martedì, 12 Novembre, 2019

We Colonized Souls, nuovo album del Toni Germani Quartet

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È uscito il 26 aprile nei digital stores e nei negozi di dischi We Colonized Souls il nuovo album del Toni Germani Quartet, pubblicato per l’etichetta Terre Sommerse nella collana jazzando.

Toni Germani è sassofonista, clarinettista, compositore, cantante quando è necessario. Il suo percorso creativo pluridecennale è costellato da numerose collaborazioni, non solo in ambito jazzistico ma nei generi più disparati. “We Colonized Souls” è il decimo disco a suo nome e il primo pubblicato da Terre Sommerse. I musicisti che lo accompagnano sono attivi e noti sulla scena musicale romana e hanno già partecipato ad un disco di Germani di qualche anno fa (“Argonautas Líricos”, 2012).

Il jazz è interpretato in questo lavoro in una chiave del tutto personale da parte dell’autore, lasciando così emergere gli anni di ricerca espressiva e le esperienze maturate da quest’ultimo attraverso i concerti e le moltissime pubblicazioni discografiche; ciò emerge soprattutto dalla capacità di Toni Germani di modulare tra rivisitazioni in chiave jazz di successi internazionali della musica pop, come “All along the watchtower” di Bob Dylan o “Redemption song” di Bob Marley, e brani originali come “Heat hot”, traccia di apertura, o “On the ridge”.

“Questo disco è probabilmente, per alcuni aspetti- afferma l’autore -un tipico frutto della mezza età: lo sguardo inizia a volgersi indietro, un po’ per il crescente peso che il passato comincia ad avere nel cervello, un po’ per il desiderio di riattingere alle motivazioni e alle influenze musicali originarie, con i sentimenti e le emozioni che le hanno accompagnate. Da lì la scelta di alcune delle canzoni che hanno ‘sonorizzato’ infanzia e adolescenza trascorse in compagnia di amici più rocchettari che jazzofili, tra le strade di un quartiere periferico e le prime ‘escursioni’ in città, tra le prime ‘trasgressioni’ e scoperte e un acerbo impegno politico.

D’altro canto, è anche una sorta di riflessione ‘tra il serio e il faceto’ su quella che è una ossessione di vecchia data per l’’autenticità’, intesa come legame sincero, ossia meno mediato possibile, tra mondo interiore ed espressione creativa, dentro e oltre qualsiasi scelta stilistica o di linguaggio. Mondo interiore naturalmente composito, fatto di tanti colori, tanti linguaggi, sentimenti ed emozioni contrastanti…

Infine, il titolo è ispirato da quello di un bellissimo disco di Roland Kirk, ‘We Free Kings’, e può essere interpretato sia in forma attiva, ‘Noi abbiamo colonizzato anime’, sia in forma passiva, ‘Noi anime colonizzate’: reciprocità, ambivalenza, molteplicità, insensatezza di qualsiasi pretesa ottusamente identitaria.”

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