giovedì, 14 Novembre, 2019

Vittorio D’Ippolito
Alleanza riformista

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Ad un osservatore “non addetto ai lavori” della politica, il recente dibattito parlamentare sul taglio dei parlamentari dev’essere sembrato una lezione sul campo di psichiatria, con particolare approfondimento sullo sdoppiamento della personalità nei soggetti schizofrenici. Deputati che affermavano che dopo aver votato tre volte no al disegno di legge costituzionale, “convintamente” avrebbero votato si, avendo ricevuto assicurazioni sull’introduzione di adeguati contrappesi istituzionali(assicurazioni provenienti da chi fino ad una settimana prima si era tacciato essere un “mentitore seriale”) e sull’adozione di una nuova legge elettorale sulla quale, però, allo stato, non sembra esservi alcuna convergenza.

Altri Deputati che annunciando il proprio voto favorevole ad una legge che “gli faceva letteralmente schifo” al contempo, rendevano noto che, dall’indomani, si sarebbe adoperati a raccogliere le firme per abrogarla. Per non parlare delle elucubrazioni in libertà sulla legge elettorale: un turbinio di dichiarazioni a sostegno dello “spagnolo” piuttosto che del “tedesco”, in favore del proporzionale puro ma con soglie (e meno male che è puro!) o del maggioritario ma temperato il tutto, chiaramente, non avendo in alcun modo neppure abbozzato il tipo di Stato e la Forma di governo ai quali quella legge elettorale dovrebbe essere funzionale. Risultato: un tripudio di voti a favore di una legge che lede gravemente la Democrazia rappresentativa (14 voti contrari, solo uno in più dei docenti universitari che, nel Ventennio, rifiutarono di giurare fedeltà al Partito Fascista).

La verità è che il varo del Governo “giallo-rosso” coincide con una generale scomposizione del quadro politico che rischia di consegnarci un nuovo bipolarismo caratterizzato da una destra sovranista al traino del duo Salvini – Meloni a fronte di una Sinistra (?!?) populista nella quale il PD (rispolverando le origini berlingueriane ed ingraiane), farà la parte del più realista del Re (pentastellato), facendosi paladino di posizioni giustizialiste in nome di una ritrovata superiorità etica e sposando battaglie di retroguardia in materia di infrastrutture, sulla sicurezza, e sull’economia .

Di fronte a questo scenario, le Forze politiche, o anche i singoli esponenti politici ancora autenticamente riformisti, hanno il dovere di attrezzare una resistenza strenua, facendo fronte comune e lavorando all’aggregazione di un’ Area politica che oggi sconta una forte frammentazione che la rende ininfluente. Mi è chiaro che, purtroppo, non ci sono le condizioni per dar vita ad un Partito Riformista (anche se quello dovrebbe rappresentare il nostro orizzonte) Ma ci si può ritrovare su alcuni punti unificanti e siglare un patto che ci vincoli a presentarci con un’unica lista alle elezioni politiche ad a costituire gruppi parlamentari comuni pur conservando, ciascuno dei contraenti, la propria autonomia politica ed organizzativa.

Per come la vedo io, quest’Alleanza riformista potrebbe prendere le mosse da ciò che già esiste: Italia viva, Più Europa, PSI, Radicali, Siamo Europei e Verdi. E dovrebbe appellarsi alle Aree ed alle personalità più lucide che ancora militano in Forza Italia e nel PD. E’ un obiettivo che richiede uno sforzo immane, me ne rendo conto ma, d’altra parte, le Forze politiche minori hanno il dovere di lavorare a progetti ambiziosi se vogliono dare un senso alla loro presenza (Nenni soleva dire “Fai quel che devi, accada ciò che può). Esserci, ha un senso se si riesce a contare e ad esercitare un ruolo. La mera sopravvivenza, rischia di non essere più un elemento sufficiente a tenere unita la nostra comunità.

Vittorio D’Ippolito
Consiglio Nazionale

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