venerdì, 22 Novembre, 2019

Vincenzo Balzamo, serietà d’impegno politico e fedeltà al partito

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Nacque a Coli Volturno in quel d’Isernia, il 3 aprile del 1929. Aveva venti anni quando aderì al Psi, nel quale si impegnò subito con intelligenza facendosi presto notare dai dirigenti provinciali e nazionali, tra cui Rodolfo Morandi, allora vice segretario nazionale, che contribuì alla sua valorizzazione inserendolo nei quadri del partito. Con una tradizione socialista di estremo interesse, costruita tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 da uomini valorosi, la Campania era tornata nel secondo dopoguerra in primo piano nel partito grazie all’impegno di Renato Sansone, Giuseppe Avolio e altri, cui nel ’47 si era unito Francesco De Martino, proveniente dall’appena disciolto Partito d’Azione, e dava al partito nuovi importanti contributi.

Obiettivo dei dirigenti centrali era in quegli anni la formazione di un apparato di giovani che lavorassero in permanenza per la crescita del Psi. Nel ’59 Balzamo era già segretario nazionale del Movimento giovanile socialista, poi trasformatosi in Federazione giovanile socialista italiana. Il Movimento aveva concretizzato nel dopoguerra una sua storia, in continuazione di quella che si era sviluppata negli anni del prefascismo. L’avevano curato, a partire dal ’44-45, Eugenio Colorni, Matteo Matteotti, Leo Solari, Mario Zagari, seguendolo nelle varie fasi della rinascita, impegnandolo nella Resistenza, poi nella ricostruzione e articolazione del partito, nella assunzione di una posizione nettamente favorevole alla autonomia del Psi all’interno della sinistra, in dissenso dal frontismo.
Nel ’47 la Fgs aveva aderito alla scissione e alla nascita del Psli, per allontanarsene presto, avversando il governativismo del nuovo partito. Grazie all’impegno di Luigi Ladaga, Rino Formica, Giorgio Ruffolo ed altri il Movimento si era ricostituito e Balzamo ne era stato attivo esponente.
Egli lo potenziò, rendendolo componente e strumento importante nell’azione del partito, promosse il quindicinale “La Conquista”. Nel 1965 i suoi concittadini, in riconoscimento del legame sempre vivo da lui tenuto con la loro vita e i loro problemi, lo vollero sindaco, carica che mantenne fino al 1973 facendo sì che importanti opere pubbliche arricchissero la cittadina, crescesse il livello culturale e divenissero più intense le attività economiche.

Nel ’72 Balzamo iniziò una nuova esperienza, divenendo deputato: non demeritò, sicchè venne rieletto per ben cinque legislature. Sempre attivo, sempre attento alle esigenze di rinnovamento in diversi settori della università, della scuola, della ricerca scientifica, ecc. fu primo firmatario o co-firmatario – come informano la sua scheda parlamentare e gli Atti della Camera- di ben 278 progetti di legge e intervenne per 49 volte nelle discussioni, sempre ascoltato con interesse e approvazione.

Nel 1980 venne nominato Ministro per il coordinamento delle iniziative inerenti la ricerca scientifica e teconologica, e successivamente Ministro dei trasporti. Nelle funzioni di parlamentare e di uomo di governo fu molto attivo: propose tra l’altro la riforma della polizia, dei tribunali militari, dei servizi segreti, il consiglio nazionale della ricerca, ecc. Dal 1985 fece parte della Direzione nazionale del partito, con segretario Craxi. Allora divenne segretario amministrativo e tesoriere del partito, incarico estremamente delicato e di grande responsabilità. Quando nel 1992 Tangentopoli investì furiosamente il mondo politico nazionale, coinvolgendo in varia misura uomini e partiti, egli ricevette un avviso di garanzia: gli si contestava di avere violato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti ricevendo finanziamenti illeciti.

Amministratore scrupoloso, Balsamo ne soffrì grandemente. Il 26 ottobre venne colpito da infarto miocardico e operato di urgenza, ma non si riuscì a salvarlo: morì infatti il 2 novembre 1992. L’allora sindaco di Roma Carraro, Craxi, Martelli, Napolitano, Spadolini e tanti semplici militanti socialisti si strinsero attorno alla sua bara, a testimoniare una stima al dirigente di partito e al parlamentare grandemente meritata.

Giuseppe Miccichè

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