giovedì, 2 Luglio, 2020

Vitalizi, legge e ipocrisia

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Come é noto non sono uno che ha paura di schierarsi contro l’opinione prevalente. Soprattutto quando questa é non solo sbagliata razionalmente, ma anche frutto di campagne orchestrate politicamente contro la cosiddetta casta. Col risultato di favorire la supremazia dei populisti e delle altre e ben più influenti caste, come quelle dell’informazione e della magistratura. Mi sono sempre imposto una certa autocensura a parlare di questioni che mi riguardano anche personalmente perché risulta meno efficace, e spesso anche meno credibile, difendere le tesi come avvocato di se stessi. Però stavolta non riesco proprio a tacere. Troppa ipocrisia e anche barbarie é circolata in queste ore. Troppe tigri sono state cavalcate da cavalieri improvvisati e volutamente disinformati. Ognuno con la volontà di occupare un posto nella campagna denigratoria contro la decisione del Collegio giurisdizionale del Senato che ha bocciato la delibera approvata nel 2018 relativa al ricalcolo del vitalizi. Il Collegio giurisdizionale del Senato é un organo, lo dice la sua stessa definizione, giuridico e non politico. Ne fanno parte anche parlamentari, dal 2006 al 2008 ho fatto parte anch’io di quello della Camera dei deputati, ma é composto anche da magistrati e da uomini di legge. Il suo compito é di esaminare i ricorsi e di decidere in punta di diritto. Quello che ha deciso tale organo del Senato é chiaro e va rispettato. La legge voluta dai Cinque stelle, ma votata pressoché da tutti i partiti, é illegittima. Ha palesi aspetti di incostituzionalità, quali i ricalcoli retroattivi con esito definitivo (la Corte non ha escluso mai la retroattività dei provvedimenti purchè legati alla transitorietà), e quali l’esclusivo ricalcolo su base contributiva dell’intero emolumento, provvedimento che si é scelto solo per gli ex parlamentari, visto che fino ad oggi tutti i proventi previdenziali sono pagati o col retributivo o col misto. Per di più il contributivo agli ex parlamentari viene calcolato anche prima che tale metodo di calcolo venisse approvato dalla legge Dini del 1995, scattata a partire dal 1 gennaio del 1996. Né si capisce, come ha sottolineato Giuliano Cazzola, come siano stati calcolati i coefficenti, prima che questi ultimi fossero stati definiti dal punto di vista legislativo. Tutto questo ha portato alla bocciatura del provvedimento, ben sapendo che la stessa cosa sarebbe avvenuta di fronte alla Corte costituzionale. Alcune valutazioni politiche. Che i Cinque stelle considerino l’attività politica e parlamentare precedenti il loro avvento come un reato é noto. Che il Pd, attraverso la dichiarazione del suo segretario Zingaretti, continui ad appoggiarli anche su questa materia é inaccettabile. Perché costoro non prendono atto della bocciatura del tanto enfaticamente celebrato loro provvedimento e non approvano una legge legittima e costituzionale quale quella presentata a suo tempo da una parlamentare del Pd, e sostenuta anche dal Psi, che determinava un prelievo a scalare sui vecchi vitalizi transitorio e che toccava di più i redditi alti e di meno quelli bassi? E soprattutto perché tutti gli ipocriti e sfondatori di tigri non approvano una legge per tagliarsi i loro stipendi. Io, che al mese percepisco un vitalizio di 2.700 euro, mi devo sentir fare la morale da un parlamentare grilino, o leghista, che in busta paga dalla Camera o da Senato si vede elargire dai 13 ai 15mila euro? L’ipocrisia qui raggiunge l’apice anche perché abbassarsi gli stipendi consentirebbe allo stato di risparmiare più dei 44 milioni del risparmio sui vitalizi. Fra l’altro una legge simile non avrebbe i crismi dell’incostituzionalità. Diciamo che l’ipocrisia assume poi tassi alcolici quando da parte Cinque stelle si propone di rinunciare al Mes che agli italiani farebbe risparmiare non 44 milioni ma 700 milioni all’anno. Tutti sulla tigre, allora, tutti, dalla Meloni a Salvini, da Di Maio a Zingaretti. La pancia del popolo ha dei bisogni. E oggi tutti sono alle prese con gravissimi problemi. Resta un punto per un socialista liberale decisivo. Chi occhieggia al popolo intaccando la legge compie un attentato allo stato di diritto. Me l’hanno insegnato soprattutto i compagni radicali, anche attraverso i digiuni di Marco Pannella, le sue battaglie, spesso solitarie, perché le leggi e la Costituzione non subissero sfregi. Su tutte le materie. Nessuna esclusa.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    A me sembra che l’argomento abbia due volti, ossia quello del passato e quello relativo al presente ed al futuro insieme.

    Circa il primo, a parte la prerogativa delle Camere di poter decidere in completa autonomia, se non sbaglio mi sembra trattarsi della cd. “autodichia”, resto comunque sempre perplesso di fronte a provvedimenti con effetto retroattivo – anche se possono soddisfare la “pancia” del Paese – perché non mi sembrano in linea
    coi principi base del diritto (anche se lo dico da inesperto della materia giuridica).

    Ma qui, se non ricordo male, ci fu un precedente “illustre” in tema di retroattività – almeno lessi all’epoca opinioni in tal senso – allorché il Cav. venne fatto decadere da senatore, e i precedenti possono “far scuola”, e sarebbe interessante capire se tra chi si oppone oggi alla retroattività c’è qualcuno che non lo fece allora, nei confronti di quanto venne deciso per il Cav. (sarebbe una bella contraddizione, se non “doppiopesismo”)

    Riguardo all’oggi e al futuro, pochi giorni fa un articolo di stampa faceva un confronto tra gli “stipendi” percepiti da parlamentari nazionali e regionali, a livello europeo e forsanche oltre, e mi pare che quelli del Belpaese fossero citati come i più alti o quasi, il che può suscitare un qualche interrogativo, anche tenuto conto che, se non erro, entrambi godono della insindacabilità, non essendo chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio del loro mandato (mentre per tutte le professioni vale la responsabilità quanto al lavoro svolto).

    Paolo B. 30.06.2020

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