martedì, 27 Ottobre, 2020

Vitalizi? Attenti al pacco

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Oggi la Camera discuterà la nuova proposta sui ‘vitalizi’, un combinato disposto spinto dai grillini e redatto dall’On. Richetti. Bene. Attenti al pacco.

Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Quando si chiedono sacrifici agli italiani, i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi.

Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa un proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi.
I punti sono essenzialmente due. Primo: chi gode di un vitalizio alto – vitalizio non giustificato dai versamenti effettuati – venga soggetto a un crescente ‘contributo di solidarietà’. Secondo: mettere ordine nei vitalizi regionali. Le regioni governano la materia in piena autonomia. C’è chi ha abrogato i vitalizi quando si sommano a quelli parlamentari – la Toscana – c’è chi li percepisce a 55 anni, chi a 60 e chi a 65, c’è chi gode di trattamenti davvero troppo privilegiati. Insomma, alla stessa attività istituzionale corrispondono situazioni incredibilmente differenti. Urge un tavolo Governo-Conferenza delle Regioni per riformare la materia. Mi aspetto che il presidente Bonaccini assuma l’iniziativa.

Queste le nostre indicazioni. Ce ne sono altre in grado di sortire effetti certi? Vediamole.
Qualche anno fa, fui il primo (e unico) deputato a rinunciare al doppio stipendio. Si trattò di una scelta individuale cui seguì una legge. Non è più tempo di scelte singole. Sono importanti ma serve dell’altro. Ciò che serve è una norma giusta sulla scia delle riforme già eseguite. Ripeto: norme che non incorrano nella tagliola della Corte. Norme che entrino in vigore, non per farsi belli sotto il solleone. Perché non c’è proprio bisogno di trasformarsi in tanti Bertoldo. Ricordi? Doveva essere impiccato ma non trovava l’albero.

Riccardo Nencini

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