare fino alla fine nell’interesse delle nostre imprese e di tutto il Paese”. Per Nencini “non è altro che il tentativo della Cina di giocarsi una partita a due con gli Stati Uniti. “Le trattative andrebbero condotte dall’Unione Europea, non da un singolo Stato, ma l’Europa è assente”. “Non c’è la certezza che serva alle merci italiane – ha aggiunto Nencini – è sicuro che serve alla penetrazione delle merci cinesi. La Cina è interessata all’Italia perché i porti di Trieste e Genova sono due ingressi per entrare nel cuore dell’Europa. Ed ha una posizione di vantaggio straordinaria perché ha a disposizione parecchi miliardi da investire nelle grandi infrastrutture finanziare, economiche e commerciali”. “Una buona ragione – ha proseguito il segretario socialista – per rivedere il memorandum, insieme alla Ue perché – ha concluso – potrebbe accadere che la Cina acquisisca pezzi delle nostre infrastrutture e pezzi importanti del nostro paese”.

Nel dibattito si registra l’avvertimento del Garante della privacy: “Il trattato è indispensabile – sostiene Antonello Soro – ma è l’Europa che deve giocare la partita prevedendo e rivendicando un primato nel diritto e promuovendo una regola globale in cui la partita avvenga alla pari e tutti rispettino le regole. Oggi la Cina non rispetta queste regole”.

Anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha lanciato un allarme: “Attenzione all’offensiva cinese in Italia e in Europa, attenzione a cedere porzioni di sovranità nazionale ai cinesi, perché hanno modelli sociali, economici, culturali, completamente diversi dal nostro”.

Di opinione opposta il premier Conte: “L’Italia – ha sottolineato – ha una forza propulsiva sugli standard europei. Dà un contributo su questo tema a tutta l’Unione europea”. Contrasti nel governo? “Normale dialettica”, taglia corto. Poi ha sintetizzato i contenuti: “Rafforzeremo la golden power per rafforzare gli interessi nazionali”. “Sarebbe stato un po’ eccentrico – ha detto – non partecipare a questo importante progetto infrastrutturale che richiama la Via della Seta di cui l’Italia è l’approdo naturale. Si ripropone anche adesso una grande opportunità per riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina. Vogliamo potenziare il nostro export, non ci impegniamo a nulla con questo accordo quadro, se non un’intesa programmatica che poi sarà di volta in volta arricchita dalla sottoscrizione di singoli accordi che andranno valutati uno per uno”, ha detto il premier.

Intanto il Financial Times online, lancia una notizia alquanto inquietante. Secondo Ft infatti l’Italia sta valutando di sottoscrivere prestiti con la Banca degli investimenti cinese per le infrastrutture (Aiib), con l’obiettivo di diventare il primo Paese del G7 a partecipare al programma della nuova Via della Seta di Pechino. Italia e Cina intendono “esplorare tutte le opportunità di cooperazione”, tra cui trasporti, logistica, infrastruttura, politica e, a differenza degli altri accordi, anche “lavorare insieme alla Aiib”, secondo una bozza dell’accordo vista dal Ft. È l’inizio della colonizzazione.

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